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Telecom Italia sospende il piano Cassiopea e vara il dopo Cattaneo

Telecom Italia congela il piano Cassiopea che avrebbe dovuto competere con la banda ultralarga di Infratel nelle aree a fallimento di mercato e vara il dopo-Cattaneo. E’ terminato a Roma il consiglio d’amministrazione che dovrà sancire l’addio milionario dell’amministratore delegato Flavio Cattaneo, dopo 16 mesi dal suo insediamento alla guida della corazzata nazionale delle Tlc. Il manager è uscito dalla sede di Telecom senza partecipare alla riunione del Consiglio né rilasciare dichiarazioni. Lascerà l’azienda con una buonuscita di circa 30 milioni in base agli accordi che, secondo le indiscrezioni, sono stati raggiunti con l’azionista di riferimento Vivendi, detentore del 23,9% del capitale. Cattaneo resterà fino a giovedì per l’approvazione della semestrale e dei conti del secondo trimestre, subito dopo sarà un triumvirato a guidare il gruppo e a riportare la pace nei rapporti con il governo italiano. Dopo il divorzio, i francesi sono dunque pronti a voltare pagina con due mosse: la creazione di un triumvirato, che si spartirà le deleghe dell’ad uscente e che sarà composto dal presidente Arnaud de Puyfontaine, dal vicepresidente Giuseppe Recchi e dal nuovo direttore generale, l’israeliano Amos Gemish, e la ripresa del dialogo con il Governo, sancito da un recente incontro tra il premier Paolo Gentiloni e il patron di Vivendi, Vincent Bolloré che ha promesso di non intralciare i programmi di Open Fiber sulla fibra.

La sospensione del piano Cassiopea ne è una conferma. Ad avere anticipato la decisione, l’agenzia Reuters, citando una fonte secondo la quale il progetto “è stato congelato”.

Una seconda fonte, sempre riportata da Reuters, aggiunge che Tim, nell’ambito delle conversazioni con l’Antitrust, ha comunicato che gli armadi realizzati finora “non sono in vendibilità”, cioè non sono operativi e che al momento il gruppo non assegna nuove commesse. “Quindi è corretto dire che il piano è sospeso”.

La mossa è chiaramente un segnale distensivo nei confronti del governo dopo che si era venuto a creare il “corto circuito” sul piano per la realizzazione della rete in fibra ottica nelle zone poco commerciali: il piano portato avanti con fondi pubblici e le gare vinte da Open Fiber (50% Enel e 50% Cassa depositi e prestiti) per la sua realizzazione erano incappate nell’interesse rilanciato a sorpresa da Tim che a quelle aree aveva inizialmente detto di non essere interessata. 

Sulla carta, il progetto dell’AD di Tim era quello di costituire una newco con investitori finanziari, che avrebbe sostenuto la spesa per la rete nelle aree svantaggiate.

Diversi osservatori erano scettici sulla concreta realizzabilità dell’operazione, a causa del rapporto costi benefici poco interessante.

Di sicuro però l’annuncio di Telecom Italia di intervenire direttamente poteva creare difficoltà al piano Infratel, che presupponeva l’assenza di privati e che proprio per quedsta ragione era stato autorizzato dalla Ue.

(aggiornato alle 20:08)

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Categories: Finanza e Mercati