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La spinta di Basilea sulle banche fa bene alla Borsa

FIRSTonline

La spinta è arrivata da Basilea. L’indice Stoxx europeo del settore è finito in rialzo del 2,1% dopo la notizia dell’accordo, raggiunto ieri, fra i governatori centrali sul calcolo dell’indice della “leva finanziaria”, il capitale minimo di garanzia a fronte degli impieghi e di altre attività di credito. Nell’ultimo round del negoziato si è giunti ad un ammorbidimento dello schema generale. L’intesa porta benefici soprattutto alle grandi banche d’investimento che potranno amplificare il ricorso alla leva finanziaria.

Commerzbank è salita del 5,5%, Deutsche Bank +4,7%, Ubs +3,1%, Barclays +2,8%. ll sentiment è rimasto positivo sulle borse europee con l’Ibex che ha segnato un +0,73%, il Dax 30 un +0,39%, il Ftse 100 un +0,26% e il Cac 40 un +0,3%. Il Ftse Mib ha chiuso in rialzo dello 0,66% a 19.697 punti. Il differenziale Btp/Bund ancora a 207 punti base e il rendimento del decennale italiano al 3,89%.

Piazza Affari ha beneficiato del buon esito dell’asta dei Btp e dei segnali di ripresa dell’industria italiana. Ieri il Tesoro ha portato a segno con successo il collocamento di Btp più consistente dal maggio del 2011. Sono stati piazzati complessivamente 8,2 miliardi di euro di titoli su tre scadenze, il target era 6,75/8,25 miliardi. A novembre la produzione industriale italiana è salita dello 0,3% mese su mese e dell’1,4% anno su anno.

Nonostante lo spread in risalita il comparto bancario del Ftse Mib ha beneficiato dell’accordo raggiunto dal gruppo di supervisione del Comitato di Basilea. Ancora in rialzo il Banco Popolare+ 3,28% seguito da +3,08%. Vivaci anche Unicredit +1,87%, Bpm +2,73% e Bper +1,67%,In rialzo anche Intesa +1,1% e Mediobanca + 1,25%. Più cauta Monte Paschi, +0,17% a 0,1813 euro, in vista del cda di oggi, quando si farà chiarezza sul futuro del presidente Alessandro Profumo e dell’ad Fabrizio Viola.

Azimut ha continuato il suo rally anche in scia alla decisione di Goldman Sachs di inserire il titolo nella propria Conviction Buy List, indicando l’azione quale top pick nel comparto del risparmio gestito in Europa. Ha agito da catalizzatore anche una possibile acquisizione s di Aletti Gestielle.

“La grande cosa di essere una organizzazione privata è che hai il diritto di decidere il tuo stesso futuro”. Così Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler, ha risposto a chi gli chiedeva se sindacati e governo italiani avranno voce sul piano industriale in via di definizione del gruppo che nascerà dalla fusione del Lingotto con la controllata americana. “Faremo con il piano di Fiat-Chrysler quello che abbiamo fatto qui con Chrysler, quello che abbiamo fatto in America Latina, quello che abbiamo fatto in Cina”.

Nessuna garanzia a sindacati e governo italiani? “Non è stata data alcuna garanzia a nessuno da quando ho iniziato questo lavoro”, ha aggiunto il manager italo-canadese. Marchionne comprende che si tratti di “una questione difficile per il Paese. Una delle cose migliori che il Paese può fare per sé stesso è tentare di adattare le sue aspettative a quello che i mercati globali sono disposti a offrire e se il Paese può giocare un ruolo nell’aiutare a fare questa transizione”. La politica? “Non sono impaurito da nulla. Spero che non crei ostacoli”, ha concluso.

Il presidente del Lingotto, John Elkann, ha affermato nel corso di una conferenza stampa organizzata in occasione del Salone dell’Auto di Detroit che il prossimo piano strategico di Fiat/Chrysler andrà avanti per tre anni e che l’intera durata del piano sarà sotto la gestione di Sergio Marchionne.

Al rialzo Campari, +2,27%, con la notizia sull’acquisizione di Beam Inc da parte della giapponese Suntory Holding per circa 13,6 miliardi di dollari, e Fiat (+1,19% a 6,79 euro). Acquisti su Yoox (+1,91% a 31,94 euro) che ha recuperato le perdite a metà seduta dopo aver toccato nel corso della mattinata i minimi intraday a 30,06 euro sulla notizia che il numero uno del gruppo, Federico Marchetti, ha venduto fuori mercato 250.000 azioni (0,4% del capitale) a 31,2 euro l’una. 

Gli investitori hanno invece deciso di effettuare qualche presa di profitto su Telecom Italia (-0,86% a 0,8065 euro) che nell’ultimo periodo ha performato molto bene in scia ai rumors relativi a Tim Brasil, portandosi sopra quota 0,8 euro. Giovedì si riunirà il Cda di Telecom Italia per fare il punto sulla corporate governance del gruppo e decidere le eventuali modifiche, che riguardano in primis il rafforzamento della procedura sulle parti correlate. Intanto è già pronta, secondo quanto appreso da Radiocor, la convocazione di un altro consiglio il prossimo 6 febbraio, che potrebbe eventualmente essere l’occasione per approfondire i punti lasciati in sospeso.

Sempre in vista del consiglio, tra stasera e domani il patron della Findim, Marco Fossati, invierà al gruppo tlc il documento con le valutazioni sul valore economico di Tim Brasil: la cifra si aggirerebbe intorno a 20 miliardi di euro (per il 100%), considerando i multipli a cui Telefonica ha acquistato Vivo, pari a 10 volte l’ebitda. Asati indica invece per l’asset sudamericano una valorizzazione di almeno 15 miliardi. Giovedì il tema principale sul tavolo del board, che sarà anticipato alla vigilia dal comitato controllo e rischi e dal comitato nomine, sarà la mozione dei consiglieri indipendenti, che chiederanno di considerare qualsiasi operazione sul Brasile una operazione con parti correlate “di maggiore rilevanza”, tema già sollevato ma non trattato nel corso dell’ultimo cda Telecom. 

Ciò significa che, se la mozione dovesse passare, spetterà a un comitato costituito da soli consiglieri indipendenti, con l’assistenza di un advisor, valutare preliminarmente qualsiasi offerta sul Brasile, che sarà poi esaminata dal consiglio di amministrazione. Restando in tema di governance, Asati e Findim auspicano che l’ad di Telecom, Marco Patuano, porti in Cda la proposta di modificare lo statuto, abolendo la norma che assegna alla lista di maggioranza la nomina dei 4/5 del board. 

Nel caso di un via libera del cda, la delibera passerà al vaglio dell’assemblea straordinaria: l’Associazione dei piccoli azionisti Telecom chiede che il tema non venga trattato in occasione dell’assemblea di bilancio di metà aprile, già abbastanza complessa, ma in una riunione precedente, che potrebbe essere convocata da una cda successivo. Sul fronte delle indagini, Consob ha inserito nel filone riguardante il fondo BlackRock anche le scelte di voto nell’assemblea del 20 dicembre, in cui il fondo Usa, come altri investitori, ha avuto un atteggiamento tripartito: una parte delle azioni non si è presentata in assemblea (era presente il 5,5% su un complessivo 7,8% del capitale con diritti di voto), una ha votato a favore della revoca del board proposta da Fossati, un’altra si e’ astenuta. 

Nonostante questo atteggiamento costituisca una prassi tra i grandi investitori internazionali, Consob si chiede se tale comportamento si spieghi con le dinamiche adottate dai grandi fondi o sia un tentativo di depistare le indagini, volte a verificare l’esistenza di un possibile accordo occulto tra Telefonica e Blackrock.

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