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Borsa: energia e digitale, ecco chi corre con il Recovery

Imagoeconomica

Ad accogliere Ursula von der Leyen al suo arrivo a Cinecittà non ci sarà oggi (forse) la folla di paparazzi radunata sul set della “Dolce Vita” per accogliere Anita Ekberg, ma la visita della presidente dell’Unione Europea sarà comunque il momento più gradito oltre che più atteso dalla comunità economica, Piazza Affari in testa. L’arrivo di Frau von der Leyen infatti coincide con il via libera di Bruxelles alla prima tranche dei finanziamenti garantiti da Bruxelles: il 13% circa del totale, pari a circa 25 miliardi. Non è detto che questi soldi arrivino tutti quest’estate: la Commissione ha avviato la raccolta sul mercato dei 750 miliardi di complessivi del Next Generation Eu, ma finora, con questa prima emissione di bond, ha messo insieme 20 miliardi da distribuire in proporzione tra i paesi promossi. Il resto potrebbe arrivare a settembre a seconda di come andrà la raccolta sul mercato: la Commissione farà altre due emissioni, un’altra a giugno e una a luglio. Per entrambe, a giudicare dai precedenti, l’attesa è più che fiduciosa.

Ad ogni modo, l’operazione Recovery Plan è partita: di qui al 2026 l’Italia avrà a disposizione 191,5 miliardi di euro finanziate attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza più altri 30,6 miliardi attraverso il Fondo complementare. Sono stati stanziati, inoltre, entro il 2023, ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche e per il reintegro delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Non è una semplice iniezione di capitali per accelerare la ripresa della congiuntura (a questo serve l’immissione di fondi alla Bce) ma l’occasione per finanziare la crescita a medio termine. Per dirla con Carlo Cottarelli (in questi giorni impegnato a sostenere l’eventuale azionariato popolare per l’Inter) “si apre ora una nuova fase, una in cui le responsabilità da collettive diventano prevalentemente individuali”. Ovvero, decisiva sarà la qualità delle scelte societarie, destinazione naturale delle risorse straordinarie pari a circa l’11% del pil. E’ evidente, al proposito, che i mercati azionari accoglieranno i nuovi investimenti a braccia aperta. Alcuni titoli, però, festeggeranno più di altri e per gli investitori sarà fondamentale intercettare i flussi di liquidità per puntare sul cavallo giusto.  Proviamo a vedere come.

Oltre il 38% dei fondi del Next Generation Eu sarà destinato dal piano nazionale alla transizione ecologica e circa il 25% sarà investito nella digitalizzazione. In particolare, per quanto riguarda l’ambiente, saranno destinati 5,27 miliardi all’agricoltura sostenibile ed economia circolare; 23,78 miliardi alla transizione energetica e mobilità sostenibile; 15,22 miliardi all’efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; 15,06 miliardi alla tutela del territorio e risorsa idrica. A questi fondi, vanno aggiunti i 9,32 miliardi del Fondo complementare e un miliardo e 31 milioni del fondo React Eu, per un totale di 69,96 miliardi di euro.

Quanto al digitale, il 25 per cento delle risorse del piano italiano va a progetti per questo settore, in tutto 40,73 miliardi, di cui: 9,75 miliardi alla digitalizzazione, innovazione e sicurezza della pubblica amministrazione; 24,30 miliardi alla digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo; 6,68 miliardi per turismo e ‘cultura 4.0’. Promossa anche su questo.

Da queste cifre emerge che l’energia è l’asse portante del progetto di sviluppo europeo, che non può che passare dalla transizione ecologica: circa 70 miliardi saranno destinati alla sostenibilità ambientale e alle energie rinnovabili, al fine di raggiungere gli obiettivi di zero emissioni previsti dal Green Deal entro il 2050.

 a parte più grande delle risorse dovrebbe andare alle infrastrutture di rete. Seguono le rinnovabili, con investimenti previsti nell’eolico pari a 11.600 miliardi di dollari e nel solare/fotovoltaico per 7.500 miliardi di dollari. Idroelettrico e nucleare dovrebbero raccogliere invece circa 3.300 miliardi, mentre altri 5.000 saranno investiti nell’industria delle batterie. Non meno importanti il trattamento delle acque e del segmento rifiuti.

In Piazza Affari i titoli più esposti saranno le utility: Iren, che nel piano industriale prevede un capex di 3,1 miliardi, e Hera, molto esposta sia al segmento rifiuti che a quello dell’acqua sono tra le preferite di Equita che in un recente report cita anche Acea. Sotto i riflettori anche A2a che prevede spese in conto capitale per oltre 10 miliardi entro il 2026. A sostenere l’attenzione del mercato per il settore, senz’altro tra quelli che saranno premiati dai fondi del Recovery, sono anche le quotazioni abbordabili, in media assai più basse dei competitors specie d’oltre Oceano: Italgas, rileva Equita, tratta al multiplo price/earning più basso (13,4 volte), davanti a Snam (14,4), Enel (15,2) e Terna (16,8).

Un ruolo chiave avrà l’impatto delle tecnologie sull’idrogeno, grande scommessa a livello europeo, cui sono stati destinati 3,2 miliardi. Attenzione dunque al gruppo Eni, dal cane a sei zampe fino a Snam e Saipem.  

Con oltre 50 miliardi dedicati, il secondo grande catalizzatore di fondi pubblici è il settore digitale. Secondo le stime di Equita “gli investimenti spingeranno la spesa in attrezzature digitali di circa 36 miliardi nel 2021-26”. Tra le scelte preferite Reply, esposta principalmente agli investimenti delle pmi e Sesa. Ma vanno riconsiderate alla luce della sfida digitale alcune blue chips: Telecom (che tratta ad un multiplo di 11,6 volte), Prysmian (21,8) e Inwit (52.8).

Il broker sottolinea poi che 10 miliardi di euro verranno destinati all’ammodernamento della pubblica amministrazione e al servizio della riforma della giustizia, con l’obiettivo di abbattere i tempi biblici del dei giudizi civili. Interessate Nexi, Poste Italiane, Digital Value, Tinexta e Cy4Gate.

Le infrastrutture, infine. che tra l’altro potrebbero essere favoriti anche del piano di maxi-spesa di Biden. Vale per Buzzi Unicem come per WeBuild. Da seguire infine anche Leonardo e Fincantieri senza però dimenticare le ricadute che interesseranno buona parte del tessuto manifatturiero italiano.    

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