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Unicredit, via alla roadmap virtuale sul made in Italy

Pixabay

Un programma per rilanciare le eccellenze del made in Italy, duramente provate dalla pandemia Covid-19. E’ questo a cui ha pensato Unicredit, con una roadmap virtuale che coinvolgerà tutto il Paese, a tappe: si chiama “The Italian Way” e servirà a riflettere con gli stakeholders e gli esperti sui nuovi scenari economici prospettati dal Covid, e a come organizzare una ripartenza veloce. Il ciclo prevede il seguente calendario di incontri virtuali: mercoledì 17 giugno si parte da Napoli (partner Confindustria Campania) parlando dell’industria della moda italiana, l’indomani da Roma si parlerà di cinema, il 9 luglio da Palermo si parlerà dell’Agrifood italiano; il 13 luglio da Verona si affronterà invece il tema del sostegno al settore dell’Arredo e del Design, il 14 luglio da Torino si analizzerà il settore del Vino, mentre il 21 luglio da Bologna, si parlerà di Meccanica Strumentale e Sostenibilità.

Per concludere, il 23 luglio da Milano si esamineranno le dinamiche del settore Pharma & Healthcare. “Con il ciclo di incontri The Italian Way di Unicredit – hanno commentato Remo Taricani e Andrea Casini, CO-Ceos del Commercial Banking Italy di Unicredit – vogliamo cogliere l’occasione per una riflessione approfondita sulle strategie di rilancio dei settori di eccellenza del Made in Italy. L’obiettivo dell’iniziativa, che si aggiunge a quelle già messe in campo da Unicredit in questi mesi per sostenere le famiglie e le imprese in questa fase di emergenza legata alla pandemia del Covid-19, è quello di avviare un momento di confronto per dare voce alle eccellenze imprenditoriali italiane e per affrontare insieme a loro il tema della ripresa, partendo dalle specificità dei singoli settori che costituiscono le eccellenze del Made in Italy”.

Nel corso degli incontri esperti Unicredit presenteranno dei focus sugli effetti della pandemia sui singoli settori e nuove opportunità da cogliere.

Il Sistema Moda Italia

Nello studio di Unicredit, presentato nella prima tappa a Napoli, si evidenzia come l’alta vocazione estera dell’industria della Moda italiana (con esportazioni che superano il 70% del fatturato), si confronti oggi con uno scenario particolarmente delicato. La Cina rappresenta il 36% delle esportazioni mondiali del settore e pertanto, il fermo di molte fabbriche cinesi crea problemi di approvvigionamento di materie prime e prodotti finiti per le aziende più esposte. Nel dettaglio, l’indagine di Unicredit, basata su dati Cerved, ipotizza due scenari per la Filiera italiana della Moda – il primo più conservativo (“Soft”) e il secondo più pessimista (“Hard”) -entrambi prevedono una brusca discesa nel 2020 e una ripresa nel 2021.

Se nello scenario “Soft” il fatturato a fine 2020 arriverà a perdere circa 1/5 del suo valore rispetto al 2019, con una ripresa prevista a partire dal 2021 che potrebbe essere sufficiente a colmare il calo previsto per l’anno in corso, nello scenario “Hard” il calo potrebbe essere maggiore e superare 1/4 del suo valore pre-Covid, con un rimbalzo significativo ipotizzato nel 2021. E’ inoltre da sottolineare come l’impatto negativo del Covid sarà sostanzialmente omogeneo a quello medio nazionale per tutte le imprese delle diverse regioni italiane e anche in quelle in cui hanno sede il maggior numero di imprese del settore moda in Italia: Toscana (22%), seguita da Lombardia (16%), Veneto (11%) e Campania (10%).

Entrambi gli scenari sono caratterizzati da un deterioramento del profilo di rischio delle aziende del settore causato dai minori ricavi, dalla minore redditività e dal peggioramento della struttura finanziaria delle imprese del settore. Maggiormente colpite risulteranno quelle con maggiore indebitamento e le aziende poco diversificate geograficamente. Più vulnerabili saranno anche le imprese con elevato turnover di proposte rispetto a quelle con una minore rotazione degli stock. L’analisi di Unicredit evidenzia tuttavia come, dal punto di vista reddituale e patrimoniale, le aziende del Fashion nello scenario pre Covid contavano nel complesso uno stato generale di buona salute. Nell’ultimo quinquennio, infatti, i debiti finanziari sul Patrimonio Netto sono diminuiti (dal 26,7% del 2014 al 19% del 2018), mentre la liquidità sui debiti finanziari è aumentata (dal 26,7% del 2014 al 60,5% del 2018).

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