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Meditazione Spa e nomadi digitali: le nuove tendenze del mondo del lavoro e delle professioni

“Andare, camminare, lavorare, andare a spada tratta, banda di timidi, di incoscienti, di indebitati, di disperati” cantava, per lo più inascoltato, Piero Ciampi più di trent’anni fa, ma potrebbe essere buono ancora adesso.

Lavorare, certo, e andare, anche a spada tratta se serve, ma dove, e come? Per darsi certe risposte ci vuole fede, pare, ed è così che nell’Occidente postatomico (assumeno la crisi come corrispettivo economico di un olocausto nucleare), che rende timidi o incoscienti o indebitati o disperati, si cercano spiragli di ossigeno meno rarefatto, innocenti evasioni da una realtà stantia fatta di stanze chiuse, e sorgono due nuovi religioni laiche.

Si tratta dei “nomadi digitali” da un lato e, dall’altro, del ricorso sempre maggiore, da parte di aziende di ogni genere, a corsi di spiritualismo orientale per i propri dipendenti, due tendenze descritte efficacemente da due articoli pubblicati, curiosamente lo stesso giorno (il 13 settembre), da Corriere della sera e Repubblica.

Due tendenze diversissime, ma accomunate dallo stesso bisogno di fondo, una fuga, più o meno breve che sia, dalla monotonia e dallo stress. I nomadi digitali hanno portato all’estremo il concetto di mobilità (parola abusata, e ormai ridotta ad uno straccio liso), trovando, grazie al web e alle sue infinite ramificazioni, un modo per mantenersi, più o meno bene, slegato dall’appartenenza ad un luogo fisico.

I nomadi sono una comunità, anche se è forzato definirla tale, in crescita, formata unicamente da lavoratori del Web che hanno fatto un ragionamento assai semplice (almeno a dirsi, molto più che a farsi), e cioè che, se tutto quello che ti serve è una connessione ad internet e una scrivania, allora tu quella scrivania puoi piazzarla ovunque, in qualsiasi parte del mondo, dividendo la propria vita tra vari luoghi ad ogni capo del globo.

Il sito italiano di riferimento, nomadidigitali.it, contiene, oltre ad alcuni consigli utili per chi volesse intraprendere questa strada, un manifesto programmatico in dieci punti che si apre, a dire la verità pomposamente, con la frase “Siamo i pionieri di una nuova era”, spiegando poi, in calce, che “grazie alla rete siamo liberi di viaggiare e lavorare ovunque“.

E questo è, in estrema sintesi, il senso del nomadismo digitale, piazzare la scrivania, o magari il proprio laptop direttamente sulle proprie ginocchia, ovunque si preferisca, sfruttando l’ubiquità sostanziale di quel non luogo che è la rete, per essere, infine, viaggiatori e lavoratori, possibilmente liberi. 

L’altro lato della stessa medaglia d’evasione, come detto, è quello, invece, delle grandi aziende che sempre più (a partire dall’America per finire, passando per la City, nel cuore dell’Europa) cercano sollievo nella meditazione, offrendo ai propri dipendenti corsi, momenti e spazi dedicati.

Questa pratica, nata naturalmente in Asia, è stata importata massicciamente soprattutto nella costa Ovest degli Stati Uniti, in quella Silicon Valley in cui il capitalismo occidentale si esprime ai suoi massimi livelli e allo stesso tempo cerca conforto nella spiritualità orientale.

Ed è così, forse, che si sta dispiegando, in un modo inatteso, la necessità di cambiamento del capitalismo, dopo il crack, nel cammino (tanto per rimanere in tema di spiritualità orientale) verso una nuova reincarnazione: fermarsi un attimo a meditare, rilassarsi un momento, prima di andare, di nuovo, a spada tratta.

Dicono che un’ora di yoga alla settimana possa ridurre di un terzo il livello di stress tra il personale di una società, che renda più lucidi e concentrati, più compassionevoli. E quindi, sempre di più, le aziende, soprattutto tra i grandi nomi di internet e nel mondo dell’alta finanza, si dotano di stanze per la meditazione dotate di tappetini e cuscini, santuari di un’estemporanea conversione laica ad un nuovo modello di vita, una breve parentesi spirituale che giace sul paradosso, citando Repubblica, di “un’antica tradizione che rifiuta il materialismo che renderebbe più efficiente il capitalismo occidentale, che del materialismo fa religione”.

Può darsi che il lavoro sia come il potere e che, più di tutti, logori chi non ce l’ha. Gli altri, invece, almeno alcuni, possono sempre scappare dallo stress trapiantandosi col loro pc in Thailandia (meta gettonatissima, sembrerebbe, tra i nomadi digitali) oppure chiudendosi in una stanza a meditare, immaginando per qualche decina di minuti di essere altrove.

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