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Voluntary disclosure 2, Renzi apre: “Si può fare”

FIRSTonline

Matteo Renzi apre a una riedizione della voluntary disclosure, la procedura di collaborazione volontaria per l’emersione dei capitali detenuti all’estero. “Secondo me la rifaremo – ha detto il Premier giovedì sera a Porta a Porta –, c’è uno spazio per poterci lavorare ancora. La voluntary disclosure 2 è un’ipotesi concreta”.

La prima edizione della procedura risale all’anno scorso e ha portato nelle casse dello Stato circa 3,8 miliardi di euro. Questo il gettito stimato dal ministero dell’Economia lo scorso dicembre, calcolato al netto degli interessi, applicando aliquote medie prudenziali agli oltre 59 miliardi e 500 milioni di euro di attività per le quali è stata chiesta la regolarizzazione.

L’operazione, avviata con la legge n. 186/2014, si è chiusa alla mezzanotte del 30 novembre 2015 scorso con 129.565 domande inviate, di cui 127.348 riguardavano la disclosure internazionale e 1.507 quella nazionale (ossia la regolarizzazione di capitali detenuti in Italia ma non dichiarati) e 710 entrambe.

Degli oltre 59,5 miliardi di euro di attività svelate al Fisco, quasi il 70% (circa 41,5 miliardi) proveniva dalla Svizzera. Le istanze sono state inviate da contribuenti residenti in tutte le regioni italiane, ma ovviamente con una distribuzione non omogenea: dalle 63.580 della Lombardia (che complessivamente hanno garantito oltre la metà del gettito) alle 88 della Basilicata.

Ricordiamo che la voluntary disclosure non è un condono: chi aderisce alla procedura è tenuto a versare integralmente le imposte e gli interessi, con la riduzione delle sole sanzioni. Inoltre, il contribuente di fatto autodenuncia la propria posizione fiscale, che viene posta al setaccio dell’Amministrazione finanziaria.

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