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L’arte dell’origami nell’arte moderna e contemporanea

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Dal misterioso Giappone si è diffusa l’arte di riprodurre la realtà in delicate forme di carta, gli origami.

Le fantasiose creazioni dell’origami non conoscono limiti, e cioè è tanto più sorprendente dal momento che, secondo la tradizione, i modelli si possono eseguire soltanto piegando la carta senza mai tagliarla.

Nel 1970 la fiumana gente che, a Yokohama, si recò a visitare il paese delle fiabe di Yoshizawa rimase sorpresa davanti al numero di personaggi di carta ispirati alle più note fiabe orientali e occidentali. Le origini di quest’arte sono riconducibili al medioevo giapponese, quando l’origami aveva una funzione solo rituale e le vergini dei santuari attendevano alla costruzione di simboliche figura di carta da usarsi come offerte votive.

L’arte a noi nota risale a un periodo più tardo, durante il periodo Muromachi (1336-1568), ma il merito della recente fortuna dell’origami in tutto il mondo  spetta alla capacità di Akira Yoshizawa, riconosciuto come l’artista più bravo di quest’arte. Egli conservava le sue creazioni, decine di migliaia, in apposit scatole di cartone o di legno perché diceva “Nessuno venderebbe i propri figlioli”.

La sua opera “La cicala” ha voluto ben 23 anni di lavoro per realizzarla, finché nel 1959 si formò la cicala dei suoi sogni, e a vederla oggi, é piuttostodifficile distinguerla da una vera cicala fossilizzata.

Da questa arte diversi artisti si sono ispirati e cimentati, tra cui Alighiero Boetti (1940-1994) presente all’asta Thinking Italian dello scorso Ottobre  2017 a Londra da Christie’s con l’opera Origami (Aereo) aggiudicata a 35 mila sterline. 

Ma il concetto dell’origami ha affascinato anche diversi artisti che a loro modo hanno interpretato quest’arte, chi con la pittura, con il design e chi con la scultura, come l’artista brasiliano Clark Lygia, le cui opere di metallo piegato possono raggiungere stime considerevoli come Relógio de sol (Sundial), circa 1960–63, Stimato da $700,000 a $900,000.

E c’è chi vede nella pittura futurista di Severini e Balla le pieghe dipinte di fogli abilmente piegati. Chissà se anche loro si sono ispirati all’origami?

 

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Categories: Cultura