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Camera: il leghista Lorenzo Fontana è il nuovo Presidente. Si consolida l’asse Meloni-Lega che ridimensiona Berlusconi

Imagoeconomica

Stavolta la maggioranza di Governo ha tenuto, non senza polemiche e mal di pancia. Al quarto scrutinio con maggioranza assoluta, il leghista Lorenzo Fontana è stato eletto Presidente della Camera, diventando il secondo presidente più giovane della storia dopo Irene Pivetti.

Fontana ha ottenuto 222 voti. Considerando che a Montecitorio la coalizione di centrodestra può contare su 237 su 400 totali, significa che alla Camera si sono “persi per strada” solo 15 voti, sempre che anche oggi non ci sia stato lo zampino dell’opposizione che ieri ha contribuito in maniera decisiva all’elezione di La Russa. 

Chi è Lorenzo Fontana, il nuovo presidente della Camera

Lorenzo Fontana, vicesegretario della Lega, è stato vicepresidente della Camera, ma anche ministro della Famiglia e degli Affari europei con il governo Conte. Ha 42 anni ed è uno degli esponenti dell’ala più estremista del Carroccio. Veronese, ultracattolico, ultraconservatore ed euroscettico, Fontana è noto per le sue posizioni radicali su aborto, unioni civili, diritti LGBTQ+, richiedenti asilo e diritti delle donne. Negli ultimi giorni, da quando è venuto fuori il suo nome come possibile nuovo presidente della Camera, hanno fatto scalpore anche le sue esternazioni sulla Russia, alcune delle quali risalenti al 2014, anno in cui andò in Crimea come osservatore internazionale in occasione del referendum di annessione indetto da Mosca. Nonostante il referendum non sia stato riconosciuto dalla maggior parte dei Paesi e sia stato dichiarato non valido dall’Onu, Fontana si è schierato a favore dell’annessione. “Il popolo della Crimea sente di essere tornato alla casa madre, la Ue dovrebbe fare un passo indietro sulle sanzioni alla Russia”, disse all’epoca. Sulle sanzioni contro Mosca, si ricordano diverse sue foto con la maglietta anti-sanzioni. Secondo, Fontana, infine, il “risveglio spirituale russo” può essere una ”luce per noi occidentali, immersi in una società dominata dal relativismo etico”.

Le posizioni di Fontana sono state molto criticate dall’opposizione. Dopo la sua elezione è arrivata la risposta, ambigua a dir la verità, di Matteo Salvini: “Non è giorno di polemiche: essere cattolico non è un disvalore. Pro Putin? Fontana è pro italia” ha detto il leader della Lega.

Si consolida l’asse Meloni-Salvini

L’elezione del presidente della Camera da giorni era considerata un primo banco di prova per verificare la tenuta della maggioranza. Dopo quanto accaduto ieri al Senato, con Forza Italia che ha deciso di non votare La Russa per manifestare il suo “disagio” per la distribuzione delle poltrone che Meloni sta portando avanti in vista della formazione del nuovo Governo, questa elezione è diventata essenziale per comprendere quali saranno i futuri equilibri del Governo. L’indicazione arrivata negli ultimi due giorni dalle Camere, sembra dunque essere quella di un asse Salvini-Meloni, che si sono divisi le presidenze, con Berlusconi che scalpita per tentare di uscire da una “marginalizzazione” che, dati i risultati delle elezioni (Forza Italia ha ottenuto solo lo 0,6% in meno della Lega al Senato e lo 0,7% in meno alla Camera), il presidente di FI considera ingiusta e ingiustificata.

In vista delle consultazioni, che dovrebbero cominciare il 19 o il 20 ottobre, la partita si sposta sui ministri e sottosegretari e il messaggio lanciato da Berlusconi è chiaro: “Oggi Forza Italia lo vota (Fontana, ndr.) per non sprecare altro tempo, ma da noi devono passare. Giorgia Meloni non può mica pensare di andare avanti con i voti dell’opposizione”, ha detto il leader forzista ai suoi secondo quanto riferisce Repubblica. Berlusconi continua a sottolineare quanto Forza Italia sia indispensabile per la tenuta della maggioranza di centrodestra: Meloni non ha i numeri per governare da sola e per tenere in piedi il Governo non basta solo la Lega. Il sostegno di Forza Italia, dunque, dovrà essere ricompensato a dovere, altrimenti rischia di non esserci nessuna maggioranza. 

Calcolatrice alla mano, il Cavaliere ha ragione. Alla Camera la coalizione di centrodestra può contare su 237 deputati a fronte di una maggioranza fissata a 201: 119 deputati per Fdi, 66 per Lega, 45 per Forza Italia, 7 per Noi Moderati. Al Senato la maggioranza è invece pari a 104 (considerando anche i sei senatori a vita). Fratelli d’Italia ha 66 senatori, la Lega 29, Forza Italia 18, Noi Moderati 2. Il totale fa 115. In entrambi i casi, senza i voti di FI i numeri non bastano.

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Categories: Politica