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Snam colloca primo bond sostenibile da 1,5 miliardi

Imagoeconomica

Snam ha concluso il primo Sustainability-Linked Bond per 1,5 miliardi di euro in due tranche, da 850 milioni e 650 milioni di euro. L’emissione, destinata a investitori istitutzionali, ha raggiunto un picco di circa tre volte l’offerta ovvero superiore a 4,5 miliardi di euro. Buone notizie anche per Banco Bpm che conclude l’emissione di un bond Tier II da 400 milioni di euro rivolta a investitori istituzionali.

La prima tranche del bond sostenibile emesso dal gruppo guidato da Marco Alverà, da 850 milioni di euro, con scadenza 20 giugno 2029, prevede una cedola annua dello 0,75% con un prezzo re-offer di 99,435% (corrispondente a uno spread di 60 punti base sul mid swap di riferimento). La cedola verrà incrementata di 25 bps per anno, a partire dal giugno 2026 per la cedola pagata nel giugno 2027, nel caso di non raggiungimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas naturale (-55% al 2025 rispetto al 31 dicembre 2015), oppure a partire dal giugno 2028 per la cedola pagata nel giugno 2029 nel caso del mancato raggiungimento del solo obiettivo di riduzione delle emissioni Scope 1 e 2 (-40% al 2027 rispetto al 31 dicembre 2018).

La seconda tranche, da 650 milioni di euro, con scadenza 20 giugno 2034, prevede una cedola annua dell’1,25%, con un prezzo re-offer di 99,762% (corrispondente a uno spread di 80 punti base sul mid swap di riferimento). La cedola verrà incrementata di 25 bps per anno, a partire dal giugno 2031 per la cedola pagata nel giugno 2032, nel caso di non raggiungimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni Scope 1 e 2 (-50% al 2030 rispetto al 31 dicembre 2018).

Mentre Banco Bpm ha emesso un bond subordinato Tier II, con scadenza dieci anni (gennaio 2032), rimborsabile anticipatamente cinque anni prima della scadenza, per un ammontare pari a 400 milioni di euro.

Il titolo, riservato agli investitori istituzionali, è stato emesso ad un prezzo pari a 99,521 e paga una cedola fissa del 3,375% per i primi 5 anni; qualora l’emittente decidesse di non esercitare l’opzione di rimborso anticipato la cedola per il successivo periodo fino a scadenza verrebbe rideterminata sulla base del tasso swap a 5 anni alla fine del quinto anno, aumentato di uno spread pari a 340 bps. 

Gli investitori che hanno partecipato sono principalmente asset manager (55%) e banche (15%), mentre la distribuzione geografica è a prevalenza estera: Regno Unito col 24%, Paesi Nordici con il 21%, la Francia con il 14% e Germania, Austria e Svizzera con complessivamente 5% l’Italia col 33%.

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