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Casa, tassa unica nella manovra 2019. Ecco le aliquote

FIRSTonline

Cambiano le tasse sulla casa. O almeno, queste sono le intenzioni di due emendamenti alla manovra 2019 – in discussione alla Camera – con i quali si punta ad unificare in un’unica tassa Imu e Tasi e a semplificare in questo modo circa 200.000 aliquote. Se questa è la buona notizia, quella cattiva è che così facendo la nuova aliquota unica potrebbe aumentare. Ma andiamo con ordine e vediamo cosa si sta preparando in Parlamento, sottolineando che tutto ciò riguarderà il prossimo anno e che per il 2018 tutto resta per ora invariato, compresa la scadenza Imu e Tasi del 17 dicembre.

NUOVA IMU, TASSA UNICA SULLA CASA

Dopo la pioggia di emendamenti  alla manovra, si è scelto di intervenire su alcune modifiche “segnalate” E tra queste si fa strada quella sulla “nuova Imu”, che unifica in un’imposta sola le attuali Imu e Tasi. In questo modo verrebbero prosciugate le oltre 200.000 aliquote che imperversano in Italia e obbligano proprietari, Caf e fiscalisti in uno slalom tra le indicazioni degli 8 mila e oltre Comuni italiani.

Le nuove norme sono contenute nei 13 articoli del nuovo “testo unico dell’Imu” messo nero su bianco in un emendamento firmato da Alberto Gusmeroli, della Lega, vicepresidente della commissione Finanze della Camera. Il testo rientra fra i 700 “segnalati” che saranno messi al voto ed è stato nelle scorse settimane al centro del confronto tecnico con l’Anci. Ed è questo l’emendamento che ha le maggiori possibilità di essere approvato. Proprio la sterminata platea delle aliquote locali ha reso inapplicabile finora l’applicazione del bollettino precompilato (eppure previsto dalle norme sin  dal 2014) che invece diventerebbe possibile con l’applicazione di una Imu unica. La nuova disciplina inoltre sanerebbe il paradosso della doppia tassa pagata sullo stesso immobile sostanzialmente per i medesimi servizi (luce, manutenzione delle strade, sicurezza locale e via dicendo).

La nuova Imu si applicherà, nelle intenzioni della Lega ai “possessori di immobili, intendendosi per tali il proprietario ovvero il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi”. Ferma restando l’esclusione della prima casa (ad eccezione delle categorie di lusso A1, A8 e A9) l’imposta viene applicata anche al locatore (come avviene, in parte, oggi per la Tasi).

NUOVA IMU, IL RISCHIO DI AUMENTO

Nella preparazione degli articoli, tuttavia, si nasconde un rischio ed è quello di un aumento dell’aliquota unica. Secondo l’emendamento della Lega infatti, l’aliquota base è stabilita al 7,6 per mille ma può essere aumentata fino a un massimo dell’11,4 per mille. Il nuovo tetto può essere però raggiunto solo in quei Comuni in cui è stata applicata nel 2014 una maggiorazione alla Tasi, poi mantenuta negli anni successivi per fare fronte alla quadratura dei bilanci. Si tratterebbe di circa 1 Comune su 7 e quindi potrebbe effettivamente portare ad aumenti generalizzati. Tuttavia questo risvolto della norma sembra essere una svista tecnica piuttosto che una vera volontà politica e potrebbe rientrare nel corso dell’esame.

Anche il Pd ha presentato un emendamento sulla nuova Imu (articolo 60-bis) che stabilisce un tetto massimo del 7,6 per mille con possibilità per i Comuni di portare l’aliquota al 10,6 per mille o di diminuirla fino all’azzeramento. Anche in questo caso l’aumento è concesso a quei Comuni che se ne siano già avvalsi nel 2014.

Sia la Lega che il Pd prevedono il raddoppio, dal 20 al 40 per cento della deducibilità dell’Imu dall’Ires.

 

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