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Utility italiane, ecco dove investono: Rapporto Agici 2018

FIRSTonline

Migliora complessivamente lo stato di salute delle aziende dell’energia e dell’ambiente, in Italia e in Europa. Un settore chiave per l’economia che si confronta con una fase di transizione-rivoluzione che impone forti investimenti verso i nuovi modelli energetici delle rinnovabili, delle reti di distribuzione intelligenti, della mobilità elettrica e dei nuovi servizi collegati all’innovazione. Un settore nel quale l’efficienza energetica sta diventando, a livello europeo, uno volano di crescita e una sfida sempre più stringente e tale da condizionare buona parte dei piani di spesa delle utilities e delle società impegnate nel business energetico.

Sono questi i temi intorno a cui ruota il Rapporto Utilities 2018, elaborato da Agici Finanza d’Impresa, la società di ricerca e consulenza di cui Andrea Gilardoni, professore alla Bocconi, è presidente e fondatore.   “Dopo anni dominati dal crollo dei consumi, dalla contrazione dei margini  e segnato da un quadro di insieme influenzato dalla crisi – spiega Andrea Gilardoni a FIRSTonline alla vigilia della presentazione del rapporto che avverrà giovedì 1° marzo a Milano – possiamo dire che le aziende sono riuscite a fronteggiare la situazione e che il quadro generale migliora o comunque ha fermato la discesa” . Giovedì, nel corso della presentazione del Rapporto Agici a Milano, saranno anche assegnati i premi 2017: quello per l’Energia sarà assegnato ad Alessandro Garrone e Luca Bettonte di Erg; l’altro, per i Servizi pubblici locali, è stato vinto da Stefano Vnier di Hera. Ma la novità di quest’anno è il riconoscimento speciale a Federico Testa di Enea per il rilancio dell’Agenzia “come centro pubblico di eccellenza per competenze scientifiche e tecnologiche al servizio di industria, istituzioni e consumatori”.

Sul versante interno, dal Rapporto 2018 dell’Osservatorio M&A Utilities (Agici in collaborazione con Accenture) esce confermata la ripresa dei consumi di elettricità nel 2017 con conseguente crescita dei prezzi. Mentre il settore elettrico sta attraversando una profonda trasformazione verso un nuovo modello di produzione-trasmissione-distribuzione-consumo dove le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e gli stessi consumatori avranno un ruolo sempre più centrale, il settore gas ha vissuto un anno caratterizzato da consumi e prezzi in rialzo. Novità importanti riguardano il settore rifiuti dove la raccolta differenziata aumenta e ci avvicina agli standard europei e, dopo anni di stallo degli investimenti, il settore idrico: qui il rapporto parla di un vero e proprio “rinascimento” con la ripresa degli investimenti spinta da una regolazione più favorevole, a beneficio in particolare dei servizi di fognatura e depurazione.

UN PODEROSO CICLO DI INVESTIMENTI

“Proprio qui è l’aspetto più rilevante – osserva ancora Andrea Gilardoni – poiché sia per il settore elettricità e gas, sia per quello ambientale dell’acqua e rifiuti, ci troviamo di fronte  al problema rilevante degli investimenti futuri. Le utility energetiche devono affrontare un importante ciclo di investimenti per la transizione verso un modello energetico più decentrato, lo sviluppo delle rinnovabili e l’impatto dell’innovazione. Saranno necessari investimenti importanti che partono dalla rete e si estendono agli altri business. Nel caso dell’acqua, il settore idrico per anni è stato sotto-investito e ora sta ripartendo per garantire approvvigionamento – è il caso dell’acquedotto Peschiera a Roma – ma anche per fare fronte ai cambiamenti climatici in corso. Nei rifiuti la necessità di investire è data dalla differenziata, dalle tecnologie di recupero che richiede per favorire il processo di chiusura delle discariche”.

Le prime 5 multiutility (A2A, Acea, Hera, Iren e Veritas) hanno pianificato nei prossimi cinque anni investimenti per 11,2 miliardi e ne hanno realizzati 1,5 complessivamente nel 2016. Il rapporto posizione finanziaria netta/Ebitda è contenuto (da 2,5 a 3,2) con tassi medi di finanziamento che vanno dal 3,5 al 2,99 per cento. Tra le società dell’energia, la parte del leone in Italia – dove il mercato è molto concentrato – la fanno Enel e Eni che complessivamente contano di investire 56,2 miliardi a fronte dei 58,1 messi in cantiere dal settore. Nel caso di Enel il 95% della spesa riguarda investimenti regolati, quindi la rete. Nell’acqua, Acea è fuori dai principali gruppi per investimenti programmati e 6 società dichiarano di voler investire 2,6 miliardi entro il 2021. Nei rifiuti le prime 5 utility progettano 1,5 miliardi a fronte di 40 milioni spesi nel 2016.

EFFICIENZA ENERGETICA, CRESCITA PER ACQUISIZIONI

Un capitolo a sé meritano le strategie di crescita dei vari players attraverso alleanze, fusioni e acquisizioni che hanno registrato un valore complessivo di 7,8 miliardi con 86 operazioni, 11 in più dell’anno precedente. “Ci sono accordi e accordi – segnala però Andrea Gilardoni – e molti sono di natura commerciale. Rispetto al passato non vedo fenomeni strutturalmente di particolare impatto o tali da cambiare i connotati del settore. Piuttosto, è interessante l’emergere di intese finalizzate all’efficienza energetica e all’acquisizione di Esco come la recente acquisizione di Tep da parte di Snam. Anche A2A e Terna hanno recentemente annunciato accordi in questo settore che sta prendendo quota nell’ultimo anno e mezzo”.

I TREND IN EUROPA

Se questo è lo scenario italiano, a livello europeo i trend sono analoghi. La crescita dei consumi elettrici è stata dello 0,6% spinta dalle condizioni climatiche e dalla ripresa economica. La spinta sulle rinnovabili riguarda tutti i grandi gruppi con diverse sfumature : a gennaio 2017 Acciona produce energia completamente verde, Statoil al contrario è quasi completamente alimentata da fonti convenzionale, a metà strada si collocano Enel (55%) e E.on (25%) circa.

Si conferma il trend “in picchiata” dei prezzi delle batterie di accumulo, previsto crollare a 73 dollari/kwh nel 2030 dai 642 dollari del 2012. Nell’efficienza energetica si segnala la leadership di Engie e Edf, due campioni francesi.

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Categories: Economia e Imprese