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Cdp, piano industriale da 120 miliardi a misura di Pmi

Imagoeconomica

Imprese e infrastrutture. Saranno questi i due capisaldi su cui sarà improntato il piano industriale 2019-2021 di Cassa Depositi e Prestiti che il 5 dicembre sarà approvato dal cda e presentato al mercato.

Lo scopo principale è quello di spingere la crescita del Paese, scopo che diventa ancora più importante dopo gli ultimi dati resi noti dall’Istat, secondo cui nel terzo trimestre del 2018 il Pil sarebbe sceso dello 0,1%.

Cdp si prepara dunque a scendere in campo con un piano di svolta. Non più solo banca d’investimenti ma motore e punto di riferimento per le piccole medie imprese italiane in linea con le richieste avanzate dal governo giallo-verde.

Cresce dunque l’attesa e circolanop le prime indiscrezioni. Secondo quanto riferisce  Il Messaggero, il piano predisposto dal nuovo ad, Fabrizio Palermo, con il contributo del presidente Massimo Tononi e  con l’avallo di Palazzo Chig, metterà sul piatto 120 miliardi di euro di risorse fresche e una riorganizzazione interna volta a calibrare meglio il tiro degli investimenti. La maggior parte dei soldi stanziati per il prossimo triennio dovrebbero essere destinati a enti locali e imprese, con una particolare attenzione nei confronti delle piccole e medie realtà. Proprio per questo, potrebbe arrivare anche una collaborazione sempre più stretta con Sace-Simest. Nel caso in cui questi rumors venissero confermati, le Pmi avranno a disposizione non solo un canale di finanziamento privilegiato, ma anche una via “preferenziale” per commercializzare i loro prodotti oltre confine e implementare la loro competitività.  Al vertice di questo meccanismo ci sarà un solo responsabile che si occuperà di coordinare le varie istanze provando a semplificare il modello organizzativo.

Per quanto riguarda invece la Pubblica Amministrazione e le Infrastrutture si prevede un’accelerazione degli investimenti e un possibile anticipo dei pagamenti della Pa alle imprese.

Cdp, considerato da sempre un gruppo strategico per l’Italia, potrebbe dunque cambiare veste. Ricordiamo che l’azienda è posseduta all’82,77 dal ministero dell’Economia, mentre il 15,93% è in mano alle fondazioni bancarie. Tra le sue partecipazioni figurano il 26% di Eni, il 35% di Poste e il 4,93% di Tim. Tramite le sue controllate Cassa Depositi detiene inoltre il 71,6% di Fincantieri, il 50% di Open Fiber, il 59,9% di Ansaldo Energie e il 12,55% di Saipem, il  59,10% possiede il 29,8% di Terna, il 30,7% di Snam e il 26,04% di Italgas.

 

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