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Ambiente, il gruppo francese Roullier investe in Italia

C’è chi vuole andare e c’è chi viene. Le industrie italiane e quelle francesi, quando possono. in certe condizioni, non vanno troppo per il sottile. In gioco investimenti, business, posti di lavoro. Così mentre si disputa la partita tra Fincantieri e STX, dalla Francia il Gruppo Roullier viene, senza indugi, in Italia. In realtà pone radici più solide. Dopo successi e certificazioni in campo ambientale ha deciso di rafforzare la propria presenza nell’agroindustria e nei fertilizzanti, dove è già leader. Con 3 miliardi di euro di fatturato e 8.000 dipendenti, la multinazionale francese in questi giorni tiene a battesimo una nuova holding per il nostro mercato.

Una sfida positiva che in qualche modo oscura le polemiche su altri fronti e sostanzia la collaborazione tra i due Paesi in campo ambientale, del food e della ricerca. Nasce la holding “Groupe Roullier Zone Italie”. Nasce per l’Italia e si impegna ad espandere le attività nei due stabilimenti di Ripalta Arpina vicino Cremona e di Barletta in Puglia. Per lo stabilimento pugliese il Gruppo intende far leva anche su una vocazione meridionalista delle proprie attività. Un segnale positivo per la Puglia e il comparto agricolo del Sud Italia che per per l’Amministratore delegato di Roullier Zone Italie – Pierluigi Sassi – dovrebbe registrare le migliori prestazioni. Si vedrà.

Ma conforta l’annuncio del consolidamento di 300 occupati in entrambi gli stabilimenti di casa nostra. In 25 anni i marchi del gruppo Roullier – Timac Agro, Timazootec, Fertimore, Interaliment – hanno raggiunto livelli di produttività ed efficienza significativi. Il management è accreditato per una buona collaborazione operativa ed un ambiente di lavoro con indici di qualità elevati. Nel 2016 e quest’anno ancora, la Timac Agro Italia ha conseguito il premio “Best Workplace” come miglior ambiente di lavoro. Un riconoscimento condiviso con aziende del calibro di American Express e Jaguar Land Rover. Gli stabilimenti sparsi per il mondo sono in totale 78.

Sono ben avviati, nonostante sul business dei fertilizzanti periodicamente si concentri l’attenzione del mondo ambientalista. Impatti climatici, agricolture biologiche, sostenibilità, biostimolanti non nocivi coinvolgono esperti e operatori. Rispetto a dieci anni fa, passi avanti ne sono stati fatti. La finanza internazionale ha accentuato il proprio interesse stimando un giro d’affari di 3 miliardi di euro entro il 2021. A novembre a Miami si svolgerà il 3° Congresso mondiale sui biostimolanti dove si cercherà di mettere insieme valori (anche culturali del mondo agricolo) investimenti e capacità di tutelare l’ambiente. Anche l’Europa è alle prese con regolamenti più stringenti per aziende produttrici ed utilizzatori. Da poco è nata l’Associazione di categoria con la partecipazione di colossi del settore.

l sistema dei controlli si fa più incisivo per tenere fuori legge, lontano da qualsiasi negatività, coloro che intendono ancora coltivare la terra a scapito della salute e dell’economia ecocompatibile. Anche per questo i francesi di Roullier in questi giorni stanno divulgando le loro buone pratiche italiane. Lo stabilimento in provincia di Cremona si trova dentro il Parco dell’Adda. A beneficio di istituzioni ed autorità sanitarie porta in dote un equilibrio fra produzione ed ambiente circostante. Un modello che tutto sommato funziona ma che deve interagire con i territori. Un anno fa a Saint-Malo è stato inaugurato il nuovo centro di ricerca, tra i più attrezzati d’Europa. Se lo scopo era di sostenere le produzioni e stimolare innovazione e business coerenti con le politiche di salvaguardia ambientale, ci sono riusciti. Magari non era nemmeno così scontato

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