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Tim svaluta per 2 miliardi e Vivendi torna all’attacco

Imagoeconomica

Venerdì nero per Tim che in Borsa, intorno alle 15 di venerdì, cede il 5,7% a 0,5108 euro mentre il  Ftse Mib è in ribasso dell’1%.

TIM ANNUNCIA LA SVALUTAZIONE

A pesare sull’andamento del titolo sono i conti dei primi nove mesi approvati ieri in tarda serata (8 novembre) dal consiglio di amministrazione della società. Al 30 settembre Tim ha registrato infatti una perdita di 800 milioni a causa della svalutazione dell’avviamento domestico per 2 miliardi di euro. Senza questa, l’utile netto sarebbe stato positivo per 1,2 miliardi di euro. “Tale svalutazione – spiega l’azienda guidata da Amos Genish – decisa a seguito del processo di impairment test, non ha impatti sui flussi di cassa ed è dovuta al deterioramento del quadro competitivo e regolatorio ed ai più alti tassi di interesse”.

“La svalutazione – continua Tim – non modifica le priorità strategiche del Piano triennale e non tiene conto delle revisioni che saranno prossimamente sottoposte all’approvazione del Consiglio di Amministrazione con l’obiettivo di un continuo miglioramento della performance operativa e finanziaria della Società”.

Nel corso dell’odierna conference call, l’ad Amos Genish ha sottolineano che: “la svalutazione non è di natura cash e non modifica le priorità del piano di Tim alle quali rimaniamo fedeli”.

“La maggior parte del cda – ha spiegato ancora l’amministratore delegato dell’azienda di Tlc – ha deciso svalutare l’avviamento sulla business unit domestica per l’andamento dei rendimenti dei Btp maggiori rispetto al passato e che hanno avuto un impatto negativo sul costo del capitale e in piu’ per il deterioramento delle dinamiche del mercato”.

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VIVENDI TORNA ALL’ATTACCO

La decisione di svalutare l’avviamento domestico non è piaciuta a Vivendi che ha diffuso un comunicato di fuoco. Il colosso francese, primo socio di Tim con il 23,9% del capitale, ha fatto sapere che la scelta di procedere con le svalutazioni in corso di esercizio è stata presa con il voto contrario di Vivendi e ha confermato il fatto che non sia stata indetta un’assemblea per nominare la società di revisione.

Parlando con l’agenzia Reuters, il portavoce del gruppo ha inoltre affermato che la società non esclude la possibilità di convocare un’assemblea per nominare suoi rappresentanti in consiglio e “non esclude nessuna iniziativa che sia idonea a tutelare i suoi interessi”.

Vivendi accusa Elliott, azionista di minora ma in maggioranza nel Cda, di essere responsabile della “disorganizzazione” del gruppo e dell’andamento altalenante del titolo in Borsa.

I CONTI DEI NOVE MESI

Tornando ai conti, nei primi nove mesi del 2019, i ricavi ammontano a 14,077 miliardi di euro. A parità di principi contabili (rispetto all’analoga trimestrale 2017) la cifra arriva invece a 14,217 miliardi (-3,1%): “alla sostanziale stabilità dei ricavi della Business Unit Domestic si è contrapposta la riduzione della Business Unit Brasile (-460 milioni di euro) interamente correlata alla svalutazione del real brasiliano, di oltre il 20% rispetto ai primi nove mesi del 2017”, spiega ancora la società.

Al 30 settembre l’ebitda organico è pari a 6,2 miliardi di euro, stabile rispetto allo stesso periodo del 2017 (al netto della componente non ricorrente e degli altri “one-off”), il margine operativo lordo dei 9 mesi è invece pari a 5,778 miliardi. Infine l’ebitda confrontabile: 6,03 miliardi (-2,9%).

L’ebit è a quota 617 milioni di euro ma quello confrontabile ammonta a 762 milioni, in calo del -73,1% rispetto ai primi nove mesi del 2017 con un’incidenza sui ricavi del 5,4% (19,3% nei primi nove mesi del 2017). L’ebit dei primi nove mesi, sottolinea Tim “sconta 2.000 milioni di euro relativi alla svalutazione dell’avviamento attribuito a Core Domestic, nonché l’impatto negativo di altri oneri non ricorrenti (128 milioni di euro, 185 milioni di euro nei primi nove mesi del 2017, a parità di tasso di cambio e tenuto conto dei “one-off” inclusi nell’EBITDA). In assenza di tali oneri la variazione organica dell’Ebit sarebbe risultata negativa per 68 milioni di euro (-2,3%), con un’incidenza sui ricavi del 20,3% (21,0% nei primi nove mesi del 2017”).

Al 30 settembre, l’indebitamento finanziario netto rettificato ammonta a 25,190 miliardi, in ribasso di 118 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2017 (25,308 miliardi di euro).

L’OBIETTIVO SUL DEBITO

La società ha rivisto anche al ribasso il target sul debito. Il cda “non conferma il rapporto fra Indebitamento finanziario netto rettificato ed Ebitda circa 2,7 volte a fine 2018, ante fabbisogni finanziari per l’acquisizione dello spettro frequenze”. Le aspettative si riducono “in considerazione di numerosi fattori fra cui, a titolo non esaustivo, la multa connessa al procedimento Golden Power, il consolidamento di un contesto competitivo avverso e le tensioni in ambito regolatorio nel mercato Domestico, nonché l’indebolimento del tasso di cambio del Real brasiliano”.

“Tutto dipenderà dall’andamento dell’ebitda – ha spiegato il cfo, Pier Giorgio Peluso nel pomeriggio – il rapporto ebitda- debito del 2017 era pari a 3 e potrebbe riallinearsi a questo livello”.

Nello stesso frangente Genish ha anticipato che i target del piano industriale “verranno rivisti dal cda a inizio 2018”. Il progetto industriale, comunque, ha spiegato ancora il numero uno di Telecom, continuerà a puntare “sulla riduzione del debito e sull’aumento del free cash flow”.

IL FUTURO: “APERTI A COLLABORARE CON OPEN FIBER”

“Siamo aperti a una collaborazione con Open Fiber nello sviluppo della rete ftth che sia positivo per tutti ossia per i consumatori, la società, gli utenti e l’Italia in generale che potrà soddisfare agenda di digitalizzazione del Governo”. ha dichiarato ancora Genish, aggiungedo che “Uno sviluppo (dei rapporti con Open Fiber) sarà positivo quando accadrà. Diamo”

Il manager ha poi chiarito che i collegamenti in fibra sono ad oggi 3 milioni. “L’adozione della fibra è ancora lenta e la migrazione all’ftth è più lenta rispetto a quella Fttc”. Per il ceo la crescita allungherà il passo nei prossimi in termini velocità, giga e offerte nelle aree giuste.

Rimanendo sulla rete, ma parlando dello scorporo, il ceo di Telecom Italia ha spiegato che “il progetto di separazione legale della rete non è cambiato. Si tratta del progetto più importante”, ha dichiarato Genish, che tuttavia ha detto: “L’interesse pubblico sulla separazione legale si è però ridotto e quindi il progetto ha rallentato rispetto al passato”. Il manager ha detto che comunque Telecom continua “a discutere con Agcom e con le altre istituzioni per far capire quanto rilevante sia tale progetto”.

L’ad ha poi parlato del Brasile specificando che Tim Participacoes rimane un asset strategico. “E’ l’unità a maggior performance e quindi rimarrà un asset strategico se ci saranno fusioni e acquisizioni, verranno fatte per migliorare il vantaggio competitivo della compagnia. Se ci saranno opportunità le coglieremo, ma non è una priorità”. Genish ha detto che “già dopo le elezioni abbiamo assistito a una nuova stabilità e pensiamo che lo scenario migliorerà”. Genish non si è invece sbilanciato su Nextel: “Non si può parlare, posso dire che siamo interessati, ma siamo in una fase iniziale”.

5G: PRIMI LANCI NEL 2019

Impossibile non parlare poi delle torri e del 5G. Secondo il manager israeliano “Non vi è dubbio che lo sviluppo del 5g è un’opportunità di business fantastica per Inwit, le cui torri diventano sempre più importanti”, ha detto l’ad. “Siamo consapevoli che i ripetitori di Inwit con il 5G ci daranno un vantaggio competitivo. Sfrutteremo l’occasione nel miglior modo possibile in modo da correlare i ripetitori alla nostra strategia sul 5G. La strategia Tim è quella di sostenere le torri di Inwit”.

Rimanendo sul 5G, Genish ha poi annunciato per l’anno prossimo i primi lanci dei servizi 5G, anche se le vere offerte partiranno nel 2020. “Crediamo che il 5G sarà il catalizzatore del nostro business e aiuterà anche a migliorare il modello business della nostra azienda”. Più nel dettaglio, il ceo ha spiegato: “Stiamo lavorando con i fornitori per garantire lanci nella prima metà del 2019, al massimo nel terzo trimestre 2019. I lanci saranno effettuati in alcune città chiave, dove le offerte commerciali saranno oltre la così detta fase pilota, in modo da far capire i servizi del 5G. Comunque le offerte partiranno nelle principali città italiane, solamente nel 2020 quando saranno disponibili i terminali e le attrezzature”.

(Ultimo aggiornamento: ore 16.13 del 9 novembre). 

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