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Diario del terremoto: oggi a Modena l’assemblea di Confindustria

Gli Appennini vanno verso le Alpi e una piccola striscia di terra crolla sotto i colpi del terremoto. Ieri sera, alle 21,20,  la scossa più forte ha toccato il 5,1 della scala Richter, ma nelle ultime 24 ore sono state 117 quelle che hanno continuato a far tremare l’Emilia e l’area a nord di Modena, sulla via del Brennero.

Nella notte si è levato un vento forte, minaccioso e inusuale, mentre oggi piove, fortunatamente con meno violenza, rispetto a quanto si temeva. Questo almeno allevierà un po’ la sete d’acqua delle coltivazioni rimaste senza irrigazione e non arrecherà troppo disagio agli sfollati. Una terra fortunata fino a 15 giorni fa, calma e solerte, sembra improvvisamente colpita da una maledizione biblica e non vede la fine di questo incubo. Nel giorno del lutto nazionale, del funerale di alcune delle vittime del 29 maggio, sembra difficile vedere la cicatrizzazione di questa ferita.

Le imprese oggi si riuniscono a Modena, nella sede di Confindustria, per l’assemblea annuale e per fare il punto sulla situazione. I lavori si apriranno con la relazione del presidente degli industriali modenesi, Pietro Ferrari. Seguirà una tavola rotonda che avrà protagonisti quattro imprenditori dell’area colpita dal sisma: Roberto Fabbri, presidente di Abk Group (ceramica); Giuliana Gavioli, direttore generale di B.Braun Avitum Italy; Vainer Marchesini, presidente di Wam Group; Nicoletta Razzaboni, titolare di Cima. Chiuderà Giorgio Squinzi, presidente nazionale di Confindustria.   

Venerdì scorso d’altra parte gli imprenditori si sono incontrati all’aperto a Medolla, per parlare con la Protezione civile. Chi lavora chiede una linea univoca da parte dei Comuni, da parte dei sindaci. Al momento invece ognuno segue la sua strada, c’è chi autorizza valutazioni private, chi pretende i tecnici autorizzati. I  “commissari”, presidente della Regione e sindaci, dovrebbero invece stabilire un protocollo comune, in modo che l’informazione sia rapida e il trattamento equo.   “Non vogliamo privilegi, non  chiediamo regali – dice Germano Budri, della Budri srl, “sarta” del marmo con sede a Mirandola – vogliamo solo efficienza, perché questo ci serve per ripartire. Noi esportiamo il 100% di quello che facciamo, abbiamo perso i nostri capannoni e ci stiamo già riorganizzando a Verona e Vicenza, dopo aver acquistato nuove macchine. In 9-12 mesi vorremmo però ricostruire a Mirandola, con i materiali e i criteri più antisismici che ci siano. Dopo 32 anni ricominciamo da qui. Non abbiamo mai attinto a risorse a fondo perduto e ancora una volta ci rimbocchiamo le maniche. Chiediamo però alla parte pubblica di fare la sua parte con la stessa efficienza”. 

 “Noi facciamo filtri nel biomedicale – afferma Giorgio Mari, amministratore delegato della HemoCare di Finale Emilia – i nostri clienti sono aziende da tutto il mondo. Se ci fermiamo noi si fermano anche loro e vogliono un piano entro la prossima settimana, riusciremo a fornirglielo?”. La struttura economica di questi luoghi è a rete, la maggior parte delle aziende è inserita in un disegno complessivo. Se un’impresa si ferma e crolla, si produce il tipico effetto domino: crollano decine di tessere. La rimessa in moto è complessiva, perché si è di fronte, come è stato detto, ad “un’impresa estesa”. Oggi è una lotta contro il tempo e contro una natura improvvisamente ostile.

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