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Mercati ad alta tensione: la Cina torna a soffrire in attesa del verdetto della Fed sui tassi

Il nervosismo domina i mercati nella settimana della Fed. Le Borse cinesi hanno ripreso la via del ribasso, accumulando perdite che non si vedevano dal lunedì nero del 24 agosto: Shanghai -3,2%, Shenzhen -4,5%. Pechino, nel week end, ha anticipato un piano che consentirà ai privati di entrare nel capitale di numerose aziende pubbliche. Ad agosto, intanto, la produzione industriale è salita del 6,1%, meno del previsto.

Pessimista anche la Borsa di Tokyo (-1,6%). Pesa il tonfo delle tlc su cui gravano le dichiarazioni del premier Shinzo Abe contro le attuali tariffe mobile: DoCoMo è in calo dell’8,5%, perdite superiori al 5% per gli altri gestori.

Stabile il greggio, in lieve calo il dollaro sullo yen. 

LE PREVISIONI: AUMENTO DEI TASSI SOLO A OTTOBRE

“Aspettatevi ancora forte volatilità nelle prossime settimane, nessuna decisione sarà indolore per i mercati”. Così scrive Lorenzo Caruso, uno dei più seguiti ed apprezzati osservatori italiani dei mercati finanziari, in attesa della madre di tutte le scelte: la decisione da parte della Fed se aumentare o meno i tassi Usa. 

L’incertezza, a 72 ore dalla conferenza stampa di Janer Yellen (che non appare in pubblico dal luglio scorso), regna sovrana, come ha confermato sul Wall Street Journal lo stesso Joe Hinselrath, il cronista più informato sui retroscena della banca centrale: “La Fed deciderà in extremis”, titola il suo ultimo intervento. 

In realtà, dopo le turbolenze cinesi e la crisi della finanza brasiliana, senza trascurare le emergenze valutarie degli altri emergenti ed il tracollo di petrolio, rame e materie prime agricole, i “guru” hanno cambiato opinione: solo il 26% degli analisti interrogati da Bloomberg prevede un rialzo dei tassi mercoledì. Ma la scelta di lasciare invariati i tassi sarebbe comunque accompagnata da un messaggio forte di Janet Yellen, sufficiente a render credibile un aumento al meeting di ottobre.

Intanto il Nobel Robert Shiller, oltre a ribadire che il mercato azionario è sopravvalutato, ha sostenuto che il sentiment ribassista si sta diffondendo sui mercati. La Banca dei Regolamenti Internazionale lancia un monito: le Borse non s’illudano che le banche centrali possano correre ancora in loro aiuto. 

LA CITY MISURA L’EFFETTO CORBYN, LA BOJ RINNOVA IL QE

In agenda non c’è solo la riunione del comitato monetario della Fed. Prima della riunione di Washington inizia oggi il vertice della Bank of Japan, seguito domani dalla conferenza stampa del governatore Haruhiko Kuroda. Non è escluso per l’occasione un aumento del Quantitative Easing giapponese anche se il consensus scommette che non ci saranno novità nella politica monetaria nipponica. 

Entra nel vivo, intanto, la campagna elettorale greca in vista del voto del 20 settembre: Alexis Tsipras sfiderà in un dibattito televisivo il principale competitor, Evangelo Meimarakis.

Ancor più importante, per la politica europea, la novità del leader laburista Jeremy Corbyn, che ha vinto la battaglia per la leadership del partito, nonostante l’opposizione di Tony Blair e dell’ala più moderata. Intanto si fa sempre più concreta, dopo la trionfale marcia di venerdì, la prospettiva di un referendum sull’indipendenza della Catalogna da Madrid. 

Venerdì caldo per il rating: Moody’s aggiorna il voto sulla Francia, S&P emette il verdetto sul Portogallo. 

MILANO +1,35% IN SETTIMANA. BTP MEGLIO DEI BONOS 

La scommessa sul rinvio del rialzo dei tassi Usa è stata alla base della riscossa dei listini di Wall Street. L’indice S&P chiude l’ottava con un guadagno del 2,1%, il dato più positivo degli ultimi due mesi. Dow Jones +2%, migliore performance da marzo. Meglio ancora il Nasdaq (+3%). 

Tra il 7 e l’11 settembre il FTSEMib ha guadagnato l’1,35% a 21.763 punti. Da inizio 2015 l’indice registra un progresso del 14,5%. L’indice complessivo delle Borse europee Stoxx 600 è salito in settimana dello 0,5%. Da inizio anno segna un rialzo del 3,7%. 

In Usa sale il rendimento dei T bond, più per effetto delle vendite cinesi che per l’approssimarsi della riunione del Fomc. I mercati obbligazionari dell’Eurozona intanto attendono con tranquillità le decisioni della Fed. 

All’asta del Tesoro di venerdì il Btp trentennale è sceso sottola barriera del 3% (2,96%). Intanto il Btp, trattato all’1,81%, ha allungato il passo nei confronti dei Bonos spagnoli su cui grava la minaccia di secessione della Catalogna: lo spread Btp/Bonos è salito fino a 30 punti, il massimo dal 2013.

FINMECCANICA LEADER IN PIAZZA AFFARI, SEGUONO PRYSMIAN E A2A

La migliore performance della settimana è stata quella di Finmeccanica, che ha recuperato il 5,9%. Il rally di venerdì è stato innescato dalla notizia dell’accordo con il Kuwait, valore 7-8 miliardi, per una commessa Alenia Aermacchi per la fornitura di 28 Eurofighter.

In rialzo di oltre cinque punti percentuali anche Prysmian, che ha interrotto la serie di quattro settimane consecutive al ribasso dovute alla crisi dei mercati emergenti. Il rimbalzo è legato anche alla ripresa delle quotazioni del rame (+10%).

A2A +4,90%. L’utility lombarda intende far da apripista nella stagione degli M&A tra le società a maggioranza pubblica, come da auspici del governo. Entro il 30 settembre arriverà l’offerta formale per l’acquisizione del controllo di Linea Group, controllata dai comuni della Bassa (Cremona, Lodi, Rovato, Pavia e Crema). L’offerta dovrebbe prevedere il mantenimento del brand, della sede ed una governance condivisa. 

FCA IN VETRINA A FRANCOFORTE: GM E FERRARI ALLA RIBALTA 

Fiat Chrysler Automobiles + 5,08% alla vigilia del salone di Francoforte in cui ci sarà largo spazio per discutere dell’offerta a General Motors e dell’Ipo Ferrari. Intanto gli analisti del settore frenano sulle prospettive del mercato: per Max Warburton di Alliance Bernstein il ciclo ha già raggiunto il suo apice, Goldman Sachs ha rivisto al ribasso i target di quasi tutti i produttori: per Fca il prezzo obiettivo scende da 22,1 a 18,1 euro. 

Ma l’azienda è stata trascinata all’insù dal forte recupero del settore auto in Italia: nei primi sette mesi la produzione è salita del 25,9% e l’Anfia prevede che, a fine anno, si tornerà a 650mila unità sfornate dagli impianti italiani contro le 400 mila del 2014 a fronte di un mercato che dovrebbe assorbire poco più di 1,5 milioni di vetture. Sono numeri ancora ben più inferiori ai picchi storici, largamente superiori al milione di pezzi, ma il trend è positivo: torna in attività l’impianto di Mirafiori (Suv Levanto), si avvicina il lancio di Giulia Alfa Romeo nel 2016.

MAGLIA NERA A STM. SOFFRONO TENARIS E CNH

Tempi duri per Cnh industrial (-1,05%) frenata dalla recessione del Brasile (-24% le vendite di veicoli industriali nel paese carioca nel corso del 2015) mercato dove realizza l’11% del fatturato. Ottava negativa, invece, per Stm, che è scesa del 4,5%, penalizzata dal profit warning lanciato dal concorrente statunitense Fairchild. 

Ancora in ribasso i petroliferi: Goldman Sahcs non esclude che la quotazione del greggio possa scendere addirittura fino a 20 dollari. Il prezzo più salato lo ha pagato Tenaris (-2,96%), sotto rito anche per la forte presenza sul mercato del Sud America, sotto pressione per la recessione brasiliana. 

TEGOLA DA BRUXELLES PER LE TLC. TELECOM CANCELLA I GUADAGNI

Telecom Italia (-0,18%) ha annullato tutti i guadagni della settimana, realizzati sull’onda dell’aumento della quota di Vivendi. Sul settore pesa la rinuncia alla fusione tra Telenor e Telstra: i due gestori scandinavi hanno gettato la spugna di fronte alle durissime condizioni poste dalla Commissione Ue. A questo punto sono a rischi gli altri deal che comportano la riduzione dell’offerta da quattro a tre competitor, compresa l’operazione di integrazione tra 3 e Wind. 

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Categories: Finanza e Mercati