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Ue, 5 nuove procedure d’infrazione contro l’Italia

L’Unione europea ha aperto cinque nuove procedure d’infrazione nei confronti dell’Italia, che ora ha due mesi di tempo per mettersi in regola ed evitare così il deferimento alla Corte di giustizia europea e, quindi, multe. Italia nel mirino della Commissione Ue per mancato rispetto di normative per il commercio di prodotti farmaceutici generici, di norme più facili per fusioni di imprese e delle norme sui rifiuti delle industrie estrattive e per legislazione troppo timida in materia di responsabilità di danno ambientale.

Con particolare riferimento al settore farmaceutico, si chiede al nostro paese di “applicare la legislazione comunitaria relativa alle procedure di autorizzazione alle commercializzazione dei farmaci generici”. Bruxelles ravvisa infatti che il nostro paese “non ha rispettato la scadenza per l’adozione dei pertinenti emendamenti Ue”, e in questo modo “continua a venir meno all’obbligo di tutelare adeguatamente i fabbricanti”.

Sul fronte del mercato interno l’Italia deve “rispettare l’obbligo di attuare norme semplificate in materia di fusioni e scissioni” tra imprese madri e controllate. Nel ricordare come il termine ultimo per attuare tali disposizioni fosse il 30 giugno 2011, l’esecutivo di Bruxelles denuncia che il nostro paese “non ha rispettato gli impegni assunti”. Così facendo le imprese “non possono godere dei benefici derivanti dalla riduzione degli oneri amministrativi ottenuti proprio grazie alla direttiva”, si legge nella motivazione.

Sul versante ambientale, l’Italia mostra “diverse carenze” nell’applicazione delle disposizioni sui rifiuti delle industrie estrattive, soprattutto per quanto riguarda il trattamento di vuoti di miniera. La Commissione Ue, su raccomandazione del Commissario all’Ambiente, Janez Potocnik, chiede quindi di mettersi in regola. Sempre in materia di ambiente, Bruxelles intima al governo di Roma di rendere “più rigorosa” la legislazione sulla responsabilità ambientale sulla base del principio del ‘chi inquina paga’. Sul tema la Commissione Ue non nasconde “particolari inquietudini in merito alla mancanza di responsabilità oggettiva e alla possibilità lasciata agli operatori di utilizzare la compensazione finanziaria, anziché riparare il danno”.

La quinta procedura d’infrazione è stata aperta per la mancata messa al bando delle gabbie per le galline e il pollame, considerate lesive della salute animale.

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