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Rafanata lucana, la ricetta salata di Carnevale

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Si presenta come una frittata ma è molto di più. La Rafanata è una pietanza tipica della Basilicata, in particolare tra la Val d’Agri e l’alta Collina materana e viene preparata dalla festa di San’Antonio Abate (17 gennaio), fino al martedì Grasso. Simile a una frittata cotta al forno o, come vuole la tradizione, alla brace. Prende il nome dall’ingrediente protagonista: il rafano, una radice dal gusto aromatico coltivata a Lucano, noto anche come u tartuf’ d’i povr’ òmm , ovvero “il tartufo dei poveri”.

La Basilicata vanta una tradizione gastronomica molto ampia e ricca, con un mix di sapori semplici ma dal gusto intenso. È proprio il caso della Rafanata che si presenta come una semplice frittata dorata, ma che dal primo assaggio sprigiona tutto il suo gusto forte e deciso, grazie al sapore balsamico e pungente del rafano. Quello lucano, in particolare, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento PAT che ne certifica la qualità. Al fine di ottenere tale riconoscimento, però, ci sono voluti 25 anni di valutazione di tutte le fasi di produzione.

La Rafanata prevede una preparazione molto semplice, ma il risultato finale è un connubio di sapori antichi, semplici e genuini. Si tratta di un piatto povero, legato al Carnevale in quanto la raccolta del rafano cade proprio in questo periodo. Esistono diverse varianti a seconda della zona, ma la base è uguale per tutte: uova sbattute, condite con pecorino grattugiato, rafano fresco e strutto.

A seconda delle varianti, si possono aggiungere mollica di pane, patate lesse o salumi (come la soppressata o il pezzente). In ogni caso, si tratta di tutti ingredienti poveri, legati al territorio. Nelle preparazioni moderne si ricorre anche all’uso del bicarbonato oppure si formano delle piccole polpettine da friggere in olio d’oliva o strutto.

Il rafano è originario dell’Europa centro occidentale, in Italia viene prodotto in Trentino Alto Adige e in Veneto, conosciuta con il nome di cren, e ovviamente in Basilicata, noto anche come barbaforte. Due luoghi così distanti e culturalmente diversi, con un alimento così particolare in comune, come è possibile? Si narra che nell’anno 1000 arrivarono in Basilicata i Normanni, questi usavano consumare le radici di rafano (si conservavano perfettamente anche nei lunghi viaggi).

Il rafano è l’ingrediente principe della cucina contadina lucana non solo per il suo basso costo, ma anche per le sue proprietà salutari: acqua, carboidrati, proteine, fibre, vitamine (C) e sali minerali (sodio, calcio, fosforo, potassio e ferro). Inoltre, è consigliato per chi vuole seguire un regime ipocalorico, dato che a 100 grammi corrispondono circa 14 kcal.

Tra le sue proprietà benefiche spicca l’azione antibatterica e antibiotica, grazie alla presenza della sinigrina che, insieme agli oli essenziali, sono responsabili del sapore intenso e piccante. Favorisce la digestione, stimola la diuresi e contrasta la ritenzione idrica. Ottimo antiossidante, il rafano contribuisce al rafforzamento delle difese immunitarie e, inoltre, ha un grande potere antinfiammatorio, particolarmente utile in caso di raffreddore, tosse e bronchite. Ha effetti benefici anche sulla pressione arteriosa.

Molteplici sono le proprietà nutrizionali di questa radice. Attenzione, però, alle lacrime: come la cipolla, anche il rafano, fa lacrimare gli occhi. A seguire la ricetta della Rafanata da provare questo Carnevale.

Ingredienti per 4 persone:

6 uova

400 grammi di patate

50 grammi di radice di rafano

150 grammi di pecorino

30 grammi di strutto

Sale e pepe q.b

Preparazione:

Iniziare lessando le patate e ridurle in purea. In una ciotola capiente sbattere le uova con il pecorino ed il rafano fresco (precedentemente grattugiato) e aggiungere poco alla volta le patate incorporando bene il tutto. A questo punto, usare lo strutto per ungere uno stampo da forno e versare dentro il composto: cuocere a 200 gradi per circa 35/40 minuti. Quando sarà dorata, condire con sale e pepe e servirla calda.

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