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Milano al top per valore aggiunto pro-capite da oltre 20 anni, ma Potenza corre di più: +16,4% nel 2022

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Milano è la provincia più “ricca” d’Italia, per lo meno in termini di valore aggiunto pro-capite. Il capoluogo lombardo lo scorso anno ha raggiunto quota 55.483 euro, quasi il doppio della media nazionale (29.703) e tre volte e mezzo superiore di quello generato da Agrigento (15.665 euro), maglia nera d’Italia. Tuttavia, complice l’incremento dei prezzi delle materie prime, è stata Potenza la provincia che ha corso di più nel 2022 rispetto al 2021, migliorata di 20 posizioni, con un incremento del valore aggiunto del 16,4% contro il 6,9% medio nazionale a prezzi correnti, seguita da Bolzano (+12,4%), Trento (+11,8%), Matera (+11,5%) e Valle d’Aosta (10,9%).

È quanto emerge dall’analisi realizzata dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere sul valore aggiunto provinciale del 2022 che è una delle tradizionali attività di misurazione dell’economia dei territori realizzata dal sistema camerale.

Nord e Sud ancora distanti, ma qualcosa si muove

L’articolazione geografica del valore aggiunto mette in risalto differenze ancora esistenti tra il Nord e il Sud. La classifica del valore aggiunto pro-capite 2022 è capitanata da tre province del Nord, con Milano in testa (55.483 euro), seguita da Bolzano (49.177) e Bologna (41.737). E bisogna scorrere fino al 47esimo posto per trovare la prima provincia appartenente al Mezzogiorno. Mentre le ultime 32 posizioni sono tutte occupate da province meridionali. Ma in soli quattro anni, tra il 2019 e il 2022, diverse province del Sud si sono distinte per avere fatto sensibili balzi avanti. Tra le prime 10 province che mostrano avanzamenti più significativi oltre Potenza anche Brindisi e Matera che hanno scalzato la classifica di 7 posizioni.

Firenze insegue ancora i livelli pre-Covid

A livello settoriale crescite a due cifre si rilevano in particolare in corrispondenza delle costruzioni (10,4%), anche per effetto del Superbonus 110%, e dei servizi (+10,6%), mentre l’industria in senso stretto cresce del 9,5%. Guardando al pre-Covid, solo a Firenze il valore aggiunto prodotto resta ancora sotto i livelli precedenti alla pandemia segnando un calo del 4,7% nel 2022 rispetto al 2019, ma è in crescita dell’8,8% rispetto al 2021. Mentre allungando l’orizzonte all’ultimo decennio, tra il 2012 e il 2022, a mostrare maggiore vigore sono soprattutto le province più “giovani”, più “industrializzate”, più strutturate e orientate all’export.

Il commento di Andrea Prete (presidente Unioncamere)

“L’analisi dei livelli provinciali di sviluppo evidenzia come uno dei fattori di successo e di resilienza anche a livello territoriale sia rappresentato dall’avere più motori di crescita. In particolare, guardando alle performance provinciali due sembrano quelli più rilevanti: un sistema industriale saldo e interconnesso e una capacità di attrare e far crescere la filiera dei servizi collegata al turismo”, ha dichiarato il presidente di Unioncamere Andrea Prete che ha sottolineato: “il tutto si è accompagnato al buon andamento dell’edilizia, in parte consistente però legato anche ai provvedimenti di incentivazione. L’apertura ai mercati internazionali si è poi dimostrata un deciso fattore propulsivo. In una fase di rallentamento che interessa l’economia europea dobbiamo perciò valorizzare queste caratteristiche per poter continuare a competere con successo”.

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Categories: Economia e Imprese