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Diamanti: il Tar del Lazio conferma la sanzione Antitrust di 3 milioni per Intesa Sanpaolo

Imagoeconomica

Il Tar del Lazio ha confermato la multa di 3 milioni di euro inflitta dall’Antitrust nel 2017 a Intesa Sanpaolo, ritenuta responsabile insieme ad altri istituti di credito, di pratica commerciale scorretta. Nel caso specifico la sanzione dell’Antitrust era legata alla presentazione ingannevole e omissiva ai consumatori delle caratteristiche dell’investimento in diamanti. È l’epilogo di una vicenda che parte da lontano e che risale all’ottobre 2017.

Diamanti e banche: l’indagine Antitrust risale al 2017

Nel 2017 l’Autorità avviò e concluse un procedimento nei confronti di Diamond Private Investment (Dpi) per violazioni del Codice del Consumo in merito alle vendite al di fuori dei locali commerciali e nelle informazioni precontrattuali, nonché del diritto di ripensamento. Successivamente il procedimento fu esteso nei confronti di Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena.

Nel 2018 il Tar Lazio, con 5 sentenze depositate il 14 novembre di quell’anno (nn. 10965-10969), aveva confermato 12,3 milioni di sanzioni irrogate nell’ottobre 2017 dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato a banche e intermediari per due pratiche commerciali scorrette. Nel mirino  dell’Antitrust erano finite la «prospettazione omissiva e ingannevole» ai consumatori di alcune caratteristiche «dell’investimento in diamanti», nonché l’«aggravamento delle condizioni per il diritto di recesso». Due le condotte illecite contestate: aver prospettato in maniera ingannevole e omissiva ai consumatori le caratteristiche dell’investimento in diamanti; l’errata indicazione sul diritto di recesso.

Diamanti e banche: le precedenti sentenze del Tar

All’epoca il Tar respinse le sanzioni per gli intermediari Dpi (1 milione) e Intermarket Diamond Business (2 milioni). Vennero bocciati in quell’occasione anche i ricorsi di Unicredit (4 milioni), Banco Bpm (3,35 milioni) e Mps (2 milioni).

Restava pendente il procedimento proposto da Intesa Sanpaolo. I giudici hanno ritenuto legittimo il provvedimento contestato, respingendo il ricorso della banca: “L’acquisto dei diamanti veniva rappresentato come una soluzione ideale per diversificare il patrimonio del cliente, segnatamente come una sorta di bene rifugio idoneo a conservare il valore dei risparmi e a garantire rendimenti stabili, addirittura superiori a quelli dell’oro”; e “l’Autorità ha accertato (e sufficientemente descritto nel provvedimento) come il materiale illustrativo utilizzato dalla ricorrente fosse ingannevole”. Il coinvolgimento della banca, secondo i giudici, “emerge dall’aver consentito materialmente la realizzazione dell’offerta tramite la propria rete commerciale”; e a conferma di ciò “vale pure osservare come esso otteneva un ritorno economico parametrato al volume di vendita”.

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