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Riforma Popolari, Rossi (Bankitalia): “La impone il buon senso”

“Per intermediari della dimensione e della complessità delle 10 maggiori popolari italiane la forma societaria cooperativa è un handicap che va rimosso al più presto”. Questa la posizione di Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia, intervenuto oggi alla Camera per un’audizione sulla riforma delle banche popolari. Il governo ha inserito il provvedimento nel decreto Investment compact e la sua approvazione “è auspicabile non perché lo impongano i regolatori o i mercati internazionali, ma perché lo suggerisce il buon senso”, ha aggiunto Rossi, sottolineando che la riforma “va nella direzione di rafforzarne la capacità di ben operare in un mercato bancario in forte cambiamento”, perché “oltre a facilitare il ricorso al mercato dei capitali da parte delle banche popolari, potrà anche migliorarne la gestione, nell’interesse dell’economia tutta”; oggi, invece, “nelle grandi banche popolari c’è il rischio di una deriva” che porti al potere “prolungato e incontrollato” di una “singola figura o di un gruppo di potere espressione di una minoranza”. 

Dopo l’opinione già espressa dal governatore Ignazio Visco, Palazzo Koch ribadisce così il proprio appoggio alla nuova normativa che impone agli istituti popolari con un patrimonio superiore agli otto miliardi di euro (una soglia “ragionevole” secondo Rossi) di trasformarsi in società per azioni entro 18 mesi dall’arrivo del regolamento attuativo, che sarà scritto dalla stessa Bankitalia. Gli istituti coinvolti sono in tutto 11, di cui sette quotati in Borsa (Banco Popolare, Ubi Banca, Popolare Emilia Romagna, Popolare di Milano, Popolare di Vicenza , Veneto Banca, Popolare di Sondrio) e quattro assenti da Piazza Affari (Credito valtellinese, Popolare di Bari, Popolare dell’Etruria e del Lazio e Banca Popolare dell’Alto Adige-Volksbank).

“Temere lesioni allo spirito cooperativo o al legame stretto con il territorio è, nel caso di banche grandi e complesse, anacronistico e in contrasto con i fatti – ha detto ancora Rossi –. Conseguenze negative per l’occupazione discenderebbero dal mantenerle in una condizione di fragilità patrimoniale e gestionale, non da un assetto societario che può anzi facilitare la ricerca di efficienza e di economie di scala”.

Il modello di regolazione e supervisione bancaria che si è affermato in questi anni, nel mondo e in Europa, “è incentrato sul rispetto rigoroso di alti requisiti di capitale, in periodiche prove di stress severe e diffuse, nel tempestivo coinvolgimento di azionisti e creditori in eventuali perdite – ha continuato il direttore generale di Bankitalia –. Poter adeguare, al bisogno, il capitale in modo cospicuo e rapido è oggi per una banca prerequisito fondamentale per la stessa sopravvivenza. Può essere necessario farlo accedendo tempestivamente al mercato dei capitali, nel qual caso non bisogna avere vincoli impropri”.

Con il passaggio da popolari a Spa, sarà eliminato il voto capitario (il principio per cui in assemblea ogni testa vale un voto, a prescindere dalle differenti partecipazioni in mano agli azionisti) e si passerà al sistema delle società per azioni (in cui il potere decisionale è ripartito fra i soci in proporzione alle diverse quote). Gli istituti diranno poi addio a due limiti: il numero minimo di soci (200) e la partecipazione massima in mano a ciascuno di essi (1%).

“L’economia italiana ha bisogno, e ne avrà ancor più nella ripresa che sta iniziando, di banche efficienti, patrimonialmente solide, a loro agio nel mercato internazionale – ha concluso Rossi –. Banche che siano in grado di accompagnare, anzi di sollecitare, la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese dinamiche e innovative, crescita da cui dipende molta parte del nostro futuro. L’economia italiana continuerà ad avere bisogno anche di banche piccole e cooperative, che sappiano interpretare i migliori valori di comunità che i territori sanno esprimere, al servizio del tessuto di risparmiatori e di imprese che restano piccole. Ma anche loro dovranno adoperarsi per trovare soluzioni organizzative che le rendano più sane ed efficienti”.

Per le popolari con patrimonio inferiore agli 8 miliardi, la riforma prevede la riduzione delle soglie necessarie all’approvazione in assemblea di fusioni e passaggi da cooperativa a Spa, dal momento che alla seconda convocazione basterà la maggioranza dei due terzi dei votanti, a prescindere da quanto sia il capitale rappresentato.

“Il Governo è fortemente intenzionato ad andare avanti sull’impianto complessivo del decreto – ha confermato oggi il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, chiudendo i lavori di un convegno dedicato alle banche popolari –. Se non facciamo niente, se non arriviamo ad un punto fermo ci sono rischi. Ma quello che possiamo fare è impostare la discussione su alcuni punti”, come la scalabilità delle banche trasformate in Spa e le caratteristiche di territorialità.  


Allegati: L’intervento integrale di Salvatore Rossi.pdf

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