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Telecom: su rete e governance c’è ancora troppa nebbia

Massimo Sarmi approderà davvero alla guida di Telecom Italia? E, nel frattempo, le deleghe resteranno tutte in capo all’ad Marco Patuano o verranno in parte redistribuite a favore del presidente ad interim Aldo Minucci, a cui potrebbero andare le relazioni istituzionali e la rappresentanza legale? A pochi giorni dalla clamorose dimissioni del presidente Franco Bernabè molte nubi avvolgono ancora il futuro di Telecom Italia. Nubi che investono la governance della società ma che soprattutto ruotano attorno al destino della rete.

Il Governo, sia con il premier Enrico Letta che attraverso le parole del viceministro dello Sviluppo, Antonio Catricalà, che ha delega per le telecomunicazioni, ha detto non chiarezza che considera la rete di telefonia fissa un asset strategico e che dunque pensa che su di essa ci debba essere un presidio italiano. L’ideale sarebbe risolvere il problema con lo scorporo dell’infrastruttura di rete, che però richiede tempo (almeno un anno e mezzo) e la sua collocazione in una newco a guida tricolore nella quale ci sia una forte presenza della Cassa depositi e prestiti, disposta a intervenire nella rete – come prevede la sua mission – ma non nel resto delle attività di Telecom, che non possono certo essere definite strategiche.

Tuttavia, a quanto si sa, gli spagnoli di Telefonica non vedono di buon’occhio lo scorporo della rete e si riservano di far valore le clausole dissolventi firmate con Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Generali al momento del recente accordo sul riassetto azionario di Telco. In altre parole, se qualche autorità italiana dovesse cambiare il perimetro di Telecom, gli spagnoli potrebbero decidere di non fare altri passi avanti in Telco ma di fermarsi all’attuale 66%, con non poche incertezze sul futuro di tutta Telecom.

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