La bankacılık işbirliği non è un fenomeno di nicchia, ma una realtà presente in tutto il mondo, con un peso significativo nell’economia e nell’inclusione finanziaria. Un modello che in Afrika assume una particolare rilevanza, soprattutto per la capacità di portare risparmio e credito anche alle fasce della popolazione rimaste ai margini del sistema bancario tradizionale.
Il tema assume un significato particolare nel 2026, anno in cui l’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari italiane celebra 150 anni di attività, confermandosi la più antica associazione bancaria ancora operativa. Una ricorrenza che offre l’occasione per guardare alla diffusione internazionale della cooperazione bancaria: nel mondo si contano oltre 230 mila istituti, 524 milioni di soci e 820 milioni di clienti, con 9.700 miliardi di euro di raccolta e 7.700 miliardi di impieghi, pari rispettivamente al 13% e all’8% del Pil mondiale.
In questo quadro, il continente africano rappresenta un caso particolarmente interessante per comprendere come il modello cooperativo possa contribuire alla büyüme ve atInclusione sociale.
Le Sacco e la sfida dell’inclusione finanziaria
Tra gli esempi più significativi ci sono le Sacco, Savings and Credit Cooperative Organizations, cooperative di risparmio e credito nate proprio in Africa e oggi diffuse in oltre 60 Paesi, con milioni di soci e il coordinamento del World Council of Credit Unions.
Il loro funzionamento è semplice: persone unite da una comunità, un’organizzazione o un interesse comune mettono insieme i propri risparmi e si concedono reciprocamente credito a condizioni concordate. Sono organizzazioni democratiche, volontarie e autogestite, costituite prevalentemente da soggetti privati e, in alcuni casi, pubblici, con l’obiettivo di offrire servizi finanziari a chi non riesce ad accedere ai canali tradizionali.
Il movimento ha iniziato a svilupparsi negli Seksenler, anche grazie alle cooperative di credito promosse da alcune parrocchie cattoliche per sostenere le comunità locali. Le prime esperienze hanno dovuto affrontare problemi di sostenibilità, spingendo il settore verso un approccio più imprenditoriale, fondato sulla necessità di generare surplus e garantire stabilità nel tempo. Un percorso culminato nel 1993 con la nascita della Saving and Credit Co-operative League of South Africa.
Il caso del Ruanda e le Umurenge Sacco
Un caso emblematico è quello del Ruanda. Nel 2012, nell’ambito della strategia Vision 2020, il governo ha promosso le Umurenge Sacco per estendere i servizi finanziari soprattutto nelle aree rurali, dove una parte consistente della popolazione utilizzava poco o per nulla le istituzioni finanziarie formali.
L’obiettivo era creare una Sacco in ogni distretto, favorendo risparmio, accesso al credito e attività economiche, con l’ambizione di contribuire anche alla riduzione della povertà. Sostenuto da diversi ministeri e dall’Agenzia cooperativa del Ruanda, il progetto ha registrato progressi rilevanti sul fronte dell’inclusione finanziaria.
Prossimità e piccole imprese, la forza del modello cooperativo
L’esperienza delle Sacco aiuta a spiegare perché la cooperazione bancaria sia tornata al centro dell’attenzione. La ragione non è soltanto nella sua funzione sociale, ma anche nella capacità di svolgere un ruolo economico concreto, soprattutto in una fase caratterizzata da profonde crisi e trasformazioni internazionali.
Il movimento cooperativo continua a crescere e a svilupparsi con forme diverse, soprattutto in Africa, ma anche nei Paesi avanzati e in quelli in via di sviluppo. Gli intermediari cooperativi hanno dovuto fare i conti con problemi gestionali, economie di scala e crisi che hanno messo in difficoltà le realtà troppo piccole per essere sostenibili. Nonostante questo, restano presenti in gran parte del mondo e condividono alcune caratteristiche: una particolare attenzione alle imprese medio-piccole, dimensioni che variano in funzione delle strutture economiche nazionali e soprattutto una forte relazione di prossimità con la clientela.
Proprio il legame con il territorio ha rappresentato uno dei punti di forza delle banche popolari, cooperative e localistiche. In una fase di consolidamento del sistema finanziario e di crescente perdita di fiducia da parte della clientela retail, l’attenzione alle esigenze delle comunità ha consentito a molte di queste realtà di mantenere e in alcuni casi migliorare le proprie quote di mercato.
Governance e innovazione senza perdere la mutualità
L’analisi delle esperienze africane mostra inoltre come la yönetim non riguardi soltanto le regole delle singole organizzazioni. Regole, prassi e istituzioni possono contribuire a costruire un sistema capace di garantire comportamenti corretti e omogenei e di avere un impatto sul contesto economico e sociale dei diversi Paesi.
Gli scenari africani sono molto farklı da quelli delle economie industrializzate per storia, cultura e condizioni socioeconomiche, ma presentano anche elementi che ricordano quelli da cui nacque la cooperazione bancaria. Lo spirito mutualistico e l’attenzione programmatica alle esigenze del territorio si sono dimostrati compatibili con le profonde trasformazioni del credito e della finanza.
Il credito popolare ha infatti saputo modernizzarsi e affrontare la concorrenza degli intermediari capitalistici anche attraverso soluzioni originali e innovative, spesso associate a banche quotate, senza abbandonare la propria formula imprenditoriale di solidarietà. Al centro rimangono banche di prossimità con struttura cooperativa e capitale sociale frazionato, istituti retail grandi, medi e piccoli, attivi su territori più o meno estesi e orientati non soltanto al profitto, ma alla condivisione di valori e al rapporto con le comunità.
