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Netflix sbarca in Italia: arriva la rivoluzione della web tv

È in atto una trasmigrazione degli spettatori. Una transumanza verso nuovi lidi, più adatti per le loro caratteristiche alla sopravvivenze di una specie, quella del consumatore di film, programmi e serie tv, in continuo mutamento.

È il mondo che cambia spostandosi sul suo asse. Dalla tv al web, dove approdano le rondini in questa stagione.

Un cambiamento epocale che ha delle caratteristiche ben definite. La prima è, per così dire, di carattere demografico: il pubblico del web, in Italia,  è soprattutto giovane, oltre il 40% delle persone che si collegano su internet ogni giorno per almeno due ore (un totale di 22 milioni) rientrano in questa fascia di età. Una platea che si elide dal pubblico della televisione generalista, sceso a 25 milioni di persone.

Un cambiamento che si può spiegare con fattori diversi. Alcuni hanno a che fare con la qualità dei contenuti: per chi, come i più giovani, si è nutrito di “Lost” o di “Game of Thrones” o “Breaking Bad”, solo per citare le più note, è francamente complesso tornare ad ingurgitare la propria razione delle serie di punta dei nostri canali generalisti. Senza scendere nel merito e nel valore, si tratta di prodotti che sembrano provenire da epoche diverse e che sono rivolte, strutturalmente, a pubblici diversi.

Poi c’è la quantità. Sul web vive e prolifera un’infinita teoria di prodotti televisivi per tutti i gusti, un database senza fine a cui si può accedere in ogni momento per scegliere il programma che si preferisce e fruirlo senza soluzione di continuità, senza pubblicità e senza i tempi imposti dalle televisioni.

Il tempo del web, infatti, è un tempo proprio, scandito solo dai bisogni e dai desideri dello spettatore e non più ancorato alle esigenze di palinsesto dei network.

Un tempo che spalanca le porte ad un modello di fruizione diverso, che mette in discussione anche l’organizzazione degli spazi abitativi che, in molte famiglie, ruotano intorno alla stanza della televisione, il paiolo magico che, nelle intenzioni generaliste, tiene appiccicati a sé grandi e piccini.

A testimoniare il trend sono, come sempre, i numeri, che segnalano la crescita della centralità della rete nel nostro universo culturale. Alle spalle dei tg, che rimangono in testa, e dei giornali radio, i mezzi d’informazione più adoperati dagli italiani sono i motori di ricerca, le tv all news e Facebook. 

L’arrivo di Netflix

In questo contesto si inserisce la novità che rischia di far saltare il banco: l’ingresso sul mercato italiano del vero gigante dello streaming, ovvero Netflix, compagnia nata alla fine degli anni novanta come servizio di noleggio di DVD e videogiochi via Internet e, trasformatasi dal 2008, in un servizio di streaming online on demand, accessibile tramite abbonamento, di grande successo, per poi realizzare l’ultima evoluzione negli ultimissimi anni, trasformandosi anche in produttore di contenuti.

La data dello sbarco è oggi, giovedì 22 ottobre, e sono già in molti, tra i patiti italiani di Bingewatching (la pratica sempre più diffusa di guardare più puntate consecutive della stessa serie, in un’autentica maratona, facilitata dal fatto che Netflix pubblica tutte le puntate delle sue serie in una volta sola), a contare le ore.

Lo sbarco di Netflix, infatti, rappresenta, in potenza, un terremoto, destinato a cambiare non solo le abitudini dei nostri consumatori, ma anche a regalare un po’ di respiro ad un sistema produttivo piuttosto asfittico. Il gruppo americano, infatti, produrrà anche alcune serie italiane, nel corso dei prossimi anni.

Del resto, è stato proprio l’ingresso di Netflix nel campo della produzione a cambiare il volto della compagnia da semplice servizio di streaming on line on demand a player capace di dettare il corso dei tempi. A seguirlo, sulla scia inaugurata con House of Cards, e proseguita con Orange is the new black, Lillehammer e la rinascita di Arrested Development, tra gli altri, c’è anche il gigante Amazon.

La forza di Netflix, oltre ad un potere economico ormai enorme, è il database smisurato, composto per il 70% dalle serie Tv americane a cui si uniranno  i prodotti locali, film, documentari e one-man show. Ma la compagnia ha intenzione di osservare attentamente le abitudini e i gusti degli spettatori italiani, per rifornirli di ciò che desiderano. 

E gli operatori italiani?

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Il prezzo d’abbonamento di Netflix (7,99 euro al mese per l’abbonamento base tutto incluso, senza Hd e su un solo dispositivo; 8,99 euro per il Full Hd su due dispositivi a scelta; 11,99 euro per i contenuti in 4K accessibili da quattro dispositivi diversi) ha già prodotto una reazione nei principali player del settore nel nostro Paese, ovvero Sky e Mediaset.

Entrambe le compagnie devono aver sentito il fiato sul collo, se è vero che hanno ritoccato in deciso ribasso i loro listini: Sky ha tagliato il costo del pacchetto Cinema dell’Online Tv Box a 9,99 euro al mese), mentre Mediaset ha lanciato un’offerta per Infinity a 4,99 euro per 12 mesi.

Sia Sky che Mediaset, oltre a ricchi cataloghi on demand, dispongono di servizi di streaming live per i loro abbonati: SkyGo e Premium Play.

La Rai, invece, sembra essere rimasta al palo, nella corsa agli armamenti online delle televisioni italiane, anche se qualcosa si muove: sul sito di Rai.tv è disponibile lo streaming live dei programmi in onda, oltre ad un ricco archivio di film e programmi trasmessi sui canali delle tre reti Rai nel corso degli ultimi anni. A livello di produzione, la Rai è anche attiva sul sito Ray, in cui pubblica le webseries prodotte.

Un ruolo nella contesa lo avranno anche Vodafone e Tim, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione del servizio. Entrambe le compagnie di telecomunicazioni offriranno abbonamenti combinati e strumenti hardware per il collegamento alla tv.

Del resto Tim è attiva sul mercato dell’on demand via web già da tempo con Timvision, servizio che vanta 500mila abbonati e circa 6mila titoli in catalogo.

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Tags: Netflix