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Stabilità, ok dalla Camera: la novità della “family card”

FIRSTonline

La Camera ha dato nella notte uno scontato via libera alla Legge di Stabilità: senza fiducia ma con una seduta estenuante, con votazioni a raffica. Il provvedimento aumenta ancora di taglia, era a 993 commi prima di approdare nell’aula di Montecitorio. Ora, con una quarantina di emendamenti approvati sul filo di lana, si arriva ben oltre i 1.000 commi.

Sale anche il valore della manovra, che ora “pesa” 35,4 miliardi contro i 29,6 miliardi iniziali. È l’effetto delle misure introdotte al Senato ma soprattutto del capitolo sicurezza e cultura approvato in commissione Bilancio alla Camera dopo gli attentati di Parigi. Quel solo emendamento – con gli 80 euro per le forze di polizia, i fondi contro il cyber crime, le risorse per le attrezzature, ma anche con i 500 euro ai diciottenni e i fondi per le periferie – vale 2,4 miliardi. E la copertura porta il deficit dal 2,2% al 2,4%.

Gli interventi introdotti si sommano così alle misure previste al varo del Consiglio dei Ministri: l’addio alla Tasi prima-casa che vale 3,7 miliardi, gli sgravi per le assunzioni, il superammortamento sugli investimenti delle imprese. Scompare, invece, il ventilato calo dell’Ires, l’imposta sui redditi delle società, già nel 2016. Bisognerà attendere il 2017.

Tra gli emendamento più rilevanti approvati, quello che introduce agevolazioni per le famiglie numerose. La “card” destinata alle famiglie “con almeno tre figli minori a carico” darà accesso a sconti per l’acquisto di beni e servizi “ovvero a riduzioni tariffarie con soggetti pubblici o privati che intendano contribuire all’iniziative”. L’emendamento – presentato dal deputato Mario Sberna del gruppo parlamentare «Per l’Italia-Centro Democratico» – è stato infatti approvato dall’Aula della Camera. La carta, che avrà valore biennale, sarà rilasciata dai Comuni «previo pagamento degli interi costi di emissione», con criteri e modalità stabilite sulla base dell’Isee con decreto dei ministero del Lavoro di concerto con il Mef e il Mise. 

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