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Rinvio Imu solo sulla prima casa, Saccomanni dice no alle imprese

Solo la prima casa. Dopo giorni di trattative e pressioni, dal Governo arriva la decisione finale: il rinvio dell’acconto Imu (probabilmente a settembre) rimane quello annunciato dal premier Enrico Letta nel discorso programmatico alla Camera. Il decreto sullo slittamento dell’imposta che approderà domani in Consiglio dei ministri riguarderà quindi soltanto le prime abitazioni. Su tutti gli altri immobili (fatta eccezione per le case rurali, su cui ancora si discute) la prima rata dell’Imu si pagherà regolarmente il mese prossimo. 

Delusione fra le imprese, che fino all’ultimo avevano sperato di vedersi sospendere la tassa sui capannoni industriali. Niente da fare: mancano le coperture (6-7 miliardi). Ogni ulteriore intervento è rinviato quindi a una fatidica seconda fase. Nei prossimi 100 giorni, infatti, il Governo intende ripensare l’intero sistema della tassazione sulla casa. Il provvedimento finale potrebbe arrivare i primi di settembre, appena prima che scada il nuovo termine per il pagamento dell’imposta sulla prima casa. 

Il no ai capannoni industriali è arrivato dal ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, che non ha ceduto al pressing di Pd e Pdl per un alleggerimento fiscale sulle imprese. L’ex direttore generale di Bankitalia non vuole mettere in discussione la chiusura da parte di Bruxelles della procedura d’infrazione contro il nostro Paese. E se questo è l’obiettivo numero uno – ragionano a via XX settembre – è necessaria cautela: al G7 di Londra e all’Ecofin d’inizio settimana Saccomanni ha già dovuto rassicurare diversi partener internazionali che guardano con sospetto a qualsiasi ritocco sull’Imu. 

Un discorso analogo vale per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, il secondo capitolo fondamentale del decreto che il Governo si appresta a varare. Nemmeno in questo caso il numero uno del Tesoro è stato generoso: solo 800 milioni, ovvero la stessa cifra stanziata dal governo Monti l’anno scorso. Troppo poco per pensare di risolvere il problema fino alla fine dell’anno (servirebbe almeno un miliardo e mezzo). Quello di domani sarà quindi un “intervento-ponte”. Poi si vedrà.   

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Categories: Politica