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Covid-19, il lockdown vale per ogni mese il 3% del Pil

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“Salvare le imprese” è il grido d’allarme dell’ultima Congiunturaref, la newsletter periodica del centro milanese di analisi e previsione economica Ref ricerche.

“Le politiche – avverte la newsletter – sono chiamate ad affrontare l’emergenza sanitaria, ma anche a proteggere la struttura produttiva, per consentire all’economia di ripartire quando l’epidemia sarà stata superata”.

Gli effetti della inevitabile chiusura dei Paesi sulle economie di fronte al Coronavirus parlano da soli. Una stima prodotta dall’Insee per la Francia ma valida anche per l’Italia “indica che un mese di lockdown incide sulla variazione annua del Pil per il 3 per cento. Per esemplificare, due mesi di lockdown peserebbero per il 6 per cento, cui andrebbe aggiunto il fatto che il recupero dei mesi successivi è graduale”.

Per questo occorrono “provvedimenti eccezionali” per sostenere realmente imprese e famiglie senza dissipare le ingenti risorse messe a disposizione dalle banche centrali, perché “i costi economici dell’epidemia saranno rilevantissimi e peraltro difficilmente contrastabili con gli strumenti di politica economica tradizionali” .

Bisogna soprattutto “circoscrivere – scrive Congiunturaref – la portata delle conseguenze della recessione sui bilanci delle imprese, in modo che essa sia di fatto un problema di liquidità e non si trasformi in un problema di solvibilità“. Il campionario delle misure attivabili – dagli ammortizzatori sociali al rinvio delle imposte e dei contributi sociali alla garanzia dello Stato sui prestiti bancari e altro ancora – è vario ma deve essere finalizzato alla particolarità della situazione innescata dal lockdown e tener conto del fatto che “misure tradizionali di sostegno alla domanda, ad esempio trasferimenti alle famiglie, possono non essere efficaci per rilanciare la crescita”.

Oltre agli interventi di politica economica nazionale c’è da sperare che l’Europa esca dai contrasti attuali sugli strumenti da adottare e faccia fino in fondo la sua parte, ma Europa vuol dire anche Banca centrale europea e le risorse messe a disposizione dalla Bce sono davvero molto rilevanti se “da qui a fine anno la Bce acquisterà tramite le banche centrali dell’eurosistema (come ha detto di essere pronta a fare) oltre mille miliardi di titoli”. Il che vuol dire – sottolinea Congiunturaref – che la quota dell’Italia sarebbe di oltre 180 miliardi, una somma che supererebbe ampiamente il deficit pubblico di quest’anno” che dovrebbe attestarsi sui 100 miliardi, anche se “le risorse restanti non saranno invece sufficienti per coprire neanche la metà delle emissioni di titoli in scadenza da qui a fine anno che ammonteranno a oltre 200 miliardi”.

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Categories: Economia e Imprese