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Krieger (Handelsblatt): “Merkel rivincerà: ecco cosa può cambiare”

I tedeschi sono i primi ad ammettere che la loro campagna elettorale per il voto del 24 settembre è un po’”noiosa” e che Angela Merkel – che domenica sarà impegnata nell’atteso duello televisivo con il candidato socialdemocratico Martin Schulz – sarà sicuramente confermata Cancelliera per la quarta volta. Ma se l’esito delle elezioni politiche tedesche sembra scontato, molto meno lo è il dopo: chi sarà il principale alleato di governo della Cdu della Merkel? Ancora la SPD o i liberali? E che effetti avrà la rielezione della Merkel sulle politiche europee? Sono temi che riguardano l’Italia molto da vicino sia per le prospettive del cantiere Europa che per le politiche economiche e dell’immigrazione. Ecco perchè sul voto tedesco FIRSTonline ha intervistato Regina Krieger, corrispondente da Roma del quotidiano economico tedesco Handelsblatt che conosce benissimo la realtà politica della Germania ma conosce molto bene anche il nostro Paese. Ecco le sue risposte.

Tutti i sondaggi sulle elezioni tedesche del 24 settembre concordano nel rilevare che Angela Merkel rivincerà a mani basse e conquisterà per la quarta volta la poltrona di Cancelliera, mentre il suo partito – la Cdu – si riconfermerà con largo vantaggio come il primo partito di Germania con una percentuale che potrebbe avvicinarsi al 40%: salvo imprevedibili sorprese, i giochi sembrano fatti e gli interrogativi si spostano sulle future alleanze di governo. Merkel si alleerà ancora una volta con i socialdemocratici o cambierà cavallo preferendo i liberali?

“Il 40 per cento di consensi per la CDU al momento è un po’ più lontano rispetto a qualche settimana fa. E tanti tedeschi (il 46% circa) ancora non hanno deciso come votare. Per questo il duello televisivo di domenica prossima – l’unico – sarà decisivo. Secondo gli ultimi sondaggi di questa settimana la CDU è scesa al 37%, che non le basterà comunque per governare da sola. Il prossimo governo tedesco sarà un risultato di matematica: una coalizione “nero-giallo”, della Cdu-Csu con i liberali, ci sarà solo se basteranno i voti e  seggi conquistati dai due partiti. Più praticabile sembrerebbe una maggioranza espressa da una “coalizione Jamaica” di CDU, liberali e verdi che però ha problemi di intesa politica. Questa volta le maggioranze nette saranno più difficili, perché oltre ai liberali e verdi ci sono anche la Linke e la Afd, quindi sei forze politiche. Ecco perchè un bis della “grande coalizione” quindi è molto probabile.  Sarà comunque la Cancelliera a dettare la linea politica in tutti i casi”.

In che cosa si differenziano principalmente liberali e socialdemocratici  tedeschi e che effetti può avere sul piano politico interno una coalizione di governo composta da Cdu e Spd rispetto a una formata da Cdu e liberali?

“Per i socialdemocratici la parola più importante è uguaglianza. Il candidato Schulz, vicino ai sindacati, si batte per stabilizzare il livello di pensione al 48%, per non aumentare di più l’età della pensione al di là dei 67 anni e per garantire un minimo di pensione a chi ha poco. Per alleggerire le tasse al ceto medio la SPD vuole aumentare le imposte a chi guadagna molto. In più ha nel programma una legge per implementare le decisioni del vertice di Parigi sulla tutela del clima.  I liberali, invece, hanno un focus ben diverso: l’economia libera, senza Stato, senza vincoli. Chiedono un cambiamento del commercio europeo verso un sistema di mercato liberale. Più radicale nel senso liberale è la loro posizione sulla politica finanziaria dell’Europa: fuori la Grecia dalla zona euro e scioglimento del meccanismo europeo di stabilità ESM. Tutto sommato una nuova “coalizione grande” tra CDU e SPD ha più punti in comune. Per fare un esempio: i due partiti sono d’accordo sul tema auto e nella protezione dell’industria automobilistica perché è il simbolo del “Made in Germany”, parole della Merkel. Tutt’e due chiedono incentivi alla rottamazione di macchine Diesel. Quindi niente fine ai motori diesel, nonostante i recenti scandali”.       

Nell’uno come nell’altro caso che ruolo potrà giocare il ministro delle Finanze Schäuble: la quarta vittoria consecutiva della Merkel finirà inevitabilmente per ridimensionarlo oppure no?

“No, anzi, la Cancelleria Merkel lo appoggia sempre e sembra chiaro che Schäuble rimarrà al suo posto anche nel prossimo governo perché credo che, anche se i liberali entrassero nella coalizione al posto dei socialdemocratici, sarebbero d’accordo con lui e chiederebbero per loro il ministero di economia ed energia, ora nelle mani della SPD.  Schäuble fa il suo lavoro come ministro delle Finanze dal 2009 ed è stimato molto dai tedeschi. Solo qualche giorno fa la Cancelliera ha pubblicamente fatta sua la proposta di Schäuble per la creazione di un fondo europeo simile al FMI”.

Merkel si appresta a vincere  le elezioni di settembre con il volto rassicurante di una leader di comprovata esperienza che promette stabilità nella continuità:  il suo prevedibile successo elettorale esclude proprio del tutto novità sul piano politico interno ed internazionale?

“La campagna elettorale è noiosa, si dice in Germania. Lo slogan della CDU “per una Germania nella quale viviamo bene e volontieri” dice tutto. Se ci saranno novità, le ha già annunciate: più spesa per la difesa, per lo sviluppo economico, per la polizia, più soldi per i genitori e meno tasse per i redditi medi. Tutto ciò garantisce stabilità ed è proprio quello che i tedeschi chiedono in questi tempi. Non vedo né spazi né volontà per grandi riforme”.

Qualche novità potrebbe però esserci da parte tedesca sul piano delle politiche europee sia con l’occhio al rilancio dell’integrazione europea sia con l’occhio alla strategia economica e alla possibilità che, conclusa la fase più dura della Grande Crisi, la politica economica dell’Unione europea possa diventare più flessibile?

“Si, è vero. Soprattutto da quando i colloqui con la Francia di Macron si stanno intensificando, la Cancelliera ha annunciato un nuovo corso rispetto all’integrazione europea. Un ministro comune delle Finanze dell’eurozona non è più un tabù e qualche giorni fa ha detto di sì alla proposta di trasformare l’Esm in una sorta di Fondo monetario dei Paesi dell’area euro. In quanto alla flessibilità secondo me il problema del divario culturale nord-sud non è risolto ancora in Europa e non dipende dalle elezioni in Germania ma dal molto lavoro di avvicinamento reciproco che resta da fare”.

Quante possibilità ci sono che, dopo il nuovo successo elettorale di Merkel, nella Ue si avanzi sul terreno degli eurobond  e del completamento dell’Unione bancaria con il via libera alla garanzia sui depositi bancari e quante possibilità ci sono che la Germania sia disponibile a rivedere il Fiscal Compact? Non crede che aperture su questi fronti potrebbero essere il ragionevole compromesso che la Germania accetta per conquistare per la Bundesbank la presidenza della Bce dopo Mario Draghi?

“Qualcosa si muove in Europa. E che l’Unione bancaria sia completata, un giorno, lo vogliono tutte le forze politiche in Germania. La parola Eurobond però rimane un tabu: la CDU di Merkel è e rimane contro e così anche i liberali.  Lo stesso vale per la garanzia sui depositi bancari e qui i tedeschi sono sulla stessa linea del ministro Schäuble. Alcuni economisti tedeschi stanno discutendo una nuova interpretazione più “soft” del Fiscal Compact per creare più crescita, ma il partito della Cancelliera insiste nel suo programma elettorale proprio sul fatto che le regole “decise insieme” dovranno essere rispettate. Chi sarà alla guida della Bce dall’ottobre del 2019 in poi, un tedesco o no, sarà oggetto di discussioni nei prossimi due anni. Prima vediamo che cosa cambia in Europa”.   

Dopo le elezioni tedesche, il ciclo elettorale dei grandi Paesi europei si concluderà con le elezioni politiche italiane dei prossimi mesi: nel suo quarto cancellierato, come guarderà Merkel all’Italia?

“La Francia con il presidente Macron sta senza dubbio al primo posto per la Germania. Ma le vicende italiane sono seguite da Berlino in modo molto attento. Conta il fatto che l’Italia è il terzo paese dell’eurozona e che le industrie manifatturiere sono abbastanza simili. Gli ultimi dati economici italiani sono positivi, sembra la fine definitiva della crisi, ma in Germania persistono i timori che l’Italia vada verso una fase di instabilità dopo le elezioni. E un paese politicamente instabile, magari senza governo per mesi,  corre più rischi economici. La Cancelliera più di una volta in passato ha sostenuto il percorso di riforme del governo italiano. E nessuno in Germania si augura un avanzamento di forze populiste e euroscettici”.    

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