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La Fed delude Wall Street e la bad bank non seduce Piazza Affari

La Fed, come previsto, ha lasciato i tassi invariati. Ma, a dispetto dei segnali di frenata dell’economia, non ha escluso nuovi aumenti, forse già a marzo. Il comunicato della banca centrale ha deluso Wall Street che, invertendo la rotta, ha chiuso la giornata in rosso: S&P 500 -1,09%, Dow Jones -1,38%. Peggio di tutti fa il Nasdaq (-2,18%), condizionato dalla pioggia di vendite su Apple (-6,57%), in caduta libera dopo i dati negativi sulle vendite di iPhone.

La conferma della frenata dell’economia globale è arrivata dai conti di Boeing (-8,9%): il gruppo prevede di consegnare al massimo 754 aerei per il trasporto passeggeri, 17 in meno del 2015. L’unica nota positiva, nel dopo Borsa, è venuta da Facebook: +4,7% sull’onda della trimestrale. 

Questi segnali non sono stati sufficienti a suggerire alla Fed un atteggiamento più morbido, ma hanno alimentato la sensazione che la Banca centrale non abbia il pieno controllo della situazione. E così è sfumato il rally provocato dal forte rimbalzo del greggio: Brent a 32,85 dollari al barile (+4%) Wti a 32, 3.

LA CRISI DEL GREGGIO FA VACILLARE L’AZERBAIJAN E L’ECUADOR

Ad innescare la ripresa del petrolio è stata la notizia di un possibile accordo sulle quote di produzione tra Russia ed Opec ma, soprattutto, l’incremento delle scorte Usa, salite di 8,4 milioni di barili ai massimi del dopoguerra. La guerra dei prezzi, intanto, miete nuove vittime. Fondo Monetario e Banca Mondiale stanno approntando un prestito d’emergenza per 4 miliardi di dollari a sostegno dell’Azerbaijan, messo in ginocchio dal calo degli introiti dell’export di gas e petrolio. Iniziative analoghe si profilano per l’Ecuador e per il Venezuela, costretto a ricorrere all’aiuto internazionale. Ma la situazione più grave riguarda il Brasile: la crisi dei prezzi delle materie prime ha innescato la crisi più seria da un secolo a questa parte.

TIENE L’ASIA. FUGA DI CAPITALI DALLA CINA

La discesa serale di Wall Street ha impedito anche all’Asia di raccogliere i frutti del mini-rally del petrolio. Poco mossa Tokyo (+0,1%), già concentrata sulla riunione della banca centrale di venerdì. Avanzano Hong Kong (+0,2%) e Sidney (+0,6%). Ancora in ribasso le Borse cinesi, che nelle ultime quattro sedute hanno lasciato sul terreno il 6% abbondante: pesa la minaccia di controllo dei capitali, necessarie per frenare l’emorragia di valuta. 

I CONTI AZIENDALI FRENANO L’EUROPA. OGGI DEUTSCHE BANK

Si profila un avvio debole anche per i listini europei: apertura in ribasso a Londra (- 36 pb a 5.954), Parigi (-32 pb a 4.348), Francoforte (- 73 a 9.808). Al centro dell’attenzione ci saranno i conti societari: sotto i riflettori Deutsche Bank, Roche, Electrolux, H&M oltre ad una nutrita schiera di società industriali. 

Ieri i risultati deludenti di alcuni colossi dell’industria europea hanno tradite le attese: Basf (-1,8%), Novartis (-3,7%) e la svedese Ericsson (-6,3%) hanno frenato la spinta di Parigi e Francoforte, comunque in rialzo dello 0,5%. Più cauta Piazza Affari: l’indice FtseMib ha perso lo 0,4%. Positiva la risposta del mercato all’asta dei Bot a 6 mesi. Oggi il Tesoro offre fra 5,5 e 7 miliardi di euro in Ccteu e Btp a 5 e 10 anni.

BANCHE IN DISCESA. CASTAGNA E MASSIAH DA PADOAN

A giudicare dall’andamento del mercato, sembra proprio che il progetto bad bank non sia piaciuto al mercato, che fatica a valutare il reale impatto delle misure. Nella seduta di ieri si sono registrati vistosi ribassi nel comparto del credito: Unicredit -3%, Intesa-0,9%, Ubi -3,2%, Banco Popolare -7,8%, Pop.Emilia -4%. Chiusura positiva invece per Montepaschi (+1,1%). 

Prende intanto velocità il tema del risiko. Ieri gli amministratori delegati di Bpm Giuseppe Castagna e di Ubi Banca Victor Massiah sono stati ricevuti, congiuntamente, dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

BANCHE: I GACS COPRONO SOLO I BOND SENIOR 

Grande novità anche dal punto di vista normativo. ll consiglio dei ministri è convocato per oggi alle 17,00, ma sono rimandati alla riunione della settimana prossima il varo del pacchetto per accelerare i tempi di recupero dei crediti con un nuovo intervento sulle procedure concorsuali e la riforma delle Bcc, le banche di credito cooperativo.

L’approvazione del Gacs, invece, potrebbe richiedere più tempo anche se il ministero dell’Economia ha annunciato che sarà “presto disponibile” la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs) che mira a favorire la dismissione di questi crediti dai bilanci delle banche: poco più di 200 miliardi di sofferenze lorde, 89 miliardi al netto degli accantonamenti. 

“Faremo di tutto per accelerare il processo”, ha dichiarato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a margine dei lavori parlamentari. Ma il varo dei Gacs potrà avvenire solo dopo la notifica formale dello schema di intervento alla Commissione Europea che dovrà certificare la compatibilità delle garanzie con la normativa degli aiuti di Stato.

Lo schema italiano approvato da Bruxelles e che non fa scattare gli aiuti di Stato prevede una garanzia limitata alle tranche senior delle cartolarizzazioni, cioè quelle più sicure, che sopportano per ultime le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese.

“Non si potrà procedere al rimborso delle tranche più rischiose (junior e mezzanina), se non saranno prima state integralmente rimborsate le tranche senior garantite dallo Stato”, ha spiegato il ministero dell’Economia.

FCA RECUPERA NEL FINALE. ENTRO MARZO LIBERO IL CASH DI CHRYSLER

Fiat Chrysler ha terminato in modesto ribasso una seduta nervosa, segnata dall’accoglienza contrastata dei risultati. Il titolo, dopo la fiammata al rialzo sulla diffusione dei dati 2015 migliori delle attese, ha perso terreno sulle prospettive caute per il 2016. Con la presentazione del piano sono risalite dai minimi per trattare in linea con il mercato. Alla fine Fca ha chiuso in calo dello 0,86% a 6,95 euro, con scambi a 44,3 milioni, da una media dei trenta giorni a 18,1 milioni. Lo Stoxx europeo di settore ha segnato +0,6%.

Il 2015 si è rivelato migliore delle previsioni e ha visto ancora una volta gli Usa come protagonisti. L’anno si è chiuso infatti con ricavi netti a 113,2 miliardi, Ebit adjusted a 5,3 miliardi, utile netto adjusted a 2 miliardi e debito industriale netto a 5 miliardi. Nel 2016 il gruppo punta a ricavi netti a oltre 110 miliardi da 111 miliardi dei risultati pro forma 2015, che escludono Ferrari; Ebit adjusted a oltre 5 miliardi da 4,8 miliardi del 2015 pro forma; utile netto adjusted a oltre 1,9 miliardi da 1,7 miliardi, debito netto industriale sotto i 5 miliardi da 5 miliardi del 2015.

Il 2018 si dovrebbe chiudere, secondo il piano, con ricavi a 136 miliardi (da 129 miliardi del piano precedente, esclusa Ferrari), Ebit adjusted a 8,7-9,8 miliardi (8,3-9,4), utile netto a 4,7-5,5 miliardi (4,5-5,3) e un saldo positivo in termini di posizione finanziaria netta industriale pari a 4-5 miliardi (1,9-2,4). A favorire il miglioramento della finanza contribuirà il fatto che nei primi tre mesi dell’anno saranno rimossi i vincoli sulla liquidità di Chrysler. Per i prossimi anni Fca punta quindi sulla possibilità di raggiungere negli Stati Uniti i margini dei concorrenti, General Motors e Ford e risparmiare costi finanziari grazie alla disponibilità della liquidità di Chrysler, alla quale attualmente è vietato distribuire cash a causa degli accordi con i finanziatori.

Ferrari ha perduto l’1,5% a 37,3 euro dopo la pubblicazione dei dati del quarto trimestre 2015 di Fiat Chrysler. Dalla nota, si riesce a recuperare, per sottrazione, qualche indicazione sull’andamento di Ferrari negli ultimi tre mesi dell’anno scorso. L’utile operativo rettificato dovrebbe essere intorno ai 109 milioni di euro, 10 milioni in più rispetto alle aspettative del consensus. Il risultato netto dovrebbe essere pari a 55 milioni. La casa di Maranello presenterà i dati completi del 2015 il 2 febbraio. 

STM ESCE DAI TOP BOX E FA BOOM

Sul fronte delle trimestrali da registrate anche il buon rialzo di StM (+4,4%), che ha comunicato per il quarto trimestre 2015 risultati in linea con le previsioni del mercato e ha annunciato la chiusura della linea di produzione dei set-top-box, con il conseguente licenziamento di 1.400 persone. Kepler Cheuvreux ha alzato la raccomandazione sul titolo da reduce a hold, con prezzo obiettivo che sale da 6,5 a 7 dollari.

GENERALI ASSORBE L’EFFETTO GRECO. SUMMIT TRA I SOCI

Generali (-1,3%) ha patito meno del previsto la notizia che l’ad Mario Greco lascerà il gruppo per andare a guidare la concorrente Zurich Insurance. Il Ceo in uscita ha rassicurato gli analisti sui conti 2015 e sui target del piano industriale al 2018 annunciato lo scorso anno, anche dopo la decisione di non rinnovare il mandato con la compagnia triestina in scadenza il 28 aprile prossimo.

Secondo una nota diffusa dopo una conference call di circa 40 minuti “i risultati finanziari a fine 2015 saranno buoni e in linea con i target finanziari al 2018”. Secondo quanto riferito da alcuni analisti che hanno partecipato alla call, Greco ha di fatto confermato gli obiettivi del piano e quelli su utili e dividendi anche per il 2015 che “non sono a rischio e non sono stati la causa della decisione di non rinnovare”. 

Nella nota Generali si puntualizza anche come Greco abbia dichiarato che l’indisponibilità a un nuovo mandato “non è dipesa da nessun specifico contrasto né conflitto con gli azionisti che, al contrario, in questi tre anni hanno fornito pieno supporto alla strategia e alla sua esecuzione”.

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Nella call l’ad uscente ha parlato di contrasti con alcuni azionisti sul suo ruolo nel nuovo corso di Generali che si è aperto una volta conclusa la fase di turnaround con i conti 2014. Ieri sera si è tenuto un summit tra il presidente di Generali Gabriele Galateri, Alberto Nagel e Lorenzo Pellicioli.

TONFO DI FINMECCANICA E YOOX

Tra i petroliferi bene Tenaris (+1,6%), poco mossa Eni (+0,4%). Saipem è caduta in ribasso dell’11%. Positive Enel (+1,2%) e Telecom Italia (+1,3%). Scendono Buzzi (-0,9%) e Prysmian (-0,6%). Tonfo di Finmeccanica (-3,8%). Nel lusso si registra la vistosa marcia indietro di Yoox (-4,6%).

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