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La tregua sui tassi fa rimbalzare le Borse: oggi tocca a Piazza Affari?

Imagoeconomica

“I vertici della Federal Reserve stanno valutando se annunciare la nuova strategia sui tassi prima o dopo il meeting di dicembre”. Il segnale apparso sulle colonne del Wall Street Journal ha avuto l’effetto di frenare la corsa delle vendite scatenate dal fermo della vicepresidente di Huawei, la notizia che ha messo ieri la soqquadro le Borse di tutto il pianeta. Con formidabile colpo di reni, l’indice S&P 500 ha recuperato quasi per intero le perdite iniziale, passando da -2,9% a +0,15%. Ancor più formidabile l’exploit del Nasdaq che ha chiuso a +0,42% grazie alla spinta di Amazon e Netflix.

TRUMP: NON C’ENTRO CON L’ARRESTO DI MISS HUAWEI

La riscossa deve molto, naturalmente, ai segnali di pace in arrivo da Washington. Donald Trump ha assicurato a Pechino che non era a conoscenza dell’intenzione di arrestare Sabrina Meng, la figlia del presidente del colosso delle tlc. Anche la Cina tende a ridimensionare lo scontro nel pur delicatissimo ambito del cyber spionaggio. È di ieri la notizia che Huawei ha accettato di incontrare i vertici dell’Intelligence del Reno Unito per mettere a punto un sistema di garanzie.

La rapidissima crisi ha però permesso ai mercati di venire a conoscenza in anticipo della gradita svolta della banca centrale Usa: dopo il probabile ultimo ritocco dei tassi del 19-20 dicembre, la stretta della Fed andrà in letargo, scongiurando così il rischio recessione segnalato dall’appiattimento della curva dei tassi.

RECUPERANO LE BORSE, FRENA L’ORO, CROLLA IL BITCOIN

E così, a sorpresa, i mercati si avviano ad un fine settimana più distesa.

Calano le tensioni sui listini asiatici. Le Borse dell’Asia sono in rialzo, nella scia di Wall Street. Il Nikkei di Tokyo guadagna lo 0,6%, l’Hang Seng di Hong Kong lo 0,3%, il Taiex di Taipei lo 0,7%. Piatta la Borsa di Shanghai.

Si rafforzano su dollaro, quasi tutte le valute dell’area Asia Pacifico, rupia indiana, won coreano e renmimbi cinesi, si svaluta lo yen giapponese. Il governatore della BoJ, Kuroda, ha ribadito che la politica espansiva continuerà per un bel po’.

È stato spettacolare il cambio di rotta dei mercati Usa: l’Orso, che stava spadroneggiando a meta seduta (indice Dow Jones sotto di 785 punti) è stato ricacciato da una prodigiosa carica del Toro, che ha limitato il ribasso a soli 79 punti. In chiusura: Dow Jones -0,32%, S&P 500 -0,15%. Il Nasdaq ha chiuso a +0,42%.

Frena la corsa dell’oro, bene rifugio per eccellenza da 1243 dollari l’oncia (record da cinque mesi) a 1238.

Il rendimento dei t Bond decennale, scivolato fino ad un minimo di 2,8260, ha recuperato a 2,89%, ma i tassi restano ai minimi da sei mesi in Germania, da dodici mesi in Canada, addirittura da 16 in Australia.

Il Bitcoin precipita ad un nuovo minimo: 3.444 dollari, in calo del 20% nell’ultima settimana.

MANCA L’ACCORDO, IL PETROLIO SOTTO I 60 DOLLRI

II petrolio scende stamane sotto i 60 dollari. Il Brent tratta a 59,59 dollai, il Wti Usa a 51,18 dollari. Ieri l’assemblea dell’Opec si è chiusa senza un accordo tra i paesi membri, la conferenza stampa di fine sessione è stata annullata. Ma la trattativa prosegue oggi on attesa che la Russia chiarisca le sue intenzioni. Il ministro dell’Energia saudita, Khalid Al-Falih, ha dichiarato ieri mattina, a margine dell’assemblea dell’Opec di Vienna: “Qualsiasi taglio della produzione da parte di Opec non sarà eccessivo”. In serata però lo stesso Al Falih si è detto “non fiducioso” sul fatto che si riesca ad arrivare oggi ad un accordo su un possibile taglio della produzione di petrolio per sostenere i prezzi del greggio

ATTESO UN RIMBALZO IN EUROPA

Huawei, ma non solo. Oltre alla crisi sui dazi ed alla tensione sul greggio, i listini europei hanno pagato ieri le turbolenze di una situazione geopolitica ad alto rischio per il Vecchio Continente che coinvolge l’Italia, alle prese con la manovra, il cammino sempre più problematico della Brexit (si registrano defezioni in Parlamento su entrambi i fronti) e la miccia innescata dalla rivolta dei Gilets jaunes, espressione di quella Francia profonda che periodicamente insorge contro “les riches”. Ne è scaturita una seduta in profondo rosso per i listini azionari, a fronte della fuga dal rischio. È probabile che già in apertura i listini seguano il rimbalzo dei listini di Cina e Usa.

A MILANO TOCCA DI NUOVO LA MAGLIA NERA

A pagare il prezzo più alto è stata Milano (-3,54%), che ha chiuso la seduta con la peggior performance dei listini del Vecchio Continente.

Segue d’un soffio Francoforte che ha terminato la seduta a -3,48 . Parigi -3,3% (ai livelli Del marzo 2017) si prepara al quarto sabato consecutivo di guerriglia urbana: Champs Elysées chiusi, 65mila poliziotti in assetto di guerra.  Madrid cede il 2,4%, Londra il 3,1%.

L’indice Eurostoxx 600 ha perso il 3,3%, mettendo a segno la peggior seduta dal giorno della Brexit.

Rendimento delle obbligazioni in discesa anche in Europa, sulla falsariga del mercato Usa. Il Bund decennale tedesco è scesa all0,23%, il minimo da aprile 2011.

MANOVRA ANCORA IN BILICO, BTP AL 3,17%

Ma c’è un’eccezione nel panorama mondiale: il rendimento del Btp decennale sale di 13 punti base a 3,17% da 3,04% della vigilia. In allargamento anche lo spread, che ha chiuso riavvicinandosi a quota 300, 296 punti base per l’esattezza, 18 punti in più di ieri.

Torna ad allontanarsi la prospettiva di un accordo con Bruxelles. Il premier Conte troverebbe forti resistenze di Lega e M5s nel ridurre l’obiettivo della manovra al 2% del deficit/Pil. Il Movimento 5 Stelle, secondo Reuters, avrebbe cambiato idea e sarebbe disponibile a concedere molto poco, un abbassamento del rapporto deficit Pil pari al 2,1%, ma non sotto. La manovra ora prevede di arrivare al 2,4%, mentre la Commissione europea, in via informale, ha fatto sapere che l’Italia deve scendere sotto il 2%.

TUTTI IN ROSSO I TITOLI DELL’INDICE FTSE MIB

A Piazza Affari nessun titolo del Ftse Mib ha chiuso in terreno positivo. Hanno chiuso in forte ribasso i titoli dell’industria, a partire dai tecnologici: Stm -5,99%, Prysmian -4,36%. Soffrono, in linea con il comparto (Daimler -7% a Francoforte) tutti i titoli automotive: Fiat Chrysler -5,1%, Pirelli -3,25%.

DIMESSA LA RACCOLTADI FINECO

In rosso anche le banche spinte in giù dalla ripresa dello spread. Una nota di Moody’s conferma l’outlook negativo sul sistema bancario italiano a causa dei costi crescenti di funding e del potenziale inasprimento fiscale, “fattori che controbilanciano l’impatto positivo delle previste ulteriori riduzioni dei crediti problematici”. Accusano perdite tra il 5 ed il 6% Intesa, Unicredit, Ubi e Banco Bpm. Chiude in fondo al paniere principale Finecobank (-6,5%), che ha dimezzato la raccolta netta nel mese di novembre 2018 rispetto allo stesso mese 2017.

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