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Recovery, via la task force: mezza schiarita Conte-Renzi

Imagoeconomica

Italia Viva esulta: “La task force per il Recovery non c’è più“, ha annunciato la capodelegazione Teresa Bellanova dopo l’incontro di due ore senza Matteo Renzi a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte. Non è detto che questo basti a evitare la crisi di Governo a gennaio, ma è indubbiamente un passo avanti nella verifica e una mezza schiarita tra Conte e Renzi. Una specie di tregua di Natale, anche se l’ultima intervista di Conte in tv nella quale il premier ha ribadito il suo No al Mes sanitario e il suo No alla delega per i servizi segreti hanno fatto salire di nuovo la tensione.

La cabina di regia, dunque, non ci sarà e saranno i ministri a gestire la distribuzione degli oltre 200 miliardi di euro che il Recovery Plan garantirà all’Italia se il nostro Pese sarà in grado di presentare a Bruxelles progetti all’altezza del loro compito.

Tra Conte e Renzi restano però ancora grossi ostacoli sulla via di un’intesa. Il primo riguarda la distribuzione stessa dei 209 miliardi e l’annessa richiesta di Italia Viva di utilizzare subito i 37 miliardi del Mes sanitario di cui i Cinque Stelle (con l’appoggio del premier) non vogliono sentir parlare, per ragioni esclusivamente pregiudiziali e ideologiche. “Non usare i 37 miliardi del Mes è un crimine”, sibila Italia Viva. In effetti quello del Mes sanitario non è un problema da poco, sia perché la sanità, come ha riconosciuto lo stesso ministro della Salute Speranza, ha assolutamente bisogno di nuove risorse per fronteggiare la pandemia, sia perché tutte le forze della coalizione – ad eccezione dei Cinque Stelle – sono assolutamente favorevoli all’uso del Mes sanitario, ma in Parlamento i grillini e le opposizioni (Forza Italia esclusa) lo avversano.

La richiesta di Italia Viva di usare subito i fondi del Mes mette a nudo le divisioni e le contraddizioni della maggioranza e, se non si troverà un accordo entro la Befana, può mandare in crisi il Governo. Restano poi altre due questioni sul tavolo del confronto tra Renzi e Conte che riguardano da un lato la rinuncia alla gestione solitaria dei servizi segreti da parte del premier e il nodo irrisolto della prescrizione che il ministro Bonafede aveva promesso in Parlamento di rivedere per evitare la sfiducia. Non sono questioni da poco: ecco perché, malgrado la mezza schiarita di ieri e la tregua di Natale, è presto per dire se la crisi di Governo sarà evitata e in che modo. Senza dimenticare che su Conte incombe sempre l’ombra della nomina di due vicepremier, uno Pd e uno Cinque Stelle tendenza Di Maio, che assomiglierebbe molto a un commissariamento.

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