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Librerie chiuse e per i libri scatta la consegna a domicilio

FIRSTonline

Il 2020 si è aperto con un lungo bollettino di guerra, una guerra persa, purtroppo, da decine e decine di librerie italiane costrette ad annunciare la loro chiusura. Fra queste, librerie storiche come la Paravia di Torino ma anche librerie di città come Milano, Roma da sempre riferimento del mercato di settore in Italia. Il dato complessivo è quello di duemilatrecento negozi chiusi in cinque anni.   

La crisi, certo, non è di oggi. Nel 1985 in un catalogo pubblicato in occasione dei cento anni della Laterza, intitolato Laterza un secolo di libri, già si denunciava la contrazione del mercato e il calo delle vendite. Del resto il numero dei lettori in Italia non cresce in maniera significativa da molti anni e si pone agli ultimi posti in Europa. 

Ma senza inutili infingimenti una causa determinante del declino è stato l’avvento di Amazon, che ha ridotto nell’ultimo decennio di circa dieci punti in percentuale la fetta di mercato consistente in acquisti di libri in libreria. Amazon e le grandi piattaforme online offrono un’ampiezza di catalogo e una rapidità di consegna che nessuna libreria fisica potrà mai garantire. Per questo motivo gli esercizi per sopravvivere si sono in gran parte trasformati: sono diventati caffè letterari, luoghi di presentazioni e di eventi di formazione, si sono specializzati in determinati settori (uno su tutti quello dell’infanzia, ma anche le fumetterie o l’usato) o in luoghi caratterizzati per lo stretto rapporto con il territorio (le librerie di quartiere).   

Su questo sistema, fragilissimo quanto un castello di carte, pronto a cedere al minimo colpo di vento, si è abbattuto lo tsunami coronavirus. Un dramma che ha colpito il nostro Paese con un carico di malattia e morte inaspettato. Un evento che rapidamente ha sconvolto le nostre vite. Gran parte dell’economia italiana ne è stata travolta. L’interrogativo a questo punto è chi riuscirà a resistere e cosa rimarrà dopo tutto questo. Le librerie, in particolare le indipendenti, corrono forti rischi 

La tragica ironia della sorte ha voluto che questa pandemia sia arrivata quando finalmente, dopo anni di lotte da parte dei librai, il Parlamento ha approvato una legge destinata a ridare fiato al settore (L. n. 15 del 13 febbraio 2020 recante “Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura”). È un provvedimento importantissimo perché contiene decisive misure di promozione della lettura (il vero obbiettivo è far crescere il numero di lettori) e stabilisce finalmente una regola sugli sconti da praticare sui libri unica e uguale per le librerie e per l’e-commerce. Uno strumento preziosissimo per i librai che non erano assolutamente più in grado di competere con gli sconti praticati sulla rete. La Legge è stata pubblicata il 10 marzo sulla Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore il 25 quando le librerie italiane saranno ancora chiuse. 

Già con il decreto del Governo del 4 marzo si era prodotto un primo momento di grande difficoltà con il blocco di tutte le iniziative promozionali: presentazioni, letture, incontri di formazione. Tutte attività ormai vitali, le sole in grado di competere, grazie alla passione e all’impegno profuso, con il grande mercato della Rete. 

Ma noi librai non ci siamo scoraggiati. Una speranza ce l’hanno data i nostri clienti che hanno cominciato a venire a fare scorte di libri. Fra i primi i genitori più attenti, alla ricerca di volumi per far trascorrere il tempo ai bambini ormai a casa. Dal canto nostro abbiamo allestito angoli in libreria e in vetrina con la proposta di testi che potessero aiutare a riflettere sull’attuale momento. In una libreria come la Laterza c’è un settore molto fornito di classici: Cecità di Saramago, La peste di Camus, I promessi sposi sono titoli che sono andati subito esauriti. A questo punto è nata un’idea che si è presto diffusa tra i librai di tutta Italia: se la gente ha voglia di comprare libri ma nello stesso tempo deve uscire il meno possibile di casa i volumi li consegniamo noi.   

Il testo da leggere portato a domicilio dal libraio: un‘alternativa calda e affettuosa all’algido servizio di Amazon. L’idea ha avuto un successo immediato e sopra le aspettative. Il fervore di iniziative per mantenere vive le nostre attività, nonostante i limiti di legge, ha avuto breve durata. Il decreto dell’11 marzo ha stabilito la chiusura su tutto il territorio nazionale di una quota consistente di esercizi commerciali, fra cui le librerie. 

Sono rimasti aperti come è ovvio alimentari e farmacie. Ma anche giornalai, tabaccai, profumerie, lavanderie, articoli di telefonia sono stati autorizzati a proseguire la loro attività. I libri non sono stati considerati beni di prima necessità. Ma non si era sempre detto che essi sono medicine dell’anima, elementi importanti di riflessione ed equilibrio delle persone? Non solo i librai ma anche scrittori e tanti lettori si sono fatti questa domanda 

È stato un sacrificio enorme che abbiamo accettato con l’amaro in bocca perché nel frattempo, a fronte delle nostra chiusura, c’è chi ha continuato a vendere e consegnare gli stessi beni con grande profitto. Come dichiara Filippo Guglielmone, responsabile commerciale di Mondadori, a Simonetta Fiori di “Repubblica”, le vendite on line sono aumentate del 50%, mentre Luca Domeniconi di IBS parla di aumento di ordini del 100%. È notizia di ieri che Amazon ha annunciato che fino al 5 aprile darà la priorità alla consegna di beni di particolare utilità, fra cui i libri.  

Per quanto riguarda l’iniziativa della consegna a domicilio che pareva non essere possibile alla luce del decreto 11 marzo, l’Ali (Associazione librai italiani) l’ha sostenuta inviando richiesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. 

Oggi 18 marzo in una lettera agli associati il presidente Paolo Ambrosini comunica che “È grazie al lavoro dell’associazione se a Belluno il Comune ha consentito con ordinanza del sindaco le consegne a domicilio da parte delle librerie e se nella serata di ieri finalmente ci è arrivata la comunicazione che le librerie possono svolgere attività di consegna a domicilio o in modalità drop presso gli esercizi commerciali aperti”. Nel raccomandare ovviamente tutte le cautele, il Presidente invita a valutare il contesto sanitario in cui si opera “Oggi l’obiettivo principale anche per noi è che la crisi sanitaria passi quanto prima e molto dipende dai nostri comportamenti”.

Dunque la consegna a domicilio è autorizzata e noi accogliamo questa autorizzazione come frutto di una nostra mobilitazione e di un’attenzione confortante da parte del Governo. 

Sulle modalità dell’iniziativa ovviamente si deciderà a seconda dei contesti e anche qui la creatività e, nello stesso tempo, l’attenzione alla tutela della salute pubblica da parte dei librai sarà determinante. L’importante è che questi sacrifici pesanti per il nostro fragile sistema ci facciano tornare alla normalità. E a questo punto l’invito è ai lettori. Continuiamo a tenerci in contatto attraverso social, mail e tutti i mezzi a disposizione E quando riapriremo tornate numerosi in libreria perché abbiamo bisogno di tutto il vostro sostegno. 

°°° L’autrice è titolare della Libreria Laterza di Bari

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Categories: Cultura

View Comments (3)

  • Se posso permettermi, non è che il governo abbia "autorizzato ieri" come recita l'articolo. Si è fatta chiarezza sulla norma laddove prima c'era incertezza sull'interpretazione della stessa. Nel decreto dell'11 marzo non si fa mai riferimento alla sospensione dell'attività negli esercizi commerciali ma alla chiusura, ossia alla sospensione dell'apertura "al pubblico". Bisogna tenere presente la ratio del decreto legge e cioè che bisogna evitare gli assembramenti (e qui sarebbe facile fare una battuta sugli assembramenti nelle librerie, ahah) ma le vendite attraverso altri canali è sempre consentita nel limite e nel rispetto delle norme di sicurezza.
    Ora, la ALI ha fatto bene a chiedere chiarezza, l'allarmismo che si è creato però tra i librai non ha giovato a nessuno. So di librai che hanno cominciato a lanciare accuse ai colleghi di altre librerie che dal 12 marzo avevano cominciato con le consegne a domicilio e questo non è bello.
    Saluti