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Biogas, il viaggio da Nord a Sud

Pixabay

Il mondo del biogas si mobilita per allargare gli spazi di una fonte energetica molto versatile nei passaggi centrali della transizione green. Oggi ,8 giugno, parte da Lodi la nuova edizione dei BDR days, le giornate del Biogasfattobene, organizzate dal CIB, Consorzio Italiano Biogas. Tre tappe in Veneto, Lombardia e Puglia fino all’autunno per promuovere un modo di fare agricoltura sostenibile guardando al mega progetto “Farming For Future – 10 azioni per coltivare il futuro”.

Gli appuntamenti del 23 giugno a Pieve (Cremona) e del 12 ottobre a Cerignola (Foggia) sono di orientamento per le aziende agricole, ma non risparmiano la politica. Le azioni sui territori hanno ottenuto il risultato strategico di valutare questo business in modo più appropriato. I prossimi mesi saranno concentrati sulle risorse previste dal PNRR che alla fine potranno fare da volano per investimenti diretti. La strada da percorrere come per le altre fonti rinnovabili dovrà, tuttavia, essere più celere. I tempi per costruire modelli di economia circolare nelle campagne non sono infiniti. Il contributo per abbattere quote di Co2 dalla terra sarà qualificante. E c’è la urgente necessità di qualificare la spesa, sia pubblica che privata. Un tempo per gestire la filiera produttiva agricola sul fabbisogno energetico era sufficiente avere gasolio a basso costo. In futuro non sarà così. E proprio delle prospettive del biogas ne abbiamo parlato con Piero Gattoni, Presidente del CIB-Consorzio Italiano Biogas che rappresenta centinaia di aziende.

Presidente, cosa si aspetta dal Piano di Ripresa e Resilienza italiano per il biogas?

“Il Piano riconosce al settore agricolo un ruolo importante nella transizione e le risorse previste aprono le porte a importanti investimenti che permetteranno alle nostre aziende agricole di affacciarsi verso nuovi mercati, introdurre innovazione e mantenere alta la competitività del made in Italy dell’agroalimentare. Ci aspettiamo anche che il piano favorisca percorsi circolari a livello locale grazie, ad esempio, alla diffusione di mezzi agricoli a biometano nelle aziende, alla diffusione di biometano nelle flotte aziendali o nel trasporto pubblico locale”.

Ci sono progetti?

“Il PNRR permetterà di programmare investimenti nel settore agricolo partendo da progetti immediatamente cantierabili grazie ad un ampio processo di riconversione di impianti biogas esistenti verso il biometano”. 

C’è, allora, una previsione di investimenti diretti delle aziende?

“Il progetto del governo rappresenta , ancora, un importante piano di azioni a supporto della crescita delle nostre aziende agricole. Conferma il ruolo cruciale che il biogas svolgerà nella transizione ecologica e nella decarbonizzazione. Come è noto, prevede uno stanziamento di quasi 2 miliardi di euro per lo sviluppo della produzione di biometano in ambito agricolo, cosa  che attiverà investimenti diretti da parte delle imprese per altri 3 miliardi di euro”. 

Sono cifre importanti. Con quali ricadute?

“Gli interventi delle aziende avranno effetti positivi in termini occupazionali, con ampie ricadute sull’indotto diretto e indiretto, e a sostegno dello sviluppo dei territori”.

Cosa prevede per il biogas nelle Regioni del Sud Italia?

“Al Sud vi è un ampio potenziale ancora inespresso in termini di crescita di biogas e biometano da agricoltura. Il PNRR può sicuramente rappresentare ,anche in questo caso, un volano per le economie locali del  Sud. Al fine di permettere a queste importanti aree di eccellenza per la produzione di made in Italy di cogliere appieno le opportunità della filiera del biogas agricolo occorre, però ,stabilire regole chiare che tengano conto delle diverse specificità del paese”. 

Per esempio?

“Occorre superare gli ostacoli che al momento non permettono di sfruttare appieno le opportunità di sviluppo del biometano, favorendo la definizione puntuale delle biomasse che si possono utilizzare. Inoltre, la crescita del biogas anche nel Sud Italia avrebbe ricadute positive sia per l’occupazione con la nascita di lavoro altamente specializzato, che per l’ambiente. Su quest’ultimo fronte, l’ampia disponibilità di terreni per l’attività agricola permetterebbe di sviluppare ancora pratiche agricole innovative che spingano verso la transizione agroecologica e che permettano di ridurre drasticamente il ricorso alla fertilizzazione chimica e di abbattere le emissioni di Co2”.

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Categories: Economia e Imprese