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Nicolas Dufourcq (Bpi Group): “Il modello francese di banca pubblica di investimento funziona: ecco come”

Il messaggio è di fiducia e, addirittura, di esortazione: “Le donne francesi sono eccellenti imprenditrici ma spesso sono troppo prudenti. Noi siamo qui a dirgli: potete fare 2 volte tanto”. Nicolas Dufourcq, Ceo di Bpi-Group ora diventato Bpifrance, la Banque Publique d’investissements nata il 1 gennaio 2013 e fortemente voluta da François Hollande per rilanciare la competitività, creare lavoro e dare slancio all’innovazione soprattutto delle Pmi, è un modello che molti in Italia vorrebbero imitare. Primi fra tutti il presidente e l’Ad della italiana Cassa depositi e prestiti, Claudio Costamagna e Fabio Gallia. Ma siamo in Italia e non in Francia dove il riassetto sullo strumento pubblico di intervento, da cui è nata Bpifrance che in una banca ne contiene tre (finanziamenti, assicurazione all’export e partecipazioni) ed è un vero e proprio colosso finanziario, è stato varato con una legge del 31 dicembre 2012. Il tema non è nei programmi del governo Gentiloni anche se potrebbe dare buoni risultati anche qui. E nemmeno nell’agenda di Nicolas Dufourcq che FIRST online incontra a Villa Medici in occasione del Women’s Forum Roma 2017 a cui ha portato il suo contributo sul tema del “valore della prosperità per una crescita condivisa”.

“Siamo una banca privata nei fatti – spiega il manager che proprio a fine giugno è diventato anche presidente di Stm prendendo il testimone da Maurizio Tamagnini di Fsi – pur essendo partecipata al 50% dallo Stato e al 50% dalla Caisse des dépôts (Cdc). Agiamo con logiche di mercato. Abbiamo 2.500 dipendenti e 50 agenzie regionali e funzioniamo come sportello unico per le imprese”.

Come accompagnate le Pmi francesi?

“Le dò alcune cifre. Eroghiamo 15 miliardi l’anno di crediti e circa 10 miliardi sotto forma di garanzie alle banche francesi. Inoltre, finanziamo con 1,6 miliardi l’anno i progetti di innovazione e con 2,5 miliardi gli investimenti diretti nel capitale. L’altra “gamba” del nostro business sono i credit all’export, l’equivalente della vostra Sace, ai quali destiniamo circa 16 miliardi l’anno. Tutto in una sola organizzazione integrata. L’innovazione, come le dicevo, è solo una parte della nostra attività ed è prevalentemente indirizzata alle piccole e medie imprese, ad eccezione di alcuni progetti rilevanti per i quali è possibile estendere il nostro intervento anche alle grandi imprese. Siamo il Fondo sovrano francese e uno dei nostri ultimi interventi sulla grande industria ha riguardato l’ingresso con il 12% del capitale di Peugeot. Investiamo indirettamente nelle aziende anche come Fondi di fondi e ne contiamo oltre 300 tra privati nazionali o regionali. Finanziamo non pochi progetti delle aziende francesi in Italia, un Paese con il quale siamo in ottimi rapporti”.

La coabitazione in Stm ne è una dimostrazione. Ma torniamo alle donne imprenditrici: lei diceva che vanno incoraggiate, perché? Sono troppo timorose, prudenti?

“Non si tratta di coraggio ma piuttosto di fiducia nelle proprie capacità: devono cominciare a dirsi che sono assolutamente in grado di crescere di dimensioni e creare una grande impresa”.

Qui a Roma si è discusso di clima e di sostegno agli Accordi di Parigi. Bpi è coinvolta anche in questo settore: ma come si traduce questo impegno in un Paese che produce l’85% della propria elettricità con centrali nucleari?

“Noi supportiamo i progetti per l’energia solare, eolica e per la metanizzazione. La Francia ha deciso di investire in modo massiccio su questi settori e noi finanziamo la realizzazione dei progetti accompagnando la transizione energetica verso le rinnovabili”.

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