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Variante Covid, Fed e Bce affossano i listini

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Una rapida fuga dall’azionario e una corsa agli acquisti di titoli di Stato tedeschi e americani caratterizza la seduta odierna, alla luce delle scelte delle banche centrali e nel timore che la ripresa sIa meno solida di quanto stimato fin qui anche per la variabile delta del nuovo coronavirus. Dopo le perdite registrate dai mercati asiatici in mattinata, i listini europei chiudono così in profondo rosso, mentre Wall Street parte in retromarcia, trainata dal crollo dei titoli tech cinesi che sembra contagiare anche il resto del mercato. 

Tra i settori più colpiti ci sono inoltre minerari, automobilistici e bancari, ma anche viaggi e turismo, dopo che Tokyo ha prolungato lo stato di emergenza pandemica fino al 22 agosto in risposta all’aumento dei contagi nella capitale e ha annunciato che le Olimpiadi di svolgeranno senza spettatori.

In Europa: Francoforte cede l’1,77%; Parigi -2,01%; Amsterdam -1,97%; Madrid -2,32%; Londra -1,64%. Piazza Affari è la peggiore: -2,54%, sotto i 25mila punti (24.641) e senza nemmeno una blue chip positiva.

Sul secondario si allarga lo spread tra il Btp 10 anni e Bund di pari durata. Il differenziale cresce a 111 punti base (+3,68%). Il tasso del titolo italiano registra una leggerissima crescita a +0,76%, ma è il titolo tedesco a fare meglio, -0,36%.

Un’attrazione fatale porta gli investitori anche verso i T-Bond, che proseguono il rally avviato qualche giorno fa. Il rendimento del decennale a stelle e strisce  arretra a +1,275% (-3,52%), toccando il minimo da quattro mesi.

Dopo i record di ieri è invece in calo l’azionario americano e i tre indici principali di Wall Street perdono ognuno circa un punto.

Sul mercato dei cambi recupera terreno l’euro, che agguanta contro dollaro 1,184. Tra le materie è poco mosso l’oro, che buca al ribasso la soglia di 1800 dollari l’oncia.

Scivolano pesantemente invece gli altri metalli. In particolare il rame, che a maggio ha toccato il record di 10.747,50 dollari a tonnellata. Il rame di riferimento a tre mesi sul London Metal Exchange (LME) perde l’1,7% e atterra a 9.297,50 dollari nelle contrattazioni ufficiali.

A pesare sui prezzi sarebbero le scelte della Federal Reserve, dopo la lettura delle minute dell’ultima riunione che hanno confermato i piani per un’inasprimento della politica monetaria prima del previsto, benché non imminente. Inoltre la Cina ha indotto aspettative di un possibile allentamento della politica monetaria per sostenere la sua economia, una deriva che secondo l’analista di Saxo Bank Ole Hansen viene interpretata dal mercato come un segno di debolezza del principale consumatore mondiale di metalli.

La ripresa mostra inoltre qualche crepa anche nei dati sulle richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione negli Usa, uscite oggi e deludenti: +2.000 a 373.000, contro attese per un calo a 350.000.

In Europa intanto è stata resa nota la nuova strategia di politica monetaria della Bce, che porta il target dell’inflazione al 2% “nel medio termine”, dal precedente “sotto o vicino al 2%”. Si tratta di un obiettivo “simmetrico”, il che “significa che deviazioni negative e positive dell’inflazione dall’obiettivo sono ugualmente indesiderabili”. Piccoli scostamenti sono ok, secondo la presidente Christine Lagarde, ma in caso di deviazioni durevoli e significative la banca centrale è pronta a intervenire “vigorosamente”. 

L’obiettivo di inflazione fissato al 2%, scrivono gli analisti di Mps Capital Services, “dovrebbe permettere alla Bce di mantenere ancora più a lungo una politica accomodante, considerato che, stando alle ultime stime dell’Istituto, l’inflazione nel 2023 si dovrebbe attestare all’1,4%, ben lontano dall’obiettivo”.

Sono circa 10 anni che il target non viene raggiunto, ma in questa occasione Lagarde sottolinea “l’importanza del fatto che il consiglio direttivo ha approvato all’unanimità l’impegno a raggiungere l’obiettivo del 2% e a mettere in campo le misure necessarie per riuscire nell’intento. Sono molto soddisfatta di questo supporto unanime”.

La parola d’ordine sui mercati, a fronte di tutte queste novità, è stata “vendere”, in sostanza andare all’incasso dopo i tanti record inanellati dall’azionario.

In Piazza Affari le big cap più colpite sono Exor, -4,16%, nel giorno in cui Stellantis (-3,35%), ha presentato il suo piano di sviluppo elettrico. La casa d’auto, nata a gennaio dalla fusione tra Fca e Psa, investirà oltre 30 miliardi di euro entro il 2025 per elettrificare la propria linea di veicoli e aprirà una ‘gigafactory’ anche a Termoli, in Italia. La società ha inoltre anticipato che il margine Ebit rettificato del primo semestre sarà superiore alla guidance prevista per l’intero 2021

Continua l’emorragia su Telecom, -4%, Male Nexi -3,89%. Arretrano le utility a partire da A2a -3,88%. Banche in immersione con Banco Bpm, 3,59% a guidare la fila dei ribassi.

Soffre il risparmio gestito con Banca Generali -3,56% e Poste -3,48% e il lusso con Moncler -3,49%.

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