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Mediobanca: ecco la classifica delle grandi imprese italiane

Marco Verch on Flickr

Eni è la regina dei ricavi, Enel degli utili, Unicredit vince tra le banche. Poste Italiane? È il primo datore di lavoro italiano, mentre Generali è il primo assicuratore.

Questo il sunto dell’indagine sulle Principali società Italiane realizzata dall’Area Studi Mediobanca che analizza i bilanci di 3.452 aziende, suddivise in base al settore in cui operano. Parliamo dei conti di 2.577 società industriali e di servizi, 247 holding, 27 sim, 28 società di leasing, 40 factoring e credito al consumo, 422 banche e 111 assicurazioni.

LA CLASSIFICA DELLE SOCIETà ITALIANE PER RICAVI

Eni, con un fatturato pari a 75,8 miliardi di euro, è sul primo gradino del podio di una classifica dominata dai grandi gruppi energetico-petroliferi pubblici. Grazie all’aumento del prezzo del greggio, nel 2018 società petrolifera è riuscita a riconquistare il primato dopo due anni di supremazia di Enel che scende al secondo posto con un fatturato pari a 73,1 miliardi di euro (+0,6% rispetto al 2017). L’azienda guidata da Francesco Starace però ha di che consolarsi: rimane la più grande società italiana in termini di capitalizzazione borsistica (69,4 miliardi di euro) nonché regina di utili, con 8.568 milioni nel biennio 2017-2018. 

Sul terzo gradino del podio troviamo Gse, società pubblica che si occupa di compravendita di energia elettrica, che però fattura meno della metà delle prime due: 32,3 miliardi di euro. 

Prima di passare alle altre posizioni in Top 10 occorre fare una considerazione: la classifica di Mediobanca non comprende Exor (così come Tenaris e Stmicroelectronics), poiché tre anni fa la società ha trasferito la sua sede in Olanda. Se la holding della famiglia Agnelli fosse stata inclusa non avrebbe avuto rivali: con un fatturato in rialzo del 3,7% a 143,3 miliardi di euro e 272mila dipendente, Exor avrebbe vinto a mani basse su tutte le altre aziende. In classifica c’è però Fca Italy, che si piazza al quarto posto con 27,2 miliardi di ricavi. “Il suo fatturato sul mercato italiano cala del 5,5% (quello estero del 4,3%)”, sottolinea Mediobanca.

In quinta posizione troviamo Telecom Italia, il cui fatturato è sceso del 3,3% a 18,7 miliardi, seguita da Edizione, stabile in sesta posizione con 12,6 miliardi di ricavi. Settimo posto per Leonardo (12,2 miliardi, +4,3% su base omogenea), ottavo per Ferrovie dello Stato, che rispetto all’anno precedente guadagna ben 4 posizioni con 11,6 miliardi di ricavi. Nona Saras, che approfitta come Eni dell’aumento dei prezzi del petrolio e accresce il suo fatturato del 34,6% a 10,3 miliardi. Chiude la Top 10 Prysmian con 10,1 miliardi di fatturato, un risultato raggiunto “grazie all’acquisto e al consolidamento, da giugno, della statunitense General Cable Corp. (l’integrazione ha dato vita a un nuovo Gruppo presente in oltre 50 Paesi, con 112 unità produttive, 25 centri di Ricerca & Sviluppo e circa 29.000 dipendenti)”, spiega lo studio.

La Top 20 – Fonte: Indagine Area Studi Mediobanca

Volendo fare un bilancio, dal punto di vista settoriale nelle prime venti posizioni in classifica troviamo nove società energetiche (petrolifere ed elettriche), cinque appartenenti al settore infrastrutture e servizi, sei alla manifattura. Per quanto riguarda la proprietà invece otto su venti sono aziende pubbliche, sei a controllo privato italiano, sei di proprietà straniera

UTILI, DEBITI E DIPENDENTI

Fino ad ora l’analisi si è concentrata solo sul fatturato, ma prendendo in considerazione altri parametri altrettanto importanti le posizioni in classifica cambiano.

Partiamo dall’occupazione. Poste Italiane è la società con il maggior numero di dipendenti in Italia, anche se rispetto al 2017 ha registrato un calo del 2,7%. In termini assoluti parliamo di 134mila lavoratori. Al secondo posto c’è Luxottica. Il gruppo guidato da Leonardo Del Vecchio impiega 82.358 ed è tallonato dai Benetton che con la loro holding Edizione danno lavoro a 82.100 persone. Seguono, con più di 50mila addetti, Enel (69.272) e Telecom Italia (57.901).

I maggiori datori di lavoro italiani – Fonte: Area Studi Mediobanca

Passiamo alle note dolenti: debiti finanziari e perdite. A fine 2018 il primato negativo spetta ad Enel, con debiti pari a 56 miliardi in aumento del 9%. Seconda Edizione che ha accumulato debiti per 48 miliardi di euro, in aumento del 155,2% a causa dell’acquisizione e dell consolidamento del gruppo Abertis. Seguono Telecom Italia (29,2 miliardi di debiti, in diminuzione del 5,4%), Eni (25,9 miliardi di euro, anch’essi in crescita del 4,7% rispetto all’anno precedente). 

La perdita netta più alta l’ha registrata Wind Tre: 1,4 miliardi di euro pari al 7,6% del fatturato. Seconda Fca Italy con 1,3 miliardi. (4,6% delle vendite). “Considerando la somma dei risultati 2017 e 2018 – continua lo studio” la “cenerentola” delle perdite resta Wind Tre con 2.719 milioni, seguita da Fca Italy con 1.931 milioni e Saipem con 800 milioni”.

Infine gli utili: nel biennio 2017-2018 Enel si riprende il primato che Eni le ha tolto in termini di ricavi: è l’azienda che ha accumulato gli utili più alti con con 8,568 miliardi di euro. Il cane a sei zampe segue con 7,5 milioni. Terza, ma ad ampia distanza, Poste con 2,088 miliardi.

Utili 2017-2018 – Fonte: Area Studi Mediobanca

BANCHE E ASSICURAZIONI

Tra gli istituti bancari si conferma irraggiungibile il duo formato da Unicredit e Intesa Sanpaolo, in testa alla Top 20 rispettivamente con 828 miliardi e 778,6 miliardi di totale attivo tangibile. Terzo posto per Cassa Depositi e Prestiti, con 370 miliardi di attivo, seguita da Banco Bpm. con 159,2 miliardi.

“La qualità del credito – osserva Mediobanca – rimane uno dei temi più rilevanti per le banche italiane. Negli ultimi tre anni gli istituti hanno provveduto a ridurre le masse di crediti deteriorati netti nei loro bilanci, passate da 198 miliardi nel 2015 a 129 miliardi nel 2017 e a 86 miliardi nel 2018, diminuendo di un altro 30% circa”.

Finiamo con le assicurazioni dove anche nel 2018 si conferma il dominio assoluto di Generali con premi lordi che ammontano a 65,2 miliardi, grazie alla sua struttura multinazionale. Seguono il gruppo Poste Vita (16,8 miliardi) e Unipol Gruppo (12 miliardi).

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Categories: Economia e Imprese