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Mps festeggia in Borsa ma gli stress test europei la bocciano

Imagoeconomica

Festa in Borsa ma bocciatura agli stress test. È stata una giornata bifronte quella vissuta ieri dal Monte dei Paschi, la più antica ma anche la più dissestata banca italiana. Una giornata che non mancherà di influenzare le trattative annunciate tra Unicredit e il Mef (il ministero dell’Economia) per il passaggio di una parte degli asset della Banca senese alla corte del gruppo milanese guidato da Andrea Orcel.

Proprio l’annuncio delle trattative che possono rappresentare un ancora di salvataggio per Mps ha fatto volare il titolo in Borsa: venerdì, dopo una fiammata iniziale che ha addirittura portato alla temporanea sospensione delle contrattazioni, le azioni del Monte hanno chiuso la seduta a Piazza affari con un rialzo del 3,35%. Tutt’altra musica al tavolo degli stress test europei, dove la fragilità della banca senese, che è risultata la peggiore tra 50 istituti di 15 Paesi del Vecchio continente, è emersa in tutta la sua evidenza.

In base alle valutazioni dell’Autorità bancaria europea (Eba), in caso di scenario avverso, da qui alla fine del 2023 il Monte dei Paschi brucerebbe tutto il capitale e vedrebbe il Cet1 ratio scendere in territorio negativo (al -0,10%) dal 9,86% di fine 2020. Un risultato davvero pessimo, visto che in media le banche europee, nello stesso scenario, manterrebbero un Cet1 superiore al 10%, dopo aver consumato 265 miliardi di euro di capitale e poco meno di 500 punti base di Cet1.

D’altra parte, il “Capital plan” di Mps prevede un’operazione di rafforzamento di capitale da 2,5 miliardi che riporterebbe la banca al 6,6% di Cet1 anche nello scenario avverso. Dopo l’avvio della trattativa Unicedit-Mef, però, non è più questa la strada principale per il consolidamento dei conti.

Sempre in base agli stress test Eba, nello scenario avverso Unicredit vedrebbe ridursi il Cet1 ratio dal 15,14% di fine 2020 al 9,22% nel 2023.

Fra le pagelle italiane, la migliore è quella di Mediobanca, con il Cet1 fully loaded ratio che nello stesso arco temporale scenderebbe dal 14,51 al 9,73%.

Intesa Sanpaolo arriverebbe invece al 2023 con un Cet1 fully loaded del 9,38%, a fronte del 14,04% di fine 2020.

Infine, Banco Bpm vedrebbe ridursi il suo Cet1 fully loaded dal 13,23% di fine 2020 al 7,02% a fine 2023.

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