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La Borsa celebra il Chips Act: da Stm a Softbank azioni in volo

Imagoeconomica

Dimenticate l’inflazione o i Btp. Oggi, un po’ in tutta l’Europa, si celebra la festa dei chips. Corre, sia a Milano che a Parigi, Stm in volo oltre i 40 euro con un balzo del 4%. Lo stesso fa a Francoforte Infineon, la fabbrica dei semiconduttori delle auto tedesche, così come Asml, leader mondiale dei macchinari per i preziosi semiconduttori, in testa al listino di Amsterdam. L’onda lunga arriva fino a Tokyo: corre Softbank +6%, dopo aver annunciato l’intenzione di quotare la controllata inglese Arm, numero uno al mondo per i chips dedicati agli smartphone.

E già si profila uno scontro senza precedenti tra il Nasdaq e la City per garantirsi la matricola più ambita dell’anno “costretta” a scegliere la via della Borsa per il veto dell’antitrust Usa ad una cessione a Nvidia per 66 miliardi di dollari. E’ la conferma che la linea di confine tra crescita e regressione dell’industria oggi passa per il controllo della materia prima più preziosa, quei minuscoli chips che costituiscono l’anima di computer, smartphone, tablet. Ma anche di auto, elettrodomestici e così via.

Il Chips Act e la svolta dell’Europa sugli aiuti di Stato

Una vera e propria fame che spiega la svolta strategica dell’Unione Europea che per rimuovere un pericoloso ritardo nel settore, martedì ha dato il via ad una “rivoluzione copernicana”: la Commissione ha approvato lo European Chips Act con il quale si punta al raddoppio della produzione di semiconduttori al 20% in Europa entro il 2030. Il Chips Act mobiliterà oltre 43 miliardi di euro per la produzione di semiconduttori in Europa, tra fondi pubblici e privati con circa 15 miliardi aggiuntivi rispetto ai 30 miliardi già previsti da Next Generation Eu, da Horizon Europe e dai bilanci nazionali. Numeri importanti, simili per entità agli incentivi votati dal Congresso Usa (52 miliardi di dollari) per ridurre il gap nei confronti del Far East, Taiwan in testa, che sta ai chips come l’Arabia Saudita al petrolio. Anzi, di più. Ma la svolta europea ha un valore politico e strategico superiore agli aspetti quantitativi. Sotto la spinta del commissario francese Thierry Breton, la Commissione europea ha deciso di aprire i rubinetti degli aiuti di stato e di ricorrere alla minaccia protezionista per tentare di recuperare terreno nella corsa globale per i microprocessori. Infatti:

  •  Il Chips Act dovrebbe mobilitare 45 miliardi di investimenti pubblici e privati utilizzando la leva del bilancio dell’Ue.
  • I soldi freschi del maxi-piano Ue sono però solo 12 miliardi: 6 dal bilancio comune e altri 6 dai governi nazionali, da impiegare nella ricerca e sviluppo di chip sicuri ed efficienti dal punto di vista energetico. A queste risorse si aggiungono altri 30 miliardi di investimenti pubblici già previsti dai governi.
  • Ma molto di più dovrebbe arrivare grazie agli aiuti che gli stati membri metteranno a disposizione dei colossi pronti ad aprire mega-fabbriche in Europa. 
  • L’Europa si dota anche “di strumenti di reazione come l’autorizzazione delle esportazioni” già adottati per i vaccini: usare i controlli sulle esportazioni come leva per rispondere a eventuali blocchi.

Triplicare la produzione al 2030

Grazie a queste misure il Vecchio Continente punta a far salire la quota della produzione Ue a livello globale dal 9 per cento attuale al 20 per cento nel 2030. Dato l’aumento della domanda, questo significa quadruplicare la produzione, avvicinando il Continente all’obiettivo dell’autosufficienza, come si propone Breton. “Un’illusione” gli ha replicato Margrethe Verstager, la vicepresidente che fino all’ultimo ha cercato, con qualche successo, di ostacolare il via libera al concetto di aiuto di Stato, preoccupata non a torto che, dopo il precedente, gli Stati più forti della Ue, Francia e Germania in testa, moltiplicheranno le richieste per finanziare i “campioni europei” a danno delle tasche dei contribuenti.

Ma la macchina si è già messa in moto. L’obiettivo, tra l’altro, è di conquistare la leadership nei chips di futura generazione. Ce la farà? “L’Ue vuole chip più avanzati e non essere dipendente dalle importazioni -risponde Jean Marc Chéry, il Pdg di Stm che ha raccolto il bastone del comando da Carlo Bozotti – E ci sono in Europa centri di ricerca e ingegneri capaci di sviluppare questi sistemi. Quindi potrebbe offrire incentivi a breve termine anche a produttori extraeuropei come Intel o Tsmc per sviluppare a lungo termine un ecosistema europeo”.

La Gigafactory di Intel, ricadute su Mirafiori

Il progetto Intel, dopo un lungo lavorio diplomatico, è destinato ad avere dopo l’approvazione del Chips act un rapido sviluppo. Il colosso Usa è intenzionato ad aprire una gigafactory in Europa, probabilmente in Sassonia al centro del sistema dell’auto elettrica tedesca. Ma l’investimento potrebbe far da pivot ad altre iniziative più limitate sia in Francia che in Italia dove il vice premier Giancarlo Giorgetti ha già offerto Mirafiori quale sede di un impianto italiano. Non sarà una concorrenza negativa per Stm, che nel frattempo sta per avviare una nuova fabbrica ad Agrate Brianza, pronta ad entrare in azione entro metà anno con l’obiettivo di crescere dal 2023 come capacità produttiva di 500 wafer ogni trimestre, per arrivare nel 2025 a piena capacità a 8 mila wafer a settimana”.

Allora la fame di chips dovrebbe essere solo un ricordo. Ma oggi il gap tra domanda ed offerta è stimabile nel 25-30%, un dislivello che potrebbe durare fino al 2023 per varie ragioni: l’efficienza energetica, la rivoluzione nella viabilità con la diffusione dei modelli elettrici e con contenuti crescenti di elettronica, la digitalizzazione dei processi produttivi e l’Internet delle cose. E tutto questo, combinato con gli aiuti di Stato ai nuovi investimenti, permette di prevedere una navigazione positiva in Borsa anche in un’epoca turbolenta.

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