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Venti di recessione colpiscono le Borse e oggi asta Bot del Tesoro. Milano in altalena

TESORO, CI VOGLIONO 20 MILIARDI IN PIU’. OGGI L’ASTA BOT. CHIUSURA PESANTE A WALL STREET. E TOKYO PERDE L’1,8%

Brusco scivolone della Borsa giapponese -1,81% provocato dalla caduta dell’export nei confronti di Pechino, in parte spiegato dalle frizioni tra i due Paesi, in parte dalla frenata dell’economia cinese. Tengono meglio Hong Kong -0,17% e Shanghai +0,1% nell’attesa dei sospirati interventi di sostegno da parte del governo cinese, che per ora  non arrivano.

La speranza di stimoli all’economia cinese ha spinto al rialzo ieri ad Amsterdam ArcelorMittal , il primo produttore mondiale di acciaio in crescita del 2,7%, e a Londra Rio Tinto  +2,4%, grande produttore di minerale di ferro. Ma l’ottimismo non è condiviso a Wall Street.

Il gigante dell’alluminio  Alcoa, -0,9% nel dopo Borsa,  prevede un calo dell’1 % della domanda mondiale a causa della minor richiesta cinese. “Ci aspettiamo un sensibile calo della domanda in diverse aree del pianeta, a partire dalla Cina” ha detto il ceo Klaus Kleinfeld commentando i dati del terzo trimestre. I conti di Alcoa, con cui si si è aperta  la stagione delle trimestrali Usa, segnalano un calo dei ricavi trimestrali rispetto a 12 mesi fa da 6,4 ai 5,85 miliardi di dollari.

A Wall Street ieri si celebrava il quinto anniversario del massimo storico dell’indice S&P, raggiunto il 9 ottobre 2007. Ma l’evento è stato festeggiato con un massiccio ribasso, motivato dal taglio delle stime del Fmi: il Dow Jones scende dello 0,81%, S&P500 -0,99%, il Nasdaq addirittura -1,52%. In Asia i futures sullo S& P segnalano una partenza al ribasso della seduta odierna.

I segni della recessione, naturalmente, non risparmiano l’Europa. In un’intervista a Reuters, il responsabile della gestione del debito pubblico del Tesoro Maria Cannata ha spiegato che per l’anno in corso le emissioni di titoli di Stato italiani si attesteranno a 460-465 miliardi, 20 in più di quelli previsti sino all’estate: un incremento che è diretta conseguenza della revisione al rialzo del fabbisogno statale, che nella nota di aggiornamento del Def ha accompagnato il peggioramento della stima del Pil 2012 a -2,4%.

La nuova serie di aste comincia oggi: 3 miliardi di euro di Bot a tre mesi e 8 miliardi di Bot a 12 mesi, ben di più dei 7,7 miliardi in scadenza. Tranquillo alla vigilia il mercato dei titoli di Stato della zona euro, dove il Btp a 10 anni è scambiato a un rendimento del 5,08%, con spread a quota 361, in allargamento di 3 punti base.

Non è solo la finanza pubblica italiana a dover fare i conti con una congiuntura in netto peggioramento: il Fondo Monetario segnala che le banche europee potrebbero trovarsi nella necessità di liquidare assets per 4.500 miliardi nel 2013 in assenza di misure di “fiscal policy” e l’istituzione di una supervisione bancaria unica. Un fenomeno che si spiega con la fuga di capitali dall’eurozona che potrebbe riprendere presto, se non arriveranno le riforme sperate. Il credito disponibile per l’economia potrebbe calare del 4% in Italia, Spagna e nelle altre economie del sud Europa.

In un anno, tra giugno 2011 e giugno 2012 Italia e Spagna hanno sofferto di una fuga degli investitori a causa dell’intensificarsi della crisi del debito. Il deflusso è stato pari a 235 miliardi in Italia, ovvero il 15% del pil e in Spagna di 296 miliardi, pari al 27% del pil.

Il governo italiano ha varato nella notte  la legge di stabilità da dieci miliardi. A partire dall’anno prossimo le aliquote più basse dell’Irpef diminuiranno di un punto, dal 23 al 22% per lo scaglione fino a 15.000 euro e dal 27 al 26% per quello fino a 28.000 euro.  Ma ci sarà l’aumento dell’Iva seppur  di un solo punto anziché di due, dal 10 all’11% e dal 21 al 22% a partire da luglio 2013. Tra le entrate pubbliche spunta la Tobin Tax.

L’eco delle bottiglie scagliate contro il corteo di macchine che scortava Angela Merkel al centro di Atene ha infranto le speranze dei più ottimisti. Per tutto il giorno gli investitori hanno atteso invano segnali positivi dalla visita di Angela Merkel nella capitale greca. Il Cancelliere tedesco si è limitato a dare segnali di disponibilità, ma ancora non c’è stata nessuna vera apertura verso le richieste di Atene: al termine dell’incontro con il premier greco Antonis Samaras la Merkel ha detto che Atene deve restare nella zona euro, ma bisogna vedere che cosa significa questa dichiarazione alla luce delle richieste del governo greco.

La delusione dei mercati si è percepita nelle ultime battute della seduta. Le borse hanno perso quota terminando le contrattazioni in ribasso. A Milano l’indice FtseMib è sceso dello 0,37%. Più forti i ribassi delle altre Borse: Londra -0,6%, Parigi -0,8%, Francoforte -0,9%, Madrid -1,8%.

Fra le blue chip, il titolo migliore è stato StM, in rialzo del 3%: la società ha confermato di avere incaricato JP Morgan di trovare un compratore o un partner per la disastrata joint venture St-Ericsson, che diversi piani di ristrutturazione non sono riusciti a riportare in utile. Inoltre il governo francese sarebbe pronto a cofinanziare un nuovo stabilimento di nanotecnologie a Crolles, nel Sudest della Francia. Energetici in recupero in scia ai prezzi del greggio: Eni +0,6%, Total  +0,2%. In calo Tenaris -0,2%.

Tra il 24 settembre scorso e ieri la Cdp ha ceduto un ulteriore 1,6% del capitale sociale di Eni, per un controvalore di circa 1,01 miliardi di euro, completando così la prevista vendita del 3,3% delle azioni della società petrolifera, per un controvalore complessivo pari ad oltre 2,106 miliardi di euro.

Sono scese le utility con Enel che segna un ribasso dell’1%, A2A invariato, Enel Green Power  -0,8%. Acea -3%. Tra le banche italiane i segni sono contrastati. Intesa -0,8%, Unicredit +0,5%, Ubi -0,7%, Banco Popolare-1,8%, costretta a ritirare l’offerta di un bond per mancata domanda. Nel giorno della combattutissima assemblea,  MontePaschi cede sul campo il 3%. Contrastati anche i titoli del risparmio gestito: Azimut  +1%, Mediolanum -0,5%, Banca Generali +0,6%.

Telecom Italia scende dell’1,7%. Tra gli industriali, Finmeccanica  ha chiuso quasi in parità, -0,1%, mentre la controllata Ansaldo Sts  ha corso in rialzo del 2,6%. Fra le mid cap, Amplifon +0,5% sostenuta dal nuovo giudizio buy di Commerzbank.  Scende Camfin -4,1% dopo il prolungato rally. Ieri è stato pesentato un esposto dei Malacalza alla Procura di Milano e alla Consob contro Marco Tronchetti Provera sulla vicenda Camfin.

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