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Autostrade verso l’accordo. I conti su investimenti e pedaggi

Imagoeconomica

Ora che l’accordo sulla rete unica per la fibra sembra incanalato verso una soluzione, torna d’attualità il tema autostrade. Dopo l’accordo preliminare raggiunto col governo, proprio il 3 settembre, domani, è in programma il Cda straordinario della holding Atlantia, che dovrebbe deliberare lo spin-off della controllata Autostrade per l’Italia (Aspi), a prescindere dal fatto che si trovi o meno un’intesa per l’ingresso di Cdp nel capitale. Secondo le indiscrezioni di Bloomberg, tuttavia, nel mese di agosto sono stati fatti passi avanti. Proprio oggi è in programma un incontro tra i due Ceo Fabrizio Palermo (Cdp) e Carlo Bertazzo (Atlantia) per preparare i contenuti di un accordo che sembra vicino dopo che Palermo, ad della Cassa, ha detto in un’intervista a Repubblica di auspicare “tempi stretti” per la chiusura dell’affare.  I movimenti al vertice hanno spinto l’ottimismo degli investitori: martedì il titolo di Atlantia ha toccato punte di +2% in una giornata volatile per il Ftse Mib, per poi chiudere in sostanziale pareggio a 13,52 euro. Le azioni volano nella seduta di mercoledì, con il titolo che guadagna oltre il 10% a 14,82 euro.

Su cosa si sta orientando l’intesa Cdp-Atlantia? Si sta profilando una soluzione in due tappe. Il punto di arrivo, così come previsto dall’accordo di luglio, prevede che Edizione, attraverso Atlantia (controllata con il 30% del capitale), si separi da Aspi, titolare della concessione su Autostrade, e questa trovi una nuova sistemazione, con l’ingresso con una quota importante di Cdp. Attualmente Atlantia detiene l’88% del capitale: l’intenzione è di arrivare ad uno spin off del 70% che farebbe nascere una nuova società controllata da Cdp e da altri soci privati, con un aumento di capitale di 6 miliardi. Autostrade verrebbe valutata 11 miliardi. Sullo sfondo, come si è detto, rimane l’ipotesi B: in caso di mancato accordo, vendita dell’88% attraverso una gara internazionale.

In ogni caso, c’è da scommettere che le polemiche politiche torneranno a divampare sull’argomento, tanto più ora che gli appuntamenti elettorali si avvicinano. In tema di autostrade, dalla tragedia del Ponte Morandi in poi, si è discusso a lungo del modello di gestione adottato in Italia. Viste le inefficienze, in molti hanno puntato il dito contro le mancanze sul piano degli investimenti per lo sviluppo e la manutenzione. Nel mirino anche i pedaggi, considerati da tutti troppo elevati (l’accordo su Aspi ne prevede infatti una riduzione). Ma le cose stanno davvero così?

In realtà, dal confronto internazionale emerge un quadro che sembra contraddire la vulgata sulle autostrade italiane. Secondo uno studio dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, guidato da Carlo Cottarelli, “guardando al quadro europeo, si trova un’ampia varietà di modelli di gestione” delle autostrade: dalla quello interamente pubblico senza pedaggio (e quindi con finanziamento a carico della fiscalità generale) alla concessione a soggetti pubblici o privati, con pedaggio o senza. Questa molteplicità di soluzioni “suggerisce che nessuna di esse si sia dimostrata chiaramente superiore alle altre”, continua Francesco Tucci, autore dell’articolo.

Non solo: “Da un’analisi preliminare dei dati disponibili – si legge ancora nello studio – non sembra si possa affermare che le spese per investimenti e per manutenzione in Italia siano inferiori a quelle della generalità degli altri paesi europei, così come non sembra che i pedaggi sulle autostrade italiane siano particolarmente elevati”. Tuttavia, i dati disponibili per il confronto sui primi due aspetti sono carenti: dall’analisi rimangono esclusi due paesi chiave come Germania e Spagna, mentre negli altri casi bisogna tenere presenti alcune situazioni particolari (ad esempio, in Polonia è in corso un forte ampliamento della rete autostradale) e il fatto che i dati potrebbero comunque essere in parte disomogenei.

Fatte queste premesse, ecco un grafico e una tabella dell’Osservatorio Cpi sugli investimenti dei vari Paesi europei per lo sviluppo e la manutenzione delle rispettive reti autostradali:

Infine, il livello medio dei pedaggi:

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