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Borsa e inflazione, istruzioni per l’uso: oro, petrolio e Bitcoin

Imagoeconomica

In epoca di incertezza per i listini gli analisti finanziari si applicano all’arte. Si sprecano oggi, a poche ore dalla pubblicazione dei conti di Netflix, le analisi sull’effetto del coreano “Squid Games” (135 milioni di spettatori in 90 Paesi nei primi venti giorni di programmazione) sui conti della piattaforma leader dello streaming. Calcolo non semplice, perché si tratta di mettere assieme i numeri delle nuove sottoscrizioni, la fedeltà dei vecchi abbonati e la durata degli ascolti, naturalmente dopo aver sottratto tutti i costi. Il risultato dà 891 milioni di dollari di maggior valore per Netflix dal 17 settembre scorso quando è esploso il fenomeno del soft power coreano. Da allora, ancor prima dei conti, il titolo Netflix è salito del 7%. Niente male se si pensa che a metà settembre i report sottolineavano il rischio che la piattaforma, una volta usciti dal lockdown, affrontasse una fase di ribasso. 

Insomma, si fa presto a sbagliare in una fase di mercato difficile da interpretare: sale l’inflazione, pure le banche centrali ammettono che il carattere “temporaneo” degli aumenti durerà più a lungo del previsto. Ma non è facile correre ai ripari. E così, nonostante i periodici warning contro gli eccessi speculativi, la crisi immobiliare cinese, la frenata della crescita in Asia o in buona parte degli Usa o i disastri della supply chain della logistica, ad una settimana dal tapering anticipato dalla Fed, i mercati non hanno abbandonato le Borse. Ma è la soluzione giusta?

– l’indice MSCI World basato su tutti i mercati del pianeta, è ad un passo dal nuovo record assoluto dopo quattro giorni consecutivi di rialzo, dello 0,15%, grazie soprattutto al contributo dei tech americani. Solo un punto percentuale, a metà seduta, separa l’indice dal record storico segnato a inizio settembre.

A sostenere il rally sono stati martedì anche l’indice Stoxx Energy su nuovi massimi da febbraio 2020 in apertura e quello delle banche Usa, entrambi in frenata sul finale di seduta. Sono in molti che prevedono un assestamento dei prezzi, ma almeno due fattori rendono difficile una frenata vera e propria: la “fame” cinese di energia, amplificata dall’avvicinarsi dell’inverno e dalla situazione quasi disperata dell’elettricità nel nord industriale; la difficoltà  da parte dell’Opec+ ad aumentare la produzione. Pesano i mancati investimenti in alcuni Paesi, come Nigeria ed Angola al punto che l’obiettivo di aumentare, come previsto, di 400 mila barili al giorno la produzione, è rimasto sulla carta.

In frenata temporanea, invece, le commodity, tra le grandi protagoniste della fiammata dei prezzi (sette settimane positive di fila).  Continua la volatilità del gas naturale, martedì su e giù del 30% sulla base delle notizie in arrivo dalla Russia. Ma le sorprese non mancheranno di sicuro. 

In grande evidenza soprattutto i titoli tecnologici sia in Usa che in Europa. Ma non sono da trascurare soluzioni di nuovo stampo. La corsa della tecnologia, software in testa, sta spingendo a continui massimi storici la Borsa indiana. 

Grande attesa, infine, per il debutto al Nyse del primo Etf (fondo d’investimento a gestione passiva) sui future del bitcoin, ormai ad un passo dal record di aprile. Lo ha comunicato ProShares, la società che è riuscita a ottenere il via libera dell’autorità di Borsa statunitense, che negli ultimi quattro anni aveva bocciato il lancio di almeno dieci Etf, sotto la direzione di Jay Clayton. Ad agosto, il nuovo direttore Gary Gensler aveva invece aperto alla possibilità di veicoli d’investimento di questo tipo. Potrebbe essere l’occasione per un nuovo strappo all’insù.

Infine, l’oro. Si cominciano a leggere commenti improntati all’ottimismo perché un tasso di inflazione più alto a livello globale dovrebbe alla lunga favorirlo. Ma, finora, il mondo della finanza ha privilegiato la soluzione delle criptovalute.

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Categories: Finanza e Mercati