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Spread su, Borsa nervosa, la stretta Bce rafforza l’euro

Piazza Affari resta l’unico listino in rosso dell’area euro e comunque il più nervoso: l’indice di Milano alle 13 è in calo dello 0,35% circa, poco sotto quota 21.700 punti. In terreno positivo gli altri mercati: Francoforte +0,4%, piatta Parigi, Madrid +0,6% (il mercato gradisce il nuovo governo, guidato dal socialista Sanchez, con una forte impronta europeista), Londra +0,4%.

Ancora sotto pressione lo spread, salito attorno ai 254 punti (massimo a 257) a fronte di un rendimento del 2,95%, in crescita da 2,76%. Preoccupa ancor di più l’incremento del titolo biennale, il più sensibile all’andamento della domanda, salito a 1,29% (da 0,958%). Si allarga anche il differenziale di rendimento con la Spagna a 151 punti da 142, quasi 10 punti oltre la chiusura di ieri i credit default swap (Cds) a 5 anni sul debito italiano sono saliti a 230 punti base dai 205 della chiusura di ieri. Si riduce intanto il vantaggio nei confronti della Grecia, fanalino di coda dell’Eurozona (a 158 punti base, sui minimi dal 2009).

In forte ascesa l’euro a 1,1747, ai massimi da dieci giorni. Oltre alle fibrillazioni della politica italiana, nel giorno della fiducia alla Camera del governo, la giornata è caratterizzata dalla conferma delle anticipazioni di Bloomberg: l’agenzia ha scritto che a Riga, il prossimo 14 giugno, i membri del direttorio della Banca centrale europea discuteranno della fine della politica monetaria ultra-espansiva. Stamattina il capo economista della Bce, Peter Praet ha ribadito che nella zona euro i tassi resteranno bassi per molto tempo e saranno su questi livelli anche ben oltre la fine del Qe. Ma il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, parlando a Berlino, ha rilevato che “da un po’ di tempo gli operatori di mercato si aspettano che gli acquisti di asset termineranno prima che il 2018 sia concluso”.

Il petrolio Brent è in rialzo dello 0,3% a 75,6 dollari il barile sostenuto dal possibile stop delle esportazioni del Venezuela. Oggi pomeriggio il dato sulle scorte Usa pubblicato dalla EIA.

Eni -0,4%, non ha esposizione significativa all’Iran e quindi non prevede di subire impatto dalle sanzioni secondarie annunciate dagli Stati Uniti, ha detto ieri un portavoce. Saipem -0,2%, Tenaris -0,3%.

In questa cornice continua il tiro al bersaglio sulle banche italiane, che, partite in rialzo, hanno presto esaurito il tentativo di rimbalzo. L’indice di settore cede l’1,6% a fronte di un andamento quasi invariato dello Stoxx europeo: Intesa lascia sul terreno l’1,8%, Unicredit il 2,3%. Sotto tiro anche Mps (-2,1%).

Contrastato anche il risparmio gestito. Poste italiane -0,2%, Azimut-1,9%. I manager della società, riuniti nella finanziaria Timone, hanno comprato il 5% del capitale, arrivando al 24,2% del capitale. Anima -3,3%. Tengono Finecobank (+1,1%) e Banca Generali (+0,8%).

Tra i pochi rialzi spicca Stm (+1,2%) in sintonia con l’avanzata dei tecnologici Usa. Rimbalza Mediaset (+2,14%) dopo le perdite della vigilia. Il settore aspetta lo scontro miliardario su Sky tra Fox-Disney e Comcast, dopo l’ok all’asta delle autorità britanniche.

Corre Amplifon (+3,4%, da +6% in avvio) che beneficia di una promozione a “buy” di Goldman Sachs.

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