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Rinnovabili, allarme sui ritardi: 6 anni per l’ok agli impianti

Pixabay

Andando avanti così, l’Italia non riuscirà a centrare il target di decarbonizzazione che prevede di ridurre del 55% le emissioni di Co2 entro il 2030 per poi arrivare alla neutralità carbonica nel 2050. Lo sottolinea lo studio “Il disegno del sistema autorizzativo per decarbonizzare e rilanciare gli investimenti” presentato da Elettricità Futura, l’associazione delle imprese elettriche italiane realizzato in collaborazione con Althesys.

Lo studio parte dal decreto Semplificazioni. “un passo avanti, ma ancora largamente insufficiente per sbloccare gli investimenti” si legge nel documento. L’indagine mostra che un processo autorizzativo ha una durata media di 7 anni di cui quasi 6 anni oltre i limiti di legge. La Direttiva europea sulle Rinnovabili, che l’Italia deve recepire entro fine mese, stabilisce il rispetto del limite di due anni per le procedure degli impianti rinnovabili. Il report di Elettricità Futura certifica però un ritardo di quasi sei anni che si aggiungono ai 2 anni già previsti dalla legge. Non solo, secondo l’indagine, le imprese italiane sostengono i costi più alti d’Europa per ottenere l’autorizzazione di un impianto rinnovabile. “Il mancato raggiungimento degli obiettivi del Green Deal avrebbe impatti molto negativi sul sistema energetico ed economico italiano, in termini di competitività delle imprese, qualità della vita, oneri per i consumatori, oltre che sull’ambiente e sulla salute”, commentano gli esperti dell’associazione. Senza un’inversione di marcia, il rischio è quello di perdere 100 miliardi di euro da oggi al 2030. Una cifra che si ottiene sommando le ricadute dirette in Italia degli investimenti, gli effetti netti sul sistema economico e la riduzione delle emissioni.

Nello studio, Elettricità Futura e Althesys mettono nero su bianco gli scogli burocratici che le imprese sono chiamate ad affrontare, ostacoli derivanti dalla molteplicità di istituzioni coinvolte nel processo e soprattutto dalla mancanza di un soggetto centralizzato che gestisca il procedimento. Queste lacune creano un sistema che viene definito “farraginoso, complesso e stratificato”, privo di un adeguato coordinamento e di un indirizzo certo. Il risultato? Il 46% dei progetti presentati si perde nei meandri della burocrazia e non viene mai realizzato, in barba all’accelerazione che il Governo sta cercando di dare al processo di transizione ecologica ed energetica.

“Una Pubblica Amministrazione più efficiente permetterà di avviare nuovi investimenti, ridurre le emissioni di CO2, creare posti di lavoro e tutelare il nostro Paese dall’emergenza climatica”, dichiara Agostino Re Rebaudengo, Presidente di Elettricità Futura, “Il DL Semplificazioni in fase di conversione in queste settimane, se migliorato, sarà un passo importante per raggiungere gli obiettivi del Green Deal 2030, salvaguardando l’ambiente e il paesaggio”.

“Lo studio – sottolinea l’economista Alessandro Marangoni, ceo di Althesys – evidenzia che va ripensato l’intero sistema di governance, garantendo il coordinamento tra i diversi enti e l’uniformità dei procedimenti regionali, anche con un organismo centrale per attuare il PNIEC. Serve poi un potenziamento del burden sharing, definendo quali siano le aree non idonee per la costruzione degli impianti. Infine, va aumentato il consenso verso le rinnovabili, coinvolgendo le comunità locali.”

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Categories: Economia e Imprese