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Istat: derivati fanno salire deficit/Pil 2013 dal 2,8% al 3%

Escludendo le operazioni in derivati, l’indebitamento netto del 2013 sarebbe sceso al 2,8% del Pil invece che al 3%. A renderlo noto è l’Istat, pubblicando i conti delle amministrazioni pubbliche riviste secondo lo schema europeo Sec95, che considera i derivati ‘partite finanziarie con impatto nullo sull’indebitamento’.

Ai fini di Maastricht, però, il calcolo del rapporto deficit/Pil tiene conto dei derivati, che hanno aumentato gli interessi passivi dello 0,2%, pari a 3,2 miliardi di euro. Nel 2012, invece, sempre secondo l’Istati, il rapporto deficit/Pil senza le operazioni in derivati sarebbe stato al 2,9%, pari a 1,9 miliardi di euro.

Nel quarto trimestre l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari all’1,1% dall’1,5% del corrispondente trimestre 2012.

Stando ai dati Istat, la pressione fiscale nel 2013 è risultata pari al 43,8%, in flessione dello 0,2% su base annua. Nel quarto trimestre la pressione si è attestata al 51,5%, in calo dello 0,3% su base annua.

Nello stesso periodo le uscite totali sono diminuite del 2,2% su base annua e la loro incidenza sul Pil si è ridotta al 56,7% (contro il 57,9% nello stesso periodo dell’anno precedente). Le uscite correnti si sono ridotte dello 0,1% e quelle in conto capitale del 26,5%. 

Nel quarto trimestre le entrate totali sono calate dell’1,4% su base annua, con un’incidenza sul Pil del 55,7%, inferiore di 0,7 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2012. Nel complesso del 2013, le uscite totali sono diminuite dello 0,5% rispetto all’anno precedente e il corrispondente rapporto rispetto al Pil è rimasto invariato al 50,6%.

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