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Salernitana-Milan 2-2, il pari che sconvolge la corsa scudetto: l’Inter può tornare in testa già oggi

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La Salernitana sconvolge la lotta scudetto. Il pareggio dell’Arechi, infatti, ferma un Milan lanciatissimo verso un possibile +4, che oggi invece potrebbe ribaltarsi se l’Inter battesse il Sassuolo. Anche il Napoli, ovviamente, proverà a beneficiarne domani a Cagliari, perché questo 2-2 del tutto inatteso, ma meritato, ha l’aria di essere un capitolo piuttosto importante del campionato.

Salernitana-Milan 2-2, l’analisi

Davide Nicola aveva promesso una Salernitana da battaglia, pronta a sfidare il Milan su ogni pallone della partita. È stato di parola, perché i granata hanno offerto una prova gagliarda sin dai primissimi secondi, con quel mix di spensieratezza figlia di chi, in fondo, ha poco da perdere ma diverse cose da offrire. I rossoneri invece, pur approcciando bene il match (Messias ha trovato il vantaggio dopo appena 5’), non hanno mostrato la stessa intensità, probabilmente sorpresi dall’avversario, ma anche per via dei soliti limiti che, proprio come un anno fa, stanno costando cari. Non può essere un caso se il Diavolo, tra Spezia e Salernitana, ha raccolto un solo punto e se con i liguri c’era la giustificazione dell’ormai noto “effetto Serra”, con i campani non c’è proprio nulla da dire.

A tradire Pioli sono stati quei giocatori decisivi in altri contesti, tipo Maignan, fino a ieri esente da errori, Tomori, da sempre uno dei più affidabili, o Giroud, giustiziere dell’Inter nel derby. In un Arechi ricolmo di folla e dai decibel sudamericani il portiere ha tradito consegnando a Bonazzoli il pallone dell’1-1 (29’, bravo anche lui nel trovare la rovesciata), il difensore si è perso Djuric in occasione del 2-1 (72’), l’attaccante non ha saputo concretizzare nulla nell’area avversaria. A un certo punto la partita sembrava addirittura persa, poi è entrato Rebic e ha realizzato il 2-2 con la complicità di Sepe, poco reattivo sul tiro, ma il colpo del 2-3 è rimasto in canna, proprio come il sogno di staccare l’Inter e prendersi un pezzetto di scudetto.

“Siamo delusi perché non abbiamo giocato la miglior partita – il commento di Pioli – Abbiamo commesso ingenuità che abbiamo pagato a caro prezzo, non riuscendo a giocare bene dal punto di vista tecnico, anche per troppa frenesia. Io e i ragazzi siamo delusi, ed è giusto esserlo perché non abbiamo giocato da Milan. Lo scudetto? Attorno a noi c’è un’atmosfera strana, gli addetti ai lavori continuano a farmi questa domanda, ma poi non ce n’è uno che creda in noi”.

Inter-Sassuolo (ore 18)

Oggi dunque toccherà all’Inter fare la sua mossa, in un match con il Sassuolo che diventa importantissimo per tutta una serie di motivi. Anzitutto di classifica, visto che c’è la possibilità di riprendersi il primo posto senza dover sfruttare neanche il bonus di Bologna. Poi però c’è la delusione post Champions, perché se è vero che l’Inter non ha certo sfigurato di fronte al Liverpool di Klopp, lo è anche che ha finito per perdere la partita e, con buona probabilità, la qualificazione.

Oggi, dunque, la squadra di Inzaghi è attesa al varco per capire il suo reale stato di salute, visto che l’ultima vittoria in campionato risale ormai al 22 gennaio contro il Venezia. Da allora sono arrivate la sconfitta nel derby e il pareggio di Napoli, tanto che le rivali hanno rosicchiato punti in classifica. Urge una risposta e pure di quelle importanti, dunque 3 punti possibilmente convincenti.

Inzaghi, ieri in silenzio stampa, lo sa bene, ma dovrà farcela senza due uomini fondamentali come Bastoni e, soprattutto, Brozovic, che finora non aveva saltato nemmeno una partita. Il tecnico dovrà così rivedere il consueto 3-5-2, in virtù di uno un po’ diverso dal solito con Handanovic in porta, Skriniar, De Vrij e Dimarco in difesa, Dumfries, Gagliardini, Barella, Calhanoglu e Perisic a centrocampo, Sanchez e Lautaro in attacco. Dionisi perde Ferrari per squalifica, ma ritrova Scamacca e Raspadori, fondamentali per tentare il colpaccio: il 4-2-3-1 neroverde vedrà Consigli tra i pali, Muldur, Chiriches, Ayhan e Rogerio nel reparto arretrato, Frattesi e Lopez in mediana, Berardi, Raspadori e Traoré alle spalle dell’unica punta Scamacca.

Roma-Verona 2-2, l’analisi

L’altro anticipo del sabato, oltre alla vittoria della Sampdoria sull’Empoli (2-0 firmato Quagliarella), ha visto il pareggio tra Roma e Verona. Il 2-2 finale fotografa alla perfezione la partita, esattamente spaccata in due: l’Hellas ha dominato il primo tempo portandosi in vantaggio di due gol grazie a Barak (5’) e Tameze (20’), i giallorossi invece sono venuti fuori nel secondo, costringendo i veneti nella propria metà campo e trovando le reti della “rimontina” con i giovanissimi Volpato (65’) e Bove (84’), lanciati da Mourinho nel tentativo di evitare la sconfitta.

Il portoghese, come sempre, è stato protagonista a bordocampo, costringendo l’arbitro Pairetto ad espellerlo in pieno recupero per proteste, tanto da non presentarsi neanche in conferenza stampa in segno di dissenso. Nello specifico questo non è un punto da buttare, anzi per come si era messa la partita verrebbe quasi da dire che è guadagnato, ma più in generale la stagione della Roma non sta andando come da previsioni e le assenze, per quanto innegabili, non bastano a spiegare tutto. La corsa alla Champions è diventata quasi impossibile, quella all’Europa League è tutt’altro che scontata: un po’ poco se scegli un allenatore come Mourinho e acquisti giocatori come Abraham e Oliveira.

Fiorentina-Atalanta (12.30) e Udinese-Lazio (20.45)

Il pari dell’Olimpico, unito a quello della Juve di venerdì, rendono ancora più piccanti le altre gare domenicali con vista sull’Europa, a cominciare da quella del Franchi tra Fiorentina e Atalanta. Al momento non si può parlare di scontro diretto, visto che i bergamaschi sono quinti a 3 punti dai bianconeri (ma con due partite in meno), mentre i viola sono all’ottavo posto, ma se Italiano riuscisse a battere Gasperini, come già successo in tutti e due i precedenti stagionali (l’ultimo in Coppa Italia), potrebbe nutrire serie ambizioni di Champions, tanto più che anche a lui manca ancora una partita. I nerazzurri dovranno sudare non poco, oltretutto in una settimana pienissima che li ha visti giocare anche in Europa League contro l’Olympiacos, ma l’occasione di tornare padroni del proprio destino, in virtù del pari della Juve nel derby, è di quelle da non sprecare.

Lo stesso discorso si può fare anche per la Lazio, che se vuole nutrire ambizioni europee non può non vincere a Udine, specialmente dopo il passo falso dei cugini giallorossi. Sarri però è alle prese con tante assenze importanti, a cominciare da Immobile, passando per Acerbi e Lazzari, fino agli squalificati Luis Alberto e Leiva, inoltre la sua squadra è reduce dall’impegnativa trasferta di Oporto e potrebbe pagare dazio alla stanchezza. Servirà una prestazione attenta e concentrata, a differenza di tutte le altre in cui i biancocelesti non sono riusciti a caricarsi mentalmente. L’Europa, del resto, non è per tutti, ma solo per i più bravi: i posti sono pochi e vanno guadagnati domenica dopo domenica.

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