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Sfida scudetto: vincono sia Juve che Roma

Riecco la solita Juve! Quella che, come da tradizione in campionato, vince pur senza incantare dal punto di vista del gioco e si porta a casa 3 punti pesantissimi in chiave scudetto. Espugnare Verona non era facile e non solo per l’organizzazione tattica del Chievo, sempre tignoso da affrontare specialmente in casa sua.

I problemi erano anche interni: una condizione fisica non al top, tanti giocatori infortunati (ieri si è fermato anche Barzagli), un gioco un po’ stentato che aveva alimentato tante polemiche. Ma quando il gioco si fa duro, si sa, i duri cominciano a giocare, e così la Juventus ha saputo reagire alle critiche e portarsi a casa una vittoria tutt’altro che scontata, soprattutto per come si erano messe le cose.

“Abbiamo fatto una bella partita conquistando un risultato importante – l’analisi di Massimiliano Allegri. – Questo è stato un mese difficile, con tante gare molto insidiose, però siamo riusciti a chiuderlo al meglio. Ogni anno è sempre più dura, veniamo da 5 scudetti consecutivi e tutti provano sempre a batterci. La nostra sfida, questa volta, è migliorare noi stessi”.

L’ultimo concetto non è puramente casuale: le presunte frasi di Buffon (pubblicate dalla Gazzetta ma smentite dalla società) hanno evidentemente infastidito il tecnico bianconero, subito pronto a ribadire come le vittorie della squadra siano tutt’altro che semplici. Il Chievo visto ieri ha dato un bel sostegno alla sua tesi: i gialloblu non si sono certo “scansati”, anzi hanno provato a infastidire la Signora fino alla fine.

Dopo un primo tempo sostanzialmente equilibrato, la Juve è riuscita a sbloccare il match con Mandzukic, bravissimo a sfruttare l’assist di Cuadrado e a freddare Sorrentino (53’). Lì però è uscito l’orgoglio degli uomini di Maran, che prima hanno sfiorato il pareggio con Gobbi, poi lo hanno trovato grazie a un rigore di Pellissier provocato da un fallo di Lichtsteiner (66’).

Per rompere l’empasse serviva il guizzo di un campione e lì è salito in cattedra Pjanic: splendida la sua punizione nel sette che ha lasciato immobile il portiere del Chievo (75’). Il risultato è rimasto inchiodato sull’1-2 fino alla fine, con la Juve che si porta a casa la decima vittoria in 12 giornate: per la Champions serve di più, in Italia invece basta ampiamente così. Sempre che la Roma non decida seriamente di mettersi di traverso.

Già, perché la squadra di Spalletti continua a volare e se non fosse per l’inizio difficile, probabilmente, sarebbe ancora più vicina alla vetta della classifica. I giallorossi sembrano aver trovato un ritmo molto importante, certificato anche dalla vittoria di ieri sul Bologna. Il 3-0 finale rende l’idea di quanto sia stato netto il divario tra le squadre in campo, anche se è maturato soprattutto nella ripresa, quando i rossoblu di Donadoni si sono sciolti come neve al sole.

Sugli scudi c’è Mohamed Salah, autore di una tripletta e di una partita devastante: il povero Masina, malcapitato terzino col compito di marcarlo, sarà tornato a casa col mal di testa. L’egiziano ha sbloccato il match con un tiro deviato proprio dal suddetto giocatore del Bologna (13’), poi ha arato il campo con la solita velocità a cui, questa volta, s’è aggiunta anche una precisione da attaccante vero.

E così nella ripresa, approfittando degli spazi di un avversario costretto a scoprirsi, ne ha segnati altri due, prima capitalizzando una verticalizzazione di Strootman (62’), poi appoggiando in rete a porta vuota dopo un tiro di Dzeko respinto da Da Costa (71’).

“I suoi strappi sono veramente incredibili, a volte va talmente veloce che finisce per sbagliare – l’elogio di Spalletti. – Nella prima mezzora non abbiamo fatto benissimo ma poi abbiamo trovato la chiave giusta per aprire il Bologna, ad ogni modo è la mentalità ad essere cambiata. A Roma si dice che i giocatori “nun ce vonno sta” a perdere ed è proprio così: se non vincono non sono contenti e, pareggio di Empoli a parte, siamo cresciuti davvero tanto rispetto all’ultima sosta”. Ecco perché lo scudetto, forse, è ancora lontano dall’essere assegnato, e non solo per una mera questione matematica.

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