X

Vuelta insanguinata: Nibali e Aru contro Froome

Già agitata dal caso di Samuel Sanchez, il campione olimpico di Pechino trovato positivo a un controllo antidoping e quindi messo fuori squadra dalla Bmc, la vigilia della Vuelta è stata funestata dall’attentato di Barcellona. Ma lo show must go on e quella che scatta questo sabato da Nimes in Francia è una Vuelta che promette spettacolo, sia per il tracciato, durissimo che ha praticamente rarefatto la presenza degli sprinter, con nove arrivi in altura, passando dai Pirenei alla Sierra Nevada, ai monti delle Asturie fino alla ciliegina finale dell’Angliru dalle bestiali, sia per gli interpreti pronti a darsi battaglia. Manca solo Nairo Quintana, l’ultimo trionfatore dell’edizione 2016, ma di un Condor che in questa stagione ha perso le ali, dopo un Giro deludente e un disastroso Tour, non si sente proprio la mancanza. 

Al via c’è il meglio del pedale mondiale a partire da Chris Froome, che dopo tre secondi, tenta di centrare l’accoppiata Vuelta Tour riuscita solo a due campioni del passato come Jacques Anquetil nel 1963 e a Bernard Hinault vent’anni dopo. E’ vero che il padrone del Tour non è mai stato sulle strade spagnole quel marziano che si è mostrato su quelle francesi su quelle francesi, ma è lo stesso Froome a sapere che anche per lui il tempo passa e che le occasioni di una doppietta diventeranno sempre più difficili in futuro. Il fattore anagrafe comincia a farsi sentire anche il britannico: salito tardi nell’olimpo del ciclismo dopo stagioni di gavetta e gregariato al servizio del baronetto Wiggins, Froome ha solo due anni meno di Alberto Contador, che a 34 anni dopo aver inseguito vanamente un terzo successo al Tour, ha annunciato il ritiro dopo questa Vuelta. Il Pistolero promette tre settimane di sogno. 

Forse non sarà lui ma il principale rivale di Froome, ma sarà certamente un protagonista grazie allo smisurato orgoglio con cui ha sempre combattuto per risorgere anche nei momenti bui della sua carriera quando una squalifica retroattiva di due anni per doping gli ha tolto a tavolino un Tour e un Giro stravinti sulla strada. Due Tour, due Giri, tre Vueltas nel suo palmarès: comunque vada questa Vuelta, con l’uscita di scena di Contador, il ciclismo perde il suo maggiore interprete degli ultimi dieci anni. 

Pronti a rinnovare la sfida a Froome sono i due alfieri del ciclismo italiano: Vincenzo Nibali e Fabio Aru, due che la Vuelta l’hanno già vinta, lo Squalo nel 2010, il Cavaliere dei quattro mori nel 2015 dopo un avvicente duello con Tom Dumoulin. È anche la prima volta che i due italiani si incontrano correndo per squadre diverse dopo aver militato per anni assieme nell’Astana. La doppietta inseguita da Froome, l’ultima avventura di Contador prima dell’addio, la sfida tutta tricolore di Nibali e Aru sulle strade spagnole: tre temi più che sufficienti per rendere elettrizzante la corsa a tappe spagnola che negli ultimi anni, anche grazie a un tracciato che privilegia la montagna, ha sempre vinto la sua battaglia contro la noia. Anche i francesi, pur molto meno numerosi di altre edizioni, si presentano forti di Romain Bardet, ormai maturo per cercare la sua prima grande vittoria in una corsa a tappe dopo aver collezionato podi al Tour. 

Da seguire anche Esteban Chaves, dopo una travagliata stagione compromessa per problemi di salute, il russo Ilnur Zakarin, il britannico Simon Yates e il polacco Rafa Maika, che ha sfiorato il successo nel Giro di Polonia. Tra gli spagnoli manca Mikal Landa, che sarebbe stato un grande favorito della corsa ma dopo Giro e Tour il Team Sky ha preferito lasciarlo a casa anche per evitare  frizioni con Froome già palesate al Tour. S’inizia con una crono-prologo a squadre di quasi 14 km. mentre già alla terza tappa ci sarà grande montagna con l’arrivo ad Andorra la Vella. Il terribile Angliru attende i corridori per la sentenza finale alla vigilia della passerella a Madrid.

Related Post
Categories: Sport