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Cipolletta (Assonime): “Euro ed Europa sono irrinunciabili”

Imagoeconomica

“Le imprese italiane e tutti gli italiani sarebbero fortemente svantaggiati da un’uscita dell’Italia dall’euro che, allo stato attuale, è inimmaginabile, non essendoci procedure per un tale evento, dato che il progetto euro è irreversibile e il solo parlare di una simile eventualità genera danni: mi aspetto, quindi, che qualsiasi nuovo governo eviti di parlarne e dia le dovute riassicurazioni che una simile ipotesi non esiste”. Sulla permanenza dell’Italia nell”euro e nell’Europa, su cui non mancano anche in queste ore le ambiguità della Lega e dei Cinque Stelle che stanno alimentando l’ansia dei mercati e dell’Unione europea alla vigilia della nascita del nuovo governo, la linea dell’Assonime (la società che raccoglie le società per azioni) è netta, anzi nettissima, come emerge chiaramente da questa intervista concessa a FIRSTonline dal suo presidente Innocenzo Cipolletta. Ma ansia ai vertici dell’Associazione, che rappresenta le principali società italiane, crea anche un programma di governo pieno di contraddizioni (“Che logica c’è nel sostenere i più poveri con il reddito di cittadinanza e poi avvantaggiare i più ricchi con la flat tax?”) e che minaccia di amplificare a dismisura il disavanzo pubblico in presenza di debito pubblico gigantesco. Ecco, nelle parole del suo presidente, l’esatto punto di vista di Assonime in un momento cruciale per la vita del Paese

Presidente, per la prima volta in Italia sta nascendo un Governo sovranista-populista che dubita della presenza dell’Italia in Europa e nell’euro, che prospetta la sterilizzazione del 10% del debito pubblico italiano e che promette una politica economica basata sul deficit spending per realizzare soprattutto la flat tax e il reddito di cittadinanza: di fronte a questo Governo come si colloca l’Assonime?

“Rifuggo da definizioni aprioristiche e quindi per me questo Governo, se ottiene la fiducia del Parlamento, è solo l’ultimo dei governi della nostra Repubblica, senza altri aggettivi. Assonime, assieme a Confindustria, ABI, ANIA e FEBAF, ha varato nel febbraio scorso, prima delle elezioni politiche, un manifesto a forte sostegno dell’Europa e della partecipazione attiva dell’Italia in Europa. Le imprese italiane e tutti gli italiani sarebbero fortemente svantaggiati da un’uscita dell’Italia dall’euro che, allo stato attuale, è inimmaginabile non essendoci procedure per un tale evento, dato che il progetto euro è irreversibile. Solo parlare di una simile eventualità genera danni sostanziali al nostro paese e quindi mi aspetto che qualsiasi nuovo governo eviti di parlarne e dia le dovute riassicurazioni che una simile ipotesi non esiste. Questo non vuol dire approvare tutto quello che è stato fatto in Europa e non ammettere che ci sono stati anche errori. Ma gli errori si correggono solo se l’Italia è credibile nel mantenimento dei patti e degli impegni e, perciò, ha voce in capitolo per chiedere dei cambiamenti. Se dovessimo aumentare il disavanzo pubblico in presenza di un debito pubblico gigantesco o, peggio ancora, se dovessimo rifiutare parte o tutto il debito pubblico, non avremmo più alcuna credibilità e ci troveremmo a dover pagare costi elevati, che finora abbiamo evitato”.

Che effetti avrebbe, se realmente realizzato, il contratto di programma del nuovo Governo sull’economia italiana, sui conti pubblici e sulla collocazione internazionale dell’Italia?

“Ho letto con attenzione il contratto di programma e ho trovato soprattutto indicazioni di nuove spese. Certo, se tutte queste nuove spese fossero concentrate in un solo anno, l’Italia farebbe bancarotta. Ma credo che sia anche difficile approvare tante riforme per spendere tutto in un anno. Quindi molto dipende dalla gradualità con cui si vorrà dare attuazione a questo contratto. Da nessuna parte sta scritto che debba essere implementato in un anno e neanche in questa legislatura. Mi auguro quindi che si tratti solo di indicazioni di tendenza di natura politica senza che esse vengano tutte realizzate effettivamente. Tuttavia il solo parlarne mette ansia e genera aspettative che, se verranno deluse, genereranno tensioni. Io ritengo che la prossima legge finanziaria dovrà certificare la continuazione della riduzione del disavanzo pubblico. Se fosse contraddetta da ipotesi di spesa anche solo parzialmente vicine a quelle che sottintende il contratto di programma ci troveremmo a confrontarci con un rialzo del costo del denaro che finirebbe per annullare ogni speranza di crescita per il paese con grave danno per tutti gli italiani. Mi auguro che, chiunque sarà il nuovo Ministro dell’economia, sia conscio di tale pericolo e si attrezzi per evitarlo”.

Quali sono gli aspetti del programma del nuovo Governo che più preoccupano Assonime e perché?

“L’aspetto che preoccupa di più non sta tanto in singole misure, ma nella loro somma e nella loro intrinseca incoerenza di obiettivi. Che un nuovo governo voglia dare una svolta a certe scelte è sicuramente legittimo. Ma un paese come l’Italia è come una grande transatlantico che per virare ha bisogno di manovre molto graduali e di molto spazio e tempo per eseguire la manovra. Se si pretende di sterzare di botto, di spingere sia a babordo che a tribordo (per restare nell’analogia marina) e di ridurre i tempi della manovra, allora si rischia di naufragare e di affogare tutti. Qualcuno stima in oltre 100 miliardi il costo di questo contratto. È evidente che un simile ammontare di spesa non può essere finanziato se non a debito e questo ci farebbe naufragare. Ci sono poi contraddizioni intrinseche. Da un lato si vogliono sostenere i più poveri con un reddito detto di cittadinanza, ma dall’altro si vogliono detassare i contribuenti con un sistema di Flat Tax che non può che avvantaggiare i più ricchi del paese. C’è logica in questo? In genere se si vuole combattere la povertà si tassano di più i ricchi, o viceversa se si ritiene di farlo. Si riconosce che il problema è l’occupazione giovanile e poi si chiedono miliardi di euro per favorire gli anziani che vogliono andare in pensione prima, abolendo alcune delle norme della legge Fornero, quando è risaputo da tutti che i posti liberati dagli anziani vengono economizzati dalle imprese e non sostituiti da giovani lavoratori. Si auspica una maggiore crescita del paese al punto di sacrificare il controllo del bilancio pubblico a questo fine e poi si dice no alle grandi infrastrutture, che in tutti i paesi sono la base della crescita, e si vogliono chiudere grandi aziende come l’Ilva. Ha senso tutto ciò? Se si spinge a destra e a sinistra, un’economia come la nostra rischia di ribaltarsi senza riuscire più a rialzarsi”.

Ci sono parti del programma di Governo che riscuotono invece l’apprezzamento di Assonime?

“Se inserite in una politica di controllo della finanza pubblica, una maggiore attenzione alla lotta alla povertà, alla riforma delle Agenzie del Lavoro per favorire la collocazione dei troppi disoccupati e una nuova attenzione alla crescita dell’economia sono tutti elementi apprezzabili che ci porterebbero a risolvere non pochi problemi del paese, dandogli quella credibilità che poi serve per partecipare in maniera determinante alla definizione delle politiche europee. Poi, sicuramente la possibilità di semplificare il paese e rendere l’amministrazione più vicina ai cittadini e alle imprese sono obiettivi del tutto condivisibili e che si trovano nel contratto di programma. Se fossero realizzati nell’ambito del doveroso controllo dei conti pubblici farebbero fare un bel salto di qualità a questo nuovo governo”.

La politica fiscale è uno dei cavalli di battaglia di Assonime: che cosa pensa l’Associazione della flat tax?

“Un abbassamento delle tasse è sempre gradito a tutti, ma bisogna capire se ce lo possiamo permettere. Sento parlare di un costo di 50 o 60 miliardi di euro e questo mi spaventa. Personalmente, come cittadino italiano, sono molto più interessato ad avere buoni servizi necessari (sicurezza, sanità, educazione, giustizia, trasporti, ecc.) che pagare meno tasse. Si vive bene in un paese civile che ha buoni servizi e non in un paese dove non si pagano le tasse. Non a caso il livello di benessere è spesso associato ad alte tasse e buoni servizi”.

Sembra difficile che la piattaforma programmatica del nuovo Governo possa attrarre investimenti e capitali dall’estero mentre può succedere il contrario: oggi la fuga di capitali dall’Italia è un rischio reale?

“Io credo che già molti capitali siano usciti dal paese in modo del tutto legale, ossia i risparmiatori italiani hanno investito più su attività estere che in quelle italiane. Il problema sta nel farli ritornare in Italia con politiche che assicurino la difesa del risparmio. In questi ultimi anni l’azione, meritoria, della BCE ha nascosto il disinteresse deli risparmiatori italiani per i titoli pubblici italiani, grazie agli acquisti legati al QE. L’interesse a investire in Italia sarà funzione della capacità di stabilità del nostro paese e per questo l’azione del governo volta a ridurre il disavanzo pubblico in modo strutturale resta importante e rappresenterà l’indicatore per sapere se tornerà o meno l’interesse a investire in Italia”.

In conclusione, cosa farà e cosa proporrà l’Assonime al nuovo Governo e al nuovo Parlamento per far valere le proprie istanze e su quali pensate che si possa ricercare un terreno di dialogo?

“L’Assonime resta un’associazione che collabora con le istituzioni per la definizione di misure che favoriscano la crescita dell’economia e la libertà di mercato, che sono baluardi a sostegno dell’attività delle imprese e quindi dell’occupazione e del benessere degli italiani. In questo senso non faremo mancare il nostro apporto in termini di suggerimenti e avvertimenti al nuovo Governo. Per noi resta fondamentale, come già detto, un ruolo attivo dell’Italia nelle istituzioni europee e un equilibrio di bilancio pubblico che ci eviti rischi di disallineamento sui mercati finanziari. Vediamo con favore una politica volta alla riduzione della povertà e al sostegno delle infrastrutture sempre nell’ambito di un processo che assicuri un riequilibrio strutturale delle finanze pubbliche. Questi sono, a mio avviso, obiettivi che possono essere perseguiti e su questi non faremo mancare il nostro apporto in termini di idee e progetti”.

Se la qualità del nuovo Governo solleva molti dubbi, l’assenza di una vera opposizione democratica, europeista e riformista non Le sembra altrettanto preoccupante per l buon funzionamento delle istituzioni?

“Il Parlamento e il Governo devono ancora iniziare a lavorare e credo sia troppo presto per dare giudizi, che poi non spettano ad associazioni come Assonime. È certo che una democrazia funziona solo se ci sono contrappesi e istituzioni forti che impediscano derive a danni di maggioranze o minoranze della popolazione”.

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