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Ambrosetti e Enel: l’elettricità è il vettore energetico del futuro

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L’elettricità rappresenta il vettore energetico del futuro, in quanto fattore abilitante di sostenibilità, resilienza e sviluppo economico per il Paese. La sua importanza non deriva solo dal ruolo determinante che svolge nella riduzione delle emissioni di CO2 e nella mitigazione dell’impatto complessivo delle attività umane sull’ambiente, ma anche dalla sua capacità di fare da volano per l’innovazione, l’efficienza industriale e la creazione di nuova occupazione.

E’ quanto emerge dallo studio Electrify 2030, realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Enel anticipato, nell’ambito del Forum di Cernobbio, in una conferenza stampa cui hanno preso parte Valerio De Molli, amministratore delegato The European House – Ambrosetti, Raffaele Tiscar e Francesco Profumo, membri del comitato scientifico dello studio, Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, Francesco Venturini, responsabile di Enel X, Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia e a cui era presente la presidente di Enel, Patrizia Grieco.

“Il settore energetico vive un periodo di profonda trasformazione, influenzato dal progresso tecnologico che sta rivoluzionando il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo energia”, ha commentato Francesco Starace, amministratore delegato di Enel. “Il calo del costo delle energie rinnovabili ha come prima conseguenza la riduzione del prezzo dell’elettricità che, sempre più sostenibile ed economica, è destinata a diventare la principale fonte di energia nei consumi finali. A fronte di una generazione sempre più rinnovabile, la progressiva penetrazione del vettore elettrico permetterà non solo di decarbonizzare i settori più inquinanti dell’economia, ma anche di utilizzare al meglio le risorse a nostra disposizione”.

“Gli ultimi dati sui cambiamenti climatici e sulle emissioni di gas serra nel mondo dimostrano che il paradigma energetico tradizionale, basato sulla produzione di energia solo da fonti fossili, non è più perseguibile. In questo contesto, il vettore elettrico ha le potenzialità per diventare il vettore energetico del futuro”, afferma Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti. “L’elettrificazione rappresenta soprattutto un’opportunità industriale senza precedenti, con l’attivazione di nuove filiere industriali, la creazione di nuovi posti di lavoro e lo stimolo agli investimenti. I nostri consulenti hanno stimato che la mobilità elettrica nel suo complesso potrebbe attivare un fatturato cumulato compreso tra 102,4 e 456,6 miliardi di euro al 2030 in Italia. Con riferimento invece alle tecnologie di elettrificazione, le nostre simulazioni prevedono che l’adozione delle tecnologie elettriche possa attivare un fatturato complessivo da un minimo di 135 miliardi di euro ad un massimo di 326,5 miliardi di euro per il Paese al 2030”.

La ricerca è stata realizzata da Enel X e Fondazione Centro Studi Enel che, in qualità di partner scientifico, ha contribuito alla definizione degli scenari elaborati e delle proposte operative per la diffusione del vettore elettrico. L’analisi parte dai dati relativi alle emissioni di gas serra, costantemente cresciute a livello globale fino a toccare, nel 2016, i 58.710 milioni di tonnellate di CO2, pari a un incremento del 62% rispetto al 1990. La risposta a uno scenario di questo genere, che impone come priorità all’agenda mondiale un’accelerazione del processo di decarbonizzazione, va ricercata – spiega lo studio – nel vettore elettrico. Per almeno cinque ragioni. Innanzitutto, l’elettricità, se generata da un mix bilanciato con una quota rilevante di rinnovabili, permette di ridurre le emissioni di CO2; rafforza la resilienza del sistema energetico; promuove una maggiore efficienza energetica; si integra facilmente con la digitalizzazione, agevolando una migliore gestione dei consumi; infine, stimola l’innovazione e la sostenibilità degli stili di vita e dei processi industriali, assicurando prodotti migliori.

L’evoluzione è in atto, sottolinea lo studio, ma va rafforzata. Tra il 1990 e il 2016 l’elettrificazione è aumentata a livello europeo (dal 17% al 22%) e italiano (dal 17% al 21%) e molti scenari delineano un ulteriore potenziale raggiungibile nel 2030, quantificato in un aumento compreso tra 3 e 9 punti percentuali sia per l’Europa, sia per l’Italia. A livello nazionale, la crescita relativamente più elevata è prevista nel settore dei trasporti, con proiezioni di rialzo dall’attuale 2% ad un range compreso tra il 5% e l’8%. Si stima un aumento notevole – dal 26% al 32%-34% – anche per l’elettrificazione degli edifici. Infine, il settore industriale ha un potenziale stimato in 2-4 punti aggiuntivi, a partire dalla quota attuale del 35%.

La e-Mobility. Quello dei trasporti è, dunque, il settore italiano dalle maggiori prospettive. Se si tiene conto della filiera allargata della e-Mobility, si arriva a individuare circa 160.000 imprese potenzialmente coinvolte, con oltre 820.000 occupati e un fatturato complessivo, ad oggi, di oltre 420 miliardi di euro. Lo studio stima anche i benefici economici raggiungibili in Italia al 2030: in questo caso, si arriva a un fatturato addizionale compreso tra 102,4 e 456,6 miliardi di euro.

Sei le tecnologie di elettrificazione su cui puntare per i segmenti Edifici e Industria. Per identificare le più promettenti, l’analisi sviluppa un modello che ne individua oltre 60 capaci di generare una notevole ricaduta economica. In Italia, la filiera industriale complessiva è infatti potenzialmente costituita da circa 17.000 imprese con oltre 320.000 dipendenti e un fatturato pari a circa 80 miliardi di euro. In particolare, rivela la ricerca, le tecnologie chiave sono: le pompe di calore; le luci a LED; i sistemi elettrochimici di accumulo; il motore elettrico; l’elettronica di potenza; i sistemi di gestione dell’energia, in grado di generare ricavi complessivi tra 135 e 326,5 miliardi di euro.

La strategia. Lo stimolo derivante dal processo di elettrificazione, conclude l’analisi, richiede però un’azione trasversale per ottenere tutti i benefici e le opportunità attivabili. Nel dettaglio, occorre focalizzarsi sulle seguenti aree: la diffusione della mobilità elettrica, la promozione dell’efficienza energetica, il rafforzamento della collaborazione tra imprese e ricerca, il potenziamento delle competenze nazionali per le tecnologie elettriche di frontiera, la diffusione della consapevolezza relativa ai benefici dell’elettrificazione.

Il Gestore del Sistema di Distribuzione (GSD) può fungere da fattore abilitante, sostenendo lo sviluppo tecnologico e l’investimento associato. Dal punto di vista legislativo e regolamentare si dovrebbe quindi incentivare adeguatamente l’investimento di cui il GSD necessita per la propria rete, sia in termini di digitalizzazione che di rinnovo, impegnandosi a gestire l’integrazione sempre crescente di rinnovabili, la diffusione di un’estesa rete di infrastruttura di ricarica per i veicoli elettrici e una maggior quota di elettricità sul consumo energetico finale. Inoltre, è necessario definire regole e responsabilità dei vari operatori di rete (GST e GSD), in linea con l’attuale quadro normativo europeo.

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Categories: Economia e Imprese