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Merkel ko, allarme rosso sui mercati

Avvio in netto ribasso per la Borsa di Milano, dopo la sconfitta elettorale della Cdu in Germania e il futuro politico ancora incerto per la Grecia. In apertura di contrattazioni a Piazza Affari, il Ftse Mib perde oltre due punti. Male anche le altre Borse europee: Francoforte segna -1,22%, Parigi perde l’1,57% e Londra è in rosso dell’1,22%.

MILANO SOSPESA ALL’ASTA BTP. L’EUROPA VALUTA IL NO ALLA MERKEL. ANCHE IL “BUCO” IN JP MORGAN  AL CENTRO DELL’ASSEMBLEA CONSOB

La settimana inizia con un menu forte: l’asta dei Btp italiani, il Tesoro offre, per un controvalore tra i 2,5 e i 3,5 miliardi di euro,  Btp a 3 anni scadenza l’1 marzo del 2015. E’ prevista l’offerta per un controvalore complessivo di un miliardo di tre Btp già in circolazione.

E’ il primo appuntamento di una settimana calda: su 28-35 miliardi offerti in aste del debito europee, 14 miliardi riguarderanno la raccolta italiana e spagnola.  Le operazioni saranno al centro dell’attenzione dei mercati finanziari. In realtà, dall’inizio della crisi finanziaria (studio di Chiara Manenti, fixed income stategist di Intesa) gli stranieri hanno liquidato posizioni per 157 miliardi in titoli italiani, compensati prima dagli acquisti della Bce poi, dopo il varo di Ltro, dalle banche italiane.

L’austerità non piace nemmeno agli elettori tedeschi. Ieri Angela Merkel è stata battuta nelle elezioni in Nord Reno Westfalia. Il più popoloso Stato dei 16 della Repubblica federale e cuore industriale, minerario, operaio e politico del paese. ll partito della cancelliera passa dal 34 al 26%, il peggior risultato del dopoguerra. Trionfo dei socialdemocratici, che salgono al 39% e restano al governo con i verdi. I Pirati volano al 7,5%. La Merkel esce così gravemente indebolita a 48 ore dal primo incontro con François Hollande.

A Tokyo nuova scivolata stamane dell’euro a quota 1,2890 nei confronti del dollaro. La Borsa giapponese +0,23% segna un lieve rialzo al pari di Hong Kong +0,25%, maggior cautela negli altri listini del Continente: l’indice Msci Asia Pacific perde lo 0,2%, deboli anche i futures sulla Borsa americana -0,2%. Il dollaro australiano, per la prima volta nel 2012, è sceso sotto la parità nei confronti del dollaro Usa.

Ultimo tentativo, stasera, per evitare nuove elezioni in Grecia. Ieri sembrava che fosse stato finalmente trovato l’accordo a tre che evitava di tornare nuovamente alle urne. Lo aveva annunciato Alexis Tsipras, leader di Syriza (estrema sinistra antieuropea) che si chiamava fuori dall’intesa. Ma un’ora dopo il leader di Dimar (sinistra filoeuropea), Fotis Kouvelis, smentiva tutto accusando Tsipras di «bugie diffamatorie» e di aver «superato ogni limite di decenza politica». Secondo Syriza, Nuova Democrazia (conservatori), Pasok (sinistra) e Dimar avevano trovato un’intesa per formare un governo in grado di durare almeno due anni con l’obiettivo di mettere in atto il piano di austerità concordato con l’Unione Europea. Un’ora dopo la smentita: la soluzione resta in alto mare.

Intanto, per la prima volta, i banchieri centrali prendono ufficialmente in considerazione l’ipotesi dell’uscita della Grecia dall’area euro. “Sto riflettendo se sia possibile un divorzio amichevole – commenta al Financial Times Luc Coene, governatore della Banca del Belgio – anche se mi auguro che non sia necessario”. “Possono succedere cose non previste dai trattati – aggiunge Patrick Honohan, governatore della banca centrale irlandese – Ma si tratta di problemi che possono essere affrontati in chiave tecnica. Non è necessariamente fatale, anche se non è una bella prospettiva”.

Scattano oggi le prime purghe in casa JP Morgan dopo il “buco” di oltre due miliardi accumulato dalla divisione Cio della banca, specializzata nelle “coperture” sui derivati. A pagare il primo conto della crisi saranno: Ina Drew, responsabile di CIO, Achilles Macris, a capo del trading team d Londra e Javier Martin-Artajo.

Il tema degli high frequency trading sarà oggi uno dei temi principali della relazione annuale della Consob illustrata oggi in piazza Affari dal presidente Giuseppe Vegas. La relazione si soffermerà ancora una volta sul tema dello sviluppo finora  mancato della Borsa italiana, un capitolo di drammatica attualità di fronte al calo dell’offerta di capitali da parte del sistema bancario. Sarà l’occasione per capire a che punto è il processo di semplificazione delle procedure e di taglio dei costi per le nuove quotazioni.

Vegas, naturalmente, non parlerà di Fonsai ma già domani potrebbe arrivare la risposta al quesito posto da Unipol sull’esenzione dall’Opa anche se la Commissione potrebbe prender tempo e attendere i risultati dell’indagine Antitrust. La settimana si annuncia comunque decisiva per l’operazione Fonsai. Domani si riunisce infatti il cda di Fonsai che deve esprimersi sui due piani concorrenti: la proposta di Unipol, che punta al 62% del nuovo polo e quella alternativa di Palladio Sator.

Grande attenzione in settimana per le trimestrali bancarie in arrivo. Domani ci sarà la riunione sui conti del cda di Monte Paschi. Il titolo ha perduto il 4% circa da mercoledì scorso, data del blitz della magistratura nella banca. Sempre domani si terrà il cda di Intesa San Paolo sul trimestre, il primo della gestione di Enrico Cucchiani, Oggi, invece i riflettori saranno puntati sui conti di Ubi.

Al di fuori del settore del credito, l’appuntamento più atteso è la trimestrale di Salvatore Ferragamo, test significativo sul trend ascendente del usso sui mercati emergenti e negi Usa. Riunione dedicata ai conti anche in casa Impregilo, in attea del nuovo duello tra il gruppo Salini e Beniamino Gavio.   

L’ultima seduta della settimana scorsa si è chiusa in lieve rialzo per i principali listini europei con Milano che chiude la seduta in recupero dello 0,29%, Londra dello 0,57%, Francoforte dello 0,91%, mentre Parigi chiude appena sotto della parità (-0,06%). Il merito dei segni più dopo un’intera giornata in rosso è del dato sulla fiducia dei consumatori americani, salita alla metà di maggio a 77,8 punti dal 76,5 in aprile. Il dato reso noto dall’Università del Michigan è nettamente migliore delle attese degli analisti che si attendevano un rialzo a quota 76 punti dai 75,7 riportati in via preliminare trenta giorni fa. Anche Wall Street, dopo una partenza in ribasso di mezzo punto si è riportata sopra la parità: Dow Jones guadagna lo 0,3%, l’S&P 500 lo 0,5%, mentre il Nasdaq sale dello 0,6%.

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